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giovedì, agosto 31, 2006 Stamattina mi sento molto bello, non so perché... :-)
mercoledì, agosto 30, 2006 E ma non vi ho detto di una novità, sì insomma una cosa grossa. Che son diventato un metanista!!! Ma che goduria... Siccome che adesso lavoro nella bassa, mi toccano d'amblais cinquantadue chilometri sei giorni alla settimana, che al mese fanno millequattrocentocinquantasei chilometri, che all'anno fanno diciassettemilaquattrocentosettantadue chilometri e così via, che vi risparmio il calcolo sui dieci anni. Sì insomma, a benzina è veramente una legnata... E siccome che un rimborso chilometrico (da fame) me lo danno, mi son detto che se il metano ti da una mano perché non farsela dare, che tanto il mio catorcio da qui ad un paio d'anni l'avrei dovuto cambiare comunque. Per farla breve, mi son preso la Punto Natural Power. Vado a ritirarla a maggio, e alla concessionaria mi spiegano un sacco di cose interessanti che io avevo già orecchiato per l'occasione in seguito all'iscrizione a tutti i forum di discussione sul Metano da autotrazione (che la rima baciata mi vien benone). Mentre scendo da Fornovo verso Parma mi scatta il gesto dell'ombrello ad ogni distributore che incontro. E ne infilo diversi, Agip, Total, Erg, Shell, Esso e chi più ne ha più ne metta. Arrivo a Parma, in circonvallazione mi fermo al semaforo e accosto un'altra Punto a finestrini aperti. La guardo e... ebbene sì, è una Natural Power!!! Mi fermo, mi giro verso verso la signora di mezza età biondo platinata ch'è alla guida. La fisso con occhio sornione e col sorriso sulle labbra, come a ribadire che io e lei, la signora di mezza età biondo platinata, facciamo parte d'una stessa famiglia, siamo entrambi del clan del metano. Questa s'accorge che la fisso, mi ignora per alcuni secondi, poi non resiste e mi fa: "Mo spol saver co ghèt da guardèr?". E io sorrido ancor di più, annuisco con fare soddisfatto e mi vengono fuori 'ste parole, che me le ha insegnate il mio amico Gualà: "Stima e rispetto, mia sorella nel metano, stima e rispetto". Poi metto la prima e parto, ch'è diventato verde.
E son soddisfazioni, dai! postato da qoelet |
16:05 | commenti (2)
lunedì, agosto 28, 2006 Mi dolgono i muscoli, le spalle in particolare. Finire il tetto della legnaia del mio amico P. e poi accatastarvi cinque quintali di legna lascia il segno, indubbiamente... Bella soddisfazione però vedere il lavoro finito, i gattini che iniziano ad esplorare gli anfratti delle pareti di tronchi, sentirsi sudati e sapere che hai due birre gelate in frigo e la doccia calda che ti aspetta.
Poi il ritorno a Berceto, dalle bimbe. Si cena con un paio d'amici e più tardi, mentre loro chiacchierano nel fresco della sera, io aiuto le mie figlie a prepararsi per la notte. Mentre s'infilano i pigiamini parte l'usuale contrattazione: mi arrendo a due storie dei folletti e non mi va nemmeno male, dato che la richiesta iniziale era di quattro. Apro il librone e comincio a leggere, i loro occhietti lottano per rimanere aperti. Bacio e carezza, spengo la luce e ricordo loro che di mattina sarei passato per un'altra carezza che non ricorderanno: sarò sveglio troppo presto per scendere in pianura, verso la casa dei vecchietti. Esco per fare due passi, solo. C'è un cielo stellato da brividi, raggiungo quella fetta di prato non lontano dalla strada dove le luci non disturbano chi guarda le stelle. Ho sempre amato molto il cielo di Berceto, fin da ragazzo, quando quattordicenne con il corpo di un bimbo di dieci anni invidiavo i miei coetanei più pelosi, già guardati dalle coetanee, e mi autoconvincevo della mia superiorità intellettuale, comprovata dai miei successi scolastici e dai miei atteggiamenti leopardiani di malcelato disgusto per i destini umani. Mi stendo sul prato, anche se è già umido. Poi eccola. Vivida, improvvisa, la stella cadente traccia il cielo per un lunghissimo tratto. Rimango senza fiato e col cuore fermo per diversi secondi. Ha senso non esprimere un desiderio? Ma ha senso esprimere il desiderio che sai inutile e doloroso? Potrò mai cambiare la mia cocciutaggine, il chisciottismo tragico che mi induce a seguire la mia pazzia, nonostante tutto? Io un desiderio l'ho espresso... postato da qoelet |
10:21 | commenti (12)
sabato, agosto 26, 2006 Dev'essere la quinta o la sesta volta che vado in bagno con sottobraccio il catalogo Ikea 2007... Comincia a delinearsi tra le mie sinapsi una sempre più completa mappatura mentale delle varie linee di arredamento e dei nomi degli articoli suddivisi per ambienti; mi chiedo sempre più spesso se non sia sintomo di apostasia il non convertirsi alla cucina svedese; ho aggiunto il link Ikea Italia ai miei preferiti e se visito il sito di prima mattina saluto Domenico Simone con un simpatico Hej!
