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giovedì, aprile 26, 2007 Parliamoci chiaramente. Non è che ci siano così tante cose di cui essere fieri se si è parmigiani. O perlomeno tale triste consapevolezza vale per il sottoscritto... Ok, ok, ci sono e il Correggio e il Parmigianino e Giuseppe Verdi e Arturo Toscanini e compagnia bella... Per carità, mica ci sputo sopra, anzi tanto di cappello. Però ogni città ha i suoi e io mica mi sento musicalmente superiore ad uno di Merano perché mio padre è nato trecento metri in linea d'aria da dove è nato il Verdi. Son coincidenze. Ok, ok, il culatello, il parmigiano, il prosciutto, i cappelletti e compagnia bella... Per carità, mica ci sputo sopra, anzi me li mangio con tanto gusto. Però ogni città ha le sue specialità e io mi trovo bene dovunque, visto che ho l'appetito di un bue e mi piace tutto.
Ma una cosa c'è. E cazzarola se c'è. E ci avevo già scritto un post tempo fa, credo. Ma repetita iuvant... Insomma, a Parma abbiamo tirato su le Barricate nel '22. Quando Italo Balbo, ripetutamente distintosi insieme ai suoi amici ferraresi per lo zelo con il quale radeva al suolo sedi di sindacati, partiti, liberi giornali e per la profusione di olio di ricino fatto bere a chi, testardo, non piegava la testa (ivi inclusi alcuni miei avi), volle passare per la città proveniente da nord, i parmigiani d'Oltretorrente, ovvero del quartiere proletario e rosso di Parma, buttarono mobili e carri per le strade, tirarono fuori i vecchi fucili della grande guerra e aspettarono i fascisti. Le gloriose camicie nere sbatterono le corna per diversi giorni su quelle barricate, ci furono molti morti, poi fecero il giro largo e proseguirono verso sud con la coda tra le gambe. Le barricate furono rimosse e il popolino dell'Oltretorrente accolse il regio esercito italiano, che entrava a ristabilire l'ordine, tra due ali di folla festante. Fu l'unico caso in Italia di rivolta armata organizzata in una città contro il fascismo: cazzo se c'è da esserne orgogliosi! Ora, si dà il caso che alcuni giorni fa mi venga assegnato il compito di scrivere i box di testo per la brossure di presentazione del nuovo ostello della gioventù di Parma. Normale, direte voi, dato che ci vado a lavorare... Bene, faccio il boxettino di prammatica sulla Parma medievale e rinascimentale. E fin qui nulla da ridire. Poi ne faccio uno su Parma capitale della Food Valley italiana (il culatello, il parmigiano, il prosciutto, i cappelletti...). E fin qui nulla da ridire. Poi ne faccio uno sulla provincia e i suoi castelli, regge, manieri, torri, la rava e la fava. E fin qui nulla da ridire. Poi ci rimane un angolino piccino piccino... Ma dico io, santissima vergine, cosa di meglio di dieci righe dieci sul grande orgoglio di Parma, le Barricate! E lo scrivo col cuore... E ve lo copio-incollo, che c'ho messo l'anima a scriverlo! "Parma è ricordata per essere stata protagonista nel 1922 di un famoso episodio di resistenza antifascista, che le meritò la fama di città "rossa". Gli abitanti del quartiere Oltretorrente eressero "Barricate" per impedire alle Camicie Nere di Italo Balbo l'accesso in città. Anni più tardi, in pieno regime fascista, dopo la famosa trasvolata sull'Atlantico di Balbo, un'anonima scritta in dialetto parmigiano comparsa sui muri del lungoparma ("Balbo t'é pasé l'Atlantic mo miga la Perma"), ricorda sarcasticamente all'eroe del regime che "ha passato l'Atlantico, ma non il torrente Parma". Successivamente i quartieri dell'Oltretorrente vengono bonificati, pur rappresentando ancora oggi la parte più tipicamente popolare e "bohemienne" della città". Ma dico io, ma sarà carino 'sto boxettino? Ma non faceva male a una mosca... stava lì, piccino piccino, corpo 8, ne ero fiero come d'un figlio. Ma santa madonna no, non poteva mica filare via liscio. No, in questa cazzo di città a maggio si va a votare per le