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lunedì, novembre 27, 2006 Ho addosso, anzi dentro, una strana sensazione di malessere oggi. Non sono mai stato abituato a guardarmi con gli occhi degli altri.
postato da qoelet |
11:28 | commenti (10)
giovedì, novembre 23, 2006 Il prode coordinatore di casa protetta è innanzi tutto una persona che ascolta, ascolta, ascolta... ascolta allo sfinimento. Perché dove c'è dolore e malessere spesso la prima esigenza è che qualcuno ti accolga, ti ascolti, appunto. E fin qui tutto bene. Ma c'è da ascoltare anche le famiglie dei degenti, l'altra faccia della medaglia del dolore. Pure in questi casi il prode coordinatore ascolta attento, mai lascia trasparire noia o peggio fretta che la conversazione finisca, seppure si vada scivolando verso argomenti che con la salute degli anziani hanno poco a che vedere. Il prode coordinatore assume una postura decisa ma non troppo, il mento leggermente all'insù, l'espressione concentrata, l'occhio vivo, e ascolta, ascolta... I familiari a volte fermano il prode coordinatore nel corridoio e amano conversare amabilmente delle condizioni metereologiche (se donne) o di calcio (se uomini). E a volte il prode coordinatore è come inebriato da una strana ma liberatoria sensazione, un misto di amore cosmico per quell'umano medio che ha di fronte e di sprezzante odio per l'esondante effluvio di banalità che lo sommergono. E gli verrebbe da scuoterlo alle spalle, urlargli "basta con questo mare di cazzate, eccheccazzo, lo vedo anch'io che c'è la nebbia stamattina, qui in autunno c'è nebbia due giorni su tre! Santo Dio, tua madre sta morendo e devi smetterla di sentirti in colpa se l'hai ricoverata, non potevi fare altrimenti! Hai due figli, cazzo, che mangiano tutti i giorni... Mica puoi stare a casa a curare tua madre, devi andare a lavorare. E allora liberati di 'sta cosa, piangi piuttosto, ma che cazzo ce ne frega a noi se c'è la nebbia!!!".
La liberatoria e inebriante sensazione si dissolve nella mente del prode coordinatore in circa 6/7 nanosecondi, ma vi esita quanto basta per essere percepita distintamente. "Eh signora, ho visto sì che nebbia! Guardi, da Parma ho impiegato tre quarti d'ora... E ma come ha ragione! Piena di camion! Da Trecasali? No signora faccio sempre la Cremonese, è più corta... Ma davvero? Si fa prima di là? Ci proverò, davvero... E ormai fa freddo la mattina... Il maglione? Me l'ha fatto mia madre...". postato da qoelet |
13:59 | commenti (1)
martedì, novembre 21, 2006 Febbre e vomito m'accasciano da due giorni, ma stamattina posso davvero dire di stare meglio, finalmente. Il dolore alle reni mi sta lasciando, mi sento come ripulito dentro...
Anche la testa è più leggera. E ancora imparo che la chiarezza che passa attraverso il dolore non va mai fuggita, perché alla fine paga sempre, perché alla fine è così che si cresce. postato da qoelet |
10:30 | commenti (5)
venerdì, novembre 17, 2006 A trentott'anni, i miei piedi hanno oramai deciso, mi sto convertendo alla scarpa in cuoio. Sapete, quelle scarpe un po' eleganti, lucide, che fanno quel toc toc pronunciato coi tacchi quando si cammina. Scarpe da cerimonia, diciamo. Ovviamente c'entra il tango, che io ogni secondo libero che ho lo uso per esercizi di tecnica: aperture, pivot, rotazioni... Ormai anche quando in ufficio cammino da una scrivania all'altra non perdo occasione per infilarci un lapicito. E allora la scarpa da ginnastica m'impedisce, insomma. Quelle suole in gomma, tutto un attrito... e mica posso cambiarmi scape ogni due minuti! E se ciò non bastasse, le multinazionali che producono 'ste scarpe mi sono sempre state sinceramente sui coglioni...