Che dite, i tempi sono maturi per iscrivermi al più vicino fight club? postato da qoelet |
09:05 | commenti (2)
venerdì, agosto 25, 2006 Primo allenamento della stagione ieri sera, è stato bello ritrovare quasi tutti. Mi mancherà il B., il portiere, che un fenomeno così mica si capiva cosa ci stesse a fare negli amatori... Oggi ho le gambe massacrate, gli addominali che dolgono, stasera sarà ancora più dura. Però ritrovare quegli odori di erba e sudore mi ha fatto bene ed era ora che ricominciassi a muovermi un po', che è da due mesi che non tocco un pallone.
Però prima di allenamento corro alla mia casina nuova, devo montare i lampadari... Ieri con mio padre e mio zio abbiamo praticamente finito la camera delle bimbe, ora tocca al mio armadio e al letto. Ma sapete che sta diventando proprio bella la mia casina? Proprio bella bella... Spero sia calda e accogliente, che risuoni di risa e parole di amici, che possa accogliere chi mi vuolo bene. Se ci passerete sotto, un giorno, suonatemi, che sarete i benvenuti! postato da qoelet |
08:58 | commenti (2)
giovedì, agosto 24, 2006 Arrivo, otto di mattina, timbro, faccio il giro. Tutto regolare, ospiti a colazione, cucina che lavora, c'è pulito in giro. Bene. Incrocio l'infermiera, aggiornamento su E., che ieri è uscito per visita ortopedica. Il femore va meglio, può cominciare a caricare peso, il fisioterapista è già stato avvertito. Bene. Salgo in reparto, apro il librone delle consegne in guardiola e sfoglio. Notte tranquilla, sembra... arrivo alla signora P.: "Ha cantato tutta la notte". Consegna singolare, mi fa sorridere.
Stamattina c'è la rappresentante dei pannoloni, mi porta il report index del trimestre e vuole conoscermi. Mentre le faccio strada per salire agli uffici, incrocio la signora P. Mi chino su di lei, ch'è in carrozzina, e le sorrido. "Ma cos'ha cantato signora tutta notte!". "Iò cantè 'd quand s'er giovna, giovna e béla cmé tì". Vi giuro che m'è scappata la lacrima... postato da qoelet |
11:05 | commenti (4)
Apro l'imballaggio, con calma. Trovo subito le istruzioni, chiare, esaurienti, e c'è pure la brugola! Monto la sedia Henriksdal, e i pezzi vanno a posto come per magia, perfetti, senza sforzo. Mi sento bene. Mentre sudo e si liberano nel mio apparato circolatorio grandi dosi di Ikendorfine, la mia mano stringe il cacciavite e le vene si gonfiano sugli avambracci. Ma se la vita potesse essere come una sedia Ikea...
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08:37 | commenti (2)
mercoledì, agosto 23, 2006 Le parole hanno una loro splendida saggezza. Compagna, "cum" e "panis", colei che siede a tavola e divide con noi il pane... E nel mondo antico la commensalità ha una valenza fortissima, dice di rapporti orizzontali, tra pari, e soprattutto di condivisione. A Jeoshua di Nazareth non si contesta di parlare con pagani e pubblicani, ma di mangiare in casa loro, ovvero di essere parte con peccatori e impuri conclamati. Moglie deriva invece da mungere, poiché per gli antichi romani era la donna a recarsi nella stalla la mattina presto. Non un gran ché come etimo, ammettiamolo pure.