amministrative e la mia coop m'ha bocciato il testo perché "sai com'è, ci sono le elezioni, se le vincono quelli di là poi magari s'incazzano, lasciamo stare 'ste storie di fascisti e mica fascisti...". Me l'hanno sostituita con una citazione di Proust su Parma. Che capirai, tanto di cappello a Proust, ma che vada affanculo pure lui. Io ci sono rimasto male ma male male male. Come dire, di merda. E da stasera c'ho in testa un mantra di due parole: la prima sarebbe la divinità principale ed unica della religione cristiana, la seconda il nome comune di un suinide molto diffuso nelle nostre zone dal quale si ricavano ottimi prodotti che ho più sopra citato. Ma da domani, tranquilli, mi passa... postato da qoelet |
03:02 | commenti (5)
giovedì, aprile 19, 2007 Ancora mi stupisce il potere del tango d'essere metafora della nostra esistenza. Quando ballo con L., esperta e sensibile com'è, talvolta la sua mano sinistra scende un poco e preme sulla mia schiena. E' il segnale, il segnale che, mia tara tanguera, mi sto ingobbendo, sto assumendo quella brutta postura incurvata su me stesso che tanto odio le poche volte che mi rivedo filmato. E io so il perché di questa bruttura. Alla prima leggera perdita d'asse della ballerina io mi sposto, mi chino, mi piego, cerco in ogni modo di adattarmi alla sua camminata o ai passi troppo brevi di un suo giro... E ritorna quel tratto della mia personalità che tanto mi fa pensare in questi ultimi mesi. Si direbbe io sia un uomo ideale per una donna: sempre disponibile, servizievole, mi va bene tutto, sempre sullo sfondo, quasi che la bellezza del mio relazionarmi consti innanzitutto nel dare sempre cura, magari prima del chiedersi il perché di tale cura c'è bisogno. Quanto assomiglio a mia madre in ciò, quanto devo aver bevuto con il latte materno questo concetto di amore ch'è devozione. E grazie a dio tale devozione non è mai divenuta asservimento, perché mia madre ha amato un uomo che sempre l'ha rispettata. Ma questa è fortuna, e, si sa, non è giusto ascriversi meriti derivati dalla fortuna... Io devo stare attento. Che la buona sorte mica è sempre dalla nostra parte. Devo stare diritto, non ingobbirmi. Ritenere con forza la salda e sana convinzione che non è solo avendo cura di una persona che ami che l'aiuti, che spesso è meglio affrontare la fatica del dolore piuttosto che narcotizzarsi con coccole e infingimenti. Bello diritto, postura naturale. Allora anche la tua ballerina trova un suo spazio migliore, anche se all'inizio si fa più fatica. E si cresce insieme come coppia, ch'è quello che conta, alla fine... Ah, dimenticavo. Anch'io sono stato e sono molto fortunato. Perché ho incontrato e incontro una donna che mi ama e mi ha sempre rispettato... postato da qoelet |
15:00 | commenti (4)
sabato, aprile 07, 2007 C'è un che nel tango, per me fascino e dolore al contempo. C'è che mai riesco a ballare un tango senza accorgermi nel medesimo istante di ogni piccola imperfezione, di ogni impercettibile perdita d'asse, di ogni planeo chiuso non a tempo, per non parlare di errori grossolani... Quest'esser cosciente mi intristisce, mi lascia sempre insoddisfatto. E l'insoddisfazione è, ovviamente, la molla dell'entusiasmo per il tango successivo. E, credetemi, nulla di tutto ciò ha a che fare con l'esibirsi: quando ballo esiste solo la coppia, nemmeno m'accorgo di chi è seduto intorno. Allora mi chiedo: esisterà mai il tango perfetto? Esisterà il giorno in cui mi sveglierò dall'ultima nota tirata del bandonion sapendo, insieme alla mia ballerina, che tutto quello che avevo da chiedere al tango l'ho trovato lì, in quei tre minuti? Magari solo camminando, ma era tutto lì. Si placherà mai quest'ansia? postato da qoelet |
14:06 | commenti (6)
venerdì, aprile 06, 2007 Io: "Allora eri in consiglio comunale a San Secondo la legislatura scorsa?". Io lo adoro quel ragazzo qui, farà un ottimo lavoro. |