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Frammenti, diario, pensieri del tutto umani

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mercoledì, marzo 30, 2005
 

C'era una volta Nuti che diceva ad un giovane avvocato: "La mortadella è comunista...". Ho sempre amato molto le assonanze politico-salumiere di quel film, così che, titanico sforzo imitativo, ci provo con le pizze.

La pizza marinara è comunista.
La pizza marinara con poco aglio è Comunisti italiani.
La pizza margherita è la margherita.
La pizza capricciosa è radicale.
La pizza al crudo è Forza Italia.
La pizza quattro stagioni è i socialisti e i democristiani entrati in Forza Italia.
La pizza napoletana è l'Udeur.
La pizza al salamino duro è leghista.
La pizza al cotto è Bossi.
La pizza speciale con bufala è Berlusconi quando promette qualcosa.
La pizza bianca è il CDU.

I Ds e AN non mi vengono... Mi aiutate voi?

postato da qoelet | 17:10 | commenti (5)


martedì, marzo 29, 2005
 
Pasqua di strani racconti, quando il vino rosso che macchia i denti scioglie la lingua e i ricordi. Al tavolo siamo io, mio fratello e mio cugino, ma ci sono pure i miei, mio zio e mia zia, B. e la moglie. Mio zio, dopo il terzo digestivo alla fiamma che il cuoco ci versa nel bicchiere, ci parla di M. Il signor M. abitava al piano di sopra e faceva il veterinario. Era un omone enorme, io lo ricordo quando ancora ero bambino, perché ci chiamava in cortile e ci spediva su per le scale per piccole commissioni o ambascerie del tipo "senta 'n po' da tò pèder sas magna du spaghèt stasira". A volte, come segno d'affetto o magari per ringraziarmi, mi afferrava per la testa e mi sollevava da terra.
Mio zio ne ha raccontate tante, molte le avevamo già sentite alle solite cene di famiglia. Ma stavolta il vino che macchia i denti era tanto e il digestivo caldo di quelli che l'alcol ti sale su per il naso... "E quella volta che M. l'hanno chiamato per una vacca che stava male. Solo che poi come al solito il padrone non poteva pagarlo subito, allora l'ha invitato in casa e ha cominciato ad aprire delle bottiglie. S'è ubriacato, ma forte, e tornando a casa in macchina s'è fermato sul viale perché aveva visto una bella puttana. Solo che era un travestito, a quegli anni erano i primi che si vedevano in giro... Beh, c'è rimasto male, ma tanto. È corso a casa che piangeva come un bambino e noi non capivamo perché. Poi è scesa in cortile la N. (sua moglie, n.d.r.) preoccupata. E sono rimasti lì, seduti sul muretto, lui che piangeva e spiegava "mo N., mi pansèva c'lera na dòna, mo 'l ghèva col bagai tra mèsa al gambi!", e lei che lo accarezzava affettuosamente consolandolo "dai, M., che la prossima volta non ti sbagli".
La morale di mio zio è stata: "Ragas, se qualcuno vi dice che i giovani d'oggi ecc. ecc., beh, val dig mi, mandatelo pure a cagare".
postato da qoelet | 11:37 | commenti (1)
 
A Pasqua si muore. E si risorge.
postato da qoelet | 09:21 | commenti


venerdì, marzo 18, 2005
 

Stanotte mi sono svegliato verso le 4, ho sognato forte. Eravamo seduti, non so se su una bicicletta o su una seggiola. Avevi uno strano maglioncino nero chiuso a bottoni sulla schiena. L'avevo aperto e con le mani ti accarezzavo il seno, piano piano. Era morbido e profumato, ero come in estasi. Ti appoggiavi alla mia schiena e la tua guancia sfiorava la mia. Stavi con gli occhi socchiusi e un sorriso di pace sulle labbra.

Oggi mi manchi tanto, faccio fatica a lavorare e mi sono già sorpreso più volte a pensarti con le lacrime agli occhi.

postato da qoelet | 17:43 | commenti (5)


venerdì, marzo 11, 2005
 

Sua Santità, in un recente messaggio, ha offerto le sue sofferenze per il bene del mondo...