Compagna, colei che vive con noi, che divide il pane con noi, che ci cura e che curiamo contro il male della solitudine, poiché persino il buon Dio s'era accorto dopo pochi giorni che "Non è bene che l'uomo sia solo". Compagna, non so dirti oggi se non avremo mai problemi, se misteriose affinità elettive ci terranno per sempre lontani dalle bufere della vita e dai turbinii delle emozioni. Ma so dirti che, se tu vorrai, sarò sempre lì, accanto a te, tenace e testone come sono fatto io. Sarò sempre lì. postato da qoelet |
10:27 | commenti (2)
venerdì, agosto 18, 2006 "Ciao dove sei". "Ciao P., sono a casa dei miei". "Io ce la faccio per l'Ikea martedì, ho il camion libero". "Grande, allora prendo il giorno libero e si va. Al ritorno andiamo a caricare anche l'armadio della camera". "Hai già cenato?". "No, ancora no". "Allora monta in macchina subito, ci vediamo da Sincero tra 40 minuti".
Non gli rispondo nemmeno, metto giù e monto in macchina. Grande il mio amico P., non vado a casa sua da un po'... Solo uno come lui poteva comprare una casa così, di sasso, isolata dal mondo, mezza da ritirare su. Non può lasciare fuori le crocchette dei gatti perché gliele mangiano le volpi e i caprioli arrivano fino al suo cortile la mattina presto... Arrivo in trattoria 40 minuti dopo, mangiamo e poi su alla casa. Finestre della mansarda aperte e stereo alto, due sdraio con vista sulla vallata e luna tra le nuvole proprio dietro la sagoma di Rocca Lanzona. Da togliere il fiato. Due sigari domenicani e un goccio di grappa di dolcetto, poi via a parlare della vita, dei dolori, di cemento e sassi che si sposano per fare un muro, di cantine da riempire di salami e bottiglie. I gattini, che hanno giocato con i lacci delle mie scarpe, ora si accoccolano sulle mie gambe e sul mio petto, fanno le fusa e si addormentano. Ci sentiamo molto virili, molto maschi. Esorcizziamo la paura di essere soli con battute pesanti a sfondo sessuale, sapendo dentro di noi che tutto quello di cui abbiamo bisogno è tenerezza e affetto, bisogno di una donna che abbia bisogno di noi. Mentre scendo verso la pianura e la radio passa musica melanconica, adatta all'ora, ripenso a P., ad un padre che gli è mancato troppo presto, alle sue mani grandi e al suo cuore grande. Che bella persona che è P., quanta felicità si merita. postato da qoelet |
13:37 | commenti (2)
mercoledì, agosto 16, 2006 Ho fatto il pane, la mattina di ferragosto. Mi sono alzato presto, verso le otto, e ho acceso il forno cercando di fare meno fumo possibile. Poi le mie mani nella farina, l'odore acidulo del lievito, l'acqua tiepida prima sulle mie mani e poi giù a legare l'impasto. Movimenti lenti, silenzio, la testa che si stacca dai sogni cattivi della notte e si fa più semplice, come semplice è il pane. Formo le micche, incido la croce con la lama e le metto a riposare, aspettando che gonfino lentamente. Torno al forno e aggiungo legna, più grossa ora, che faccia fiamma bassa per almeno tre ore.
Poi mi siedo appena dentro il bosco, su una pietra ch'è già un poco calda per il sole del mattino... Ci vuole pazienza per il pane, quella pazienza che vorrei imparare anch'io. Quella pazienza che insegna a soffrire attaccandosi alla speranza che questo dolore non è inutile. Ci vuole fiducia per il pane, fiducia che lieviterà bene, anche se non vai ad alzare ogni due minuti il canovaccio umido che lo ricopre. Quella fiducia che mi dia la forza di credere che non sono da buttare via. Ci sarà chi mi vede bello, ci sarà chi col sorriso si meraviglierà delle mie cure e che ricambierò col sorriso quando mi darà cura. In maniera semplice, semplice come il pane... postato da qoelet |
16:53 | commenti (2)
lunedì, agosto 14, 2006 Un'altra folata di fumo acre m'investe, domani avrò i capelli che puzzano. C'è vento, non è la serata migliore per fare fuoco, ma con la scusa del barbecue riesco a stare un po' solo mentre gli altri chiacchierano e ridono sotto la tettoia. Metto la carne sulla pietra, che questa piastra gliel'ho sempre invidiata a R., comprata da un mezzo pazzo che girava la montagna a vendere pietre laviche per cucina. Il fuoco è basso, aggiungo legna. E m'incanto a guardare le fiamme, come facevo da bambino, davanti al caminetto della vecchia casa di montagna dove nacque mia madre... sabato, agosto 12, 2006 Devo riprendere a leggere, devo impormelo come la medicina s'impone all'ammalato. Devo stanare dalla mia memoria le curiosità sospese, gli interessi sopiti che ho trascurato da un paio d'anni a questa parte. Saggistica, sicuramente... Storia e Nuovo Testamento sicuramente.
