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Frammenti, diario, pensieri del tutto umani

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martedì, dicembre 21, 2004
 

Strano come l'onomastica s'incroci con il disagio sociale... Mi spiego meglio: io lavoro nella scuola e come educatore in appoggio in quartieri, diciamo, difficili. E com'è che tutti i più giovani disgraziati si chiamano come nelle telenovelas? Ora, per evidenti motivi non posso fare nomi, ma immaginate che i miei bambini siano: Chantal, Charlotte, Jean-Paul, Ridge, Thomas, Brandon... Trent'anni fa i casi sociali li riconoscevi in un'altra tipologia di nomi: Rosario, Carmelo, Salvatore... Figli di famiglie sradicate, catapultati in quartieri popolari in una terra che non era la loro. Ma adesso... Adesso sembra di stare in televisione! Eppure è così, l'handicap culturale si manifesta in una goffa dipendenza da modelli culturali lontani ed esotici.
Un tempo si battezzavano i figli con i nomi di santi, cristiani o laici che fossero (quanti Iuri nella nostra bassa comunista nell'anno in cui Gagarin fu lanciato nello spazio!), oggi li si chiama invocando pseudo-attori da operetta, uomini di spettacolo abbandonati su isole a far finta di dover lottare per la sopravvivenza, eroi americaneggianti che fanno trionfare il bene a costo di ammazzare tutti i non-americaneggianti...

"Maccarone, tu me tenti? E io te magno!".


postato da qoelet | 08:42 | commenti (7)


venerdì, dicembre 17, 2004
 
Amo ogni giorno di più la creatività linguistica dei bambini! Ha un che di magico, oltre ad essere, com'è ovvio, divertentissima. Così per D. una "copiosa cena" è un pasto serale per due (cioè una coppiosa cena!), mentre A. quando deve scrivere Kapokapo, che poi sarebbe il capo tribù della vallata dove vive Pokonaso, salta sempre due righe (perché va a capo due volte... c'ho messo due settimane a capirlo!). E forse vi avevo già scritto delle montagne che sono invernate, non innevate (d'altronde la neve c'è d'inverno...) e delle signore delle polizie, che vengono a pulire le classi tutte le sere e sono tutte mogli di carabinieri e questurini (ovvero mi sono sentito chiedere: "Maestro, maestro, ma perché a pulire la scuola possono solo venire le mogli dei poliziotti?"). Peccato che poi crescano...
postato da qoelet | 15:31 | commenti (2)


mercoledì, dicembre 15, 2004
 
Che strana sera ieri. Sono da mia madre, siamo soli in casa. Le bimbe sono appena andate, c'è un silenzio al quale non siamo abituati. E parliamo, e il discorso cade su noi, sulle come stanno le bambine, poi su come va con l'amore mio. E io racconto, come raramente faccio con mia madre, della cosa così profonda e magica che ci lega, dei progetti per il futuro, delle gioie ma anche delle difficoltà della convivenza. "Dai mamma, dimmi che anche tu e il papà litigavate ogni tanto, dammi 'sta consolazione!". Lei sorride, poi racconta con trasporto, e la sua commozione è palpabile, delle difficoltà, delle sua gelosia che ha inquinato per tanti anni il loro vivere insieme. E scopro un uomo e una donna come forse mai li avevo visti prima, scopro con meraviglia una vita che è stata anche la mia ma della quale ho saputo forse troppo poco...
Però per questo Natale io un augurio a me stesso lo faccio: ch'io possa essere sempre per le mie figlie quel che mio padre e mia madre sono stati per me. E allora saprò al di là di ogni dubbio e paura che la mia vita è servita a qualcosa.
postato da qoelet | 12:19 | commenti (5)