Bello! Eroico! Ma fermiamoci un attimo a pensare: che cosa vuol dire? Che cosa può sortire la sua generosa offerta? Quale idea di dio si cela sotto queste parole? Vediamo: mi ammalo e soffro come un cane. Ma la mia sofferenza ha un senso, un valore, e io la dedico al mondo. Perché? Perché il mondo possa averne giovamento... Insomma, la mia è una sofferenza vicaria, ovvero soffro al posto di altri perché essi possano stare meglio.
Ma sotto quest'idea ne giace una sottintesa e molto pericolosa: cioè che un determinato quantitativo di sofferenza è necessaria, quindi io me ne carico tanta sulle spalle perché voi ne siate meno caricati. dio esige un tributo, un certo quantitativo di dolore dev'essere immolato sul suo altare. E che bravo questo papa, che se ne prende una bella dose e tira avanti la carretta per la cristianità tutta!


Ma che dio è un dio che esige tributi e dolore? Quale dio deve essere placato, ovvero deve essere pagato? È una divinità antica, sorta nelle menti di uomini antichi quando un anno di siccità faceva la differenza tra la vita e la morte di un popolo. È un dio della paura per il quale s'immolavano non solo capretti o agnelli, ma persino bambini. È un dio creato ad immagine e somiglianza della paura umana.
Io una cosa la so, che questo dio non è il Dio di Jeoshua di Nazaret: rileggetevi le parabole evangeliche! Il padre celeste del rabbino galileo non cerca giustizia, ma compassione, non vuole tributi, ma cuori puri, non è assetato dei dolori del mondo, ma esige giustizia da tutti gli uomini perché i suoi figli non abbiano più a soffrire.
Solo che un Dio così è scomodo, perché con lui mica si raccolgono offerte, mica lo si può pagare in denaro per essere scaricati delle proprie colpe. E han ragione 'sti poveri cardinali! Non è che si può mandare all'aria un baraccone complesso come la chiesa cattolica solo per le fantasie emotive di un ebreo!!!

postato da qoelet | 12:38 | commenti (1)


lunedì, marzo 07, 2005
 

Succede che ti senti cacciato senza nemmeno capire il perché, succede che cerchi di spiegare ma capisci che più che le tue evidenze e le tue parole possono i suoi dolori antichi. Succede che stai male, ma tanto male, perché l'ultima cosa che volevi al mondo era essere tu stesso causa del suo dolore e perché ti senti dipinto come tu non sei. Poi succede che si finisce a far l'amore come degli animali, disperati, con le unghie e coi denti, con le mani aggrappate ai capelli.

E succede che io so di essere suo. 

postato da qoelet | 15:22 | commenti (4)


venerdì, marzo 04, 2005
 

G. è un bambino che io adoro. È grassottello con una folta e corvina zazzera riccioluta, porta gli occhiali sempre sulla punta del naso e gli inevitabili sfottò dei compagni, cui sempre  risponde sorridendo, paiono non toccarlo più di tanto. È di gran lunga uno dei più intelligenti della classe: c'è poco da fare, lui ci arriva prima degli altri. Poi la sua pagella risente della sua sbadataggine, delle cento volte che dimentica quaderni e libri e della poca cura che i suoi genitori gli trasmettono per gli affari scolastici. Però lui ci arriva prima...
G. è sempre tra i primi a finire le consegne: porta il quaderno alla maestra e si risiede ad aspettare che anche i compagni abbiano terminato. Spesso la maestra, per non tenere inoperosi i bambini più veloci, li invita a completare il lavoro arricchendolo con un disegno, e così è stato anche giovedì. Quindi G., terminato il pensierino "Descrivi una gioia profonda e un dolore grande che ricordi", ha disegnato la bara aperta di sua nonna, ha disegnato la nonna dentro la bara con le mani conserte sul petto e il velo nero in testa, ha disegnato il coperchio della bara appoggiato di fianco con già montate le viti per richiuderlo. E sotto la didascalia (cito testualmente): "La mia nonna è morta e l'hanno messa nella cassa. Il mio cuore si spezza come un crecher".

Io sfido la metà dei poeti del novecento a pennellarmi una metafora più pregnante di questa. 

postato da qoelet | 17:14 | commenti (5)