Buona medicina è la lettura, di quelle che possono dare un'ora di sollievo. A lezione, all'università, mi facevo sanguinare le nocche delle dita a furia di mangiarmele: ancora ne conservo i calli! Mi prendeva un'ansia strana e bella, che mi faceva continuamente muovere sulla seggiola, teso come un cane da punta che va a stanare il filo del discorso. Con molti professori, ovvio, era inutile, deludente... troppo prevedibili. Ma con quelli che valevano, quelli che ancora ricordo e ringrazio! Uscivo dall'aula stanco, svuotato, come se dentro al mio cervello avessi camminato un nuovo sentiero, avessi aperto una nuova pista... Con certi libri è un po' la stessa cosa. Devo riprendere a leggere. venerdì, agosto 11, 2006 Ogni antropologia seria, o meglio di buon senso, dovrebbe partire dal concetto di "debolezza". Siamo esseri talmente tanto relazionali da risultare intrinsecamente deboli, esposti. Non possiamo vivere se non negli sguardi degli altri, anzi il nostro stesso sguardo che ci guarda è altro da noi, è relazione anch'esso. Avete mai ascoltata la vostra voce registrata? Avete guardato vostre foto? Io mi sono sempre chiesto se davvero ho quella voce (orribile) e se davvero chi mi vede mi vede così come in quelle immagini, così diverse da come io m'immagino. Ecco perché la vera abilità di un fotografo è quella di trasformare uno scatto in un ritratto, quella di trasformare la realtà cruda in una bellissima sofisticazione.
E passi per gli sguardi di sconosciuti che ci incrociano tutti i giorni per strada... Ma le persone che ci amano? Come ci vedono? Come viviamo nei loro occhi? Gli innamorati sono i più grandi falsari che esistano. La persona amata ci appare come trasfigurata, meravigliosa, e così noi ci riveliamo a lei, cavalieri senza macchia e senza paura. Gli innamorati sono così vicini e al tempo stesso così distanti... Ma ancor più condannato è chi irride gli dèi, chi si illude di poter vivere senza gli sguardi degli altri... postato da qoelet |
13:13 | commenti (1)
giovedì, agosto 10, 2006 La sera sono cazzi. Che sono solo, solo anche dentro, nell'anima. Mi chiedo se questo lavoretto a fare scansioni su scansioni sia un bene, tanto da tenere la testa occupata. O se invece non sia peggio, con 'sto ronzio continuo, i movimenti sempre uguali e la TV che non guardi di sottofondo. Sto nutrendo la mia angoscia?
Solo, solo in tutto. Solo nelle parole che non ti spiegano mai fino in fondo le spine che hai dentro. Solo nei gesti, che quelli dolci di prima te li hanno portati via insieme a quei muri, a quei colori, a quegli odori. Solo nelle mie emozioni, secche come aghi di pino di un anno fa. postato da qoelet |
17:43 | commenti (2)
A. urla oggi. Continuamente, gli occhi persi nel vuoto. Il passaggio dai servizi educativi sui minori agli anziani non è stato troppo traumatico, anche se la differenza la senti. La senti nei loro sguardi di nostalgia per la tua giovinezza, per la sofferenza nelle loro mani che ti sfiorano, nel tono delle loro parole incerte. Se c'è una cosa bella del mio lavoro è che ti catapulta di anno in anno tra gente che ha bisogno, bisogno, bisogno... E a volte son cose piccole: una parola, una mano che sfiora un braccio, un "buon appetito" o una "buona sera". E dire che avrei bisogno anch'io... |