venerdì, dicembre 10, 2004
 
Quando vedo i bambini a scuola, quelli di famiglie che sudano, quelli che ti sputano addosso e danno calci e pochi minuti dopo piangono abbracciati a te tanto che alla sera, quando esci, hai il maglione ancora bagnato... Quando devo tener fermi ragazzini che minacciano di buttarsi dalle finestre, ma che poi a mensa ti cercano con gli occhi e mendicano un tuo piccolissimo segno di attenzione e predilezione che li faccia sentire amati... E quando parlo al telefono con le loro famiglie, cercando di convincere madri e padri, che tali dovrebbero essere, ad aprire ogni tanto quaderni e diari, a sedersi al fianco dei loro bambini la sera per aiutarli a fare i compiti... Ma dall'altro capo ascolto solo lamenti, dolore, paura. Quando il dolore della gente che ho intorno a me si fa spesso, mi scende sul petto come un sasso pesante e mi rende il respiro più breve, più affannoso, quando la sera faccio fatica a lasciare fuori dalla porta di casa tutte queste storie...
Ecco, è allora che per un attimo mi spavento, mi chiedo se c'è fine al dolore, se c'è una possibilità di redenzione, se la speranza ha un senso per queste anime in affanno. Ed è difficile darsi delle risposte.
postato da qoelet | 16:44 | commenti (3)


giovedì, dicembre 09, 2004
 

Ancora l'ora di religione, si sta leggendo la Bibbia del bambino...

M.: "Il popolo di Dio aveva conosciuto periodi di libertà ma anche periodi di schiavitù in cui forte era l'attesa di un redentore".
Maestra: "Bambini sapete cosa vuol dire schiavitù?". Tante mani si alzano...
A.: "Schiavitù è che devi andare a fare sempre le pulizie in casa degli altri e tutti ti trattano male".
T.: "Schiavitù è quando devi sempre pulire i pavimenti con gli stracci e tutti ti comandano".
Maestra: "Va bene, però attenzione, non è che si debba solo fare le pulizie se si è schiavi! Essere schiavi significa essere proprietà di un altro uomo, non avere diritti, non potere decidere della propria vita, cioè non essere liberi. Avete capito?".
A.: "Ma allora gli schiavi non potevano dire, non so, adesso vado a fare un giretto?".
Maestra: "No, non erano liberi, erano schiavi!".
A.: "Ma che brutto...".
S.: "Ma non potevano nemmeno decidere loro quando mangiare?".
Maestra: "No, perché erano schiavi".
G.: "Ma non potevano neanche andare al gabinetto quando volevano loro?".
Maestra: "No, ho detto di no!!! E adesso basta con le domande, avete già capito... Continuiamo la lettura senza perdere troppo tempo!".

A seguire, sul quaderno, si deve scrivere un pensierino. Tento di trascrivere letteralmente quello di M., che m'è sembrato il più significativo nonché, di certo, il più originale...

"Il popolo di Dio, che erano gli ebrei, era stato un po' felice e un po' schiavo. Quando era schiavo era molto brutto, perché dovevano sempre fare le pulizie in casa degli altri e tutti gli comandavano e non erano liberi di fare niente. Non potevano fare giri fuori e neanche andare in bagno quando volevano. E quando erano schiavi nessun bambino voleva giocare con i bambini ebrei, perché non potevano andare in bagno quando ci scappava e se la dovevano fare sempre addosso".












postato da qoelet | 09:58 | commenti


giovedì, dicembre 02, 2004
 
Perché non riesco ad ascoltare "Canzone" di Vasco senza sentire i brividi, senza che mi venga una pelle d'oca spessa come quella d'un cappone? Anche i bovari hanno le loro crepe romantiche?
postato da qoelet | 10:51 | commenti (3)


mercoledì, dicembre 01, 2004
 
Ma dico io... Ma come è possibile che debbano intervenire i caramba perché venga smascherato un Re dell'Epiro che ti vende la carica di Cavaliere di San Gregorio Magno? Ma la gente che lo pagava, dico io... Ma possibile che non gli sia passato un attimo per la testa che veniva presa per i fondelli? Ma se a casa vostra arrivasse l'Imperatore dell'Anatolia e vi proponesse di diventare Barone di Sant'Epifanio Tripalluto, voi cosa fareste? Se arrivasse un affarista in odore di mafia e si proponesse di governare il vostro paese abolendo l'infelicità e il crimine; e se poi vi garantisse più sicurezza, meno sprechi, meno tasse, leggi uguali per tutti a parte i suoi amici mafiosi... Ma voi gli credereste? Ma voi glielo dareste il voto?
Insomma, alla fine del discorso il grande quesito è il seguente: ma è più colpevole il reato di circonvenzione d'incapace o l'esistenza dell'incapace in sé?
postato da qoelet | 09:44 | commenti (7)