Per finire, ho rilevato quanto segue: con le scarpe in cuoio mi puzzano di meno i piedi; con le scarpe in cuoio con un normalissimo tacco acquisto almeno un paio di centimetri, che aggiunti ai miei 177 di default fanno pure comodo; con le scarpe in cuoio la mia camminata acquista in eleganza; con le scarpe in cuoio la mia mamma dice che finalmente sono diventato un ometto e, non avendole furbescamente comunicato dell'irrevocabilità della mia conversione, s'è pure palesata disponibile ad alcuni acquisti calzaturieri a mio favore. Quindi, care le mie belle scarpette, vi mando in pensione. Vi calzerò di tanto in tanto, così come si guardano gli album di vecchie foto. Ma non credo vi rimpiangerò molto! giovedì, novembre 16, 2006 Non c'è volta, non c'è volta che correndo da lei il cuore non m'impazzisca. E' questa una rara magia, per la quale sempre dovrò ringraziare. Perché sarà stato sicuramente meglio avere almeno aperto queste sale del cuore che non vivere senza sapere che esiste dentro al tuo petto un luogo dove ballare il tango...
mercoledì, novembre 08, 2006 La normale pausa caffè, necessaria dopo 'sto maledetto Ufficio della Settimana Santa francese di metà seicento, che per datarlo ho dovuto girare OPAC di mezzo mondo... Sguscio fuori, il più invisibile possibile. Vado al baretto depresso di fronte alla chiesa? No, giro a sinistra, verso la Standa, così passo a prendere le bustine per la cioccolata calda... E' stato bello preparargliela qualche notte fa, è stato bello girare lentamente il cucchiaio nel pentolino.
Mi fermo tra gli scaffali con la scatolina in mano. Che tutte queste mie attenzioni non siano un alibi, un autoaccreditamento di meriti da far scontare, un bonus per sentirmi già perdonato? Cosa rimane di me tolte le pastasciutte, le tisane e le lavate di piatti? postato da qoelet |
16:39 | commenti (5)
martedì, novembre 07, 2006 Un attimo di silenzio. Ascoltare. Osservare. Spogliarsi dei propri occhi continuando a guardare. Affidarsi a occhi che non sono i tuoi, ma che senti ti vedono con immagini vere e diverse. Sarò capace? postato da qoelet |
11:47 | commenti (1)
giovedì, novembre 02, 2006 Non avrei mai immaginato che giocare a calcio da quando avevo sei anni equivaleva a prepararsi al tango già dai sei anni. E sì che la passione per il futbol degli argentini un campanello d'allarme avrebbe dovuto farmelo suonare! Mi sto accorgendo di milonga in milonga che sostanzialmente il tango è l'arte della gestione armonica di tre assi di equilibrio: il mio asse, l'asse di chi balla con me, l'asse di noi che balliamo come coppia. Chi inizia a ballare è quasi unicamente concentrato sul proprio asse. Quando hai imparato a gestirlo, hai spazio mentale per accorgerti dell'asse di chi balla con te: impari a sentirlo, capirlo, guidarlo. Quando il tuo corpo ha digerito anche questo, ti accorgi dell'asse del noi che balliamo e, se gli dèi te lo concedono, divieni un tutt'uno col corpo che ti sta di fronte: una sorta di nirvana. Io questo non l'ho mai provato ancora, ma è quel che ho capito sentendo parlare e soprattutto vedendo ballare.
Ebbene, giocare al calcio ha sorprendenti analogie con questo percorso: quando inizi la fatica più grande è gestire il tuo asse, ovvero maneggiare (o meglio piedeggiare) una sfera di cuoio rimanendo stabili ed in equilibrio. Poi impari a guidare la palla, farla andare dove tu vuoi. Poi quelli davvero grandi, quelli che vengono chiamati fuoriclasse, diventano un tutt'uno con il pallone, che sembra danzare insieme a loro quasi fosse un prolungamento del loro corpo... Io un fuoriclasse del calcio non lo sono diventato, anche se da piccolo lo sognavo. Magari mi va meglio col tango! postato da qoelet |
13:32 | commenti (3)
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