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lunedì, giugno 28, 2004 Onirico dialogo tra me e Silvio Berlusconi. B.: "Mi consenta, caro Lei... Ma noi a Milano abbiamo inventato una macchina che ci si butta dentro un maiale e ne escono già pronti i salami". PS. Vorrei dedicare questo mio post alla povera Ombretta Colli. postato da qoelet |
11:18 | commenti (8)
mercoledì, giugno 23, 2004 A pranzo un po' più tardi del solito, oggi, per via di una riunione di lavoro. Quindi mangio solo e, una volta tanto, cerco un telegiornale. Mi becco il TG2... Ma sono io così stupido? Ma sono io così fuori dal tempo? Ma è normale un quarto d'ora (cronometrato!) di servizi sulle vacanze degli italiani? Di seguito breve ragguaglio di ciò che le mie orecchie hanno aimè sentito, tra parentesi le mie osservazioni in pectore.
Primo servizio: Attenti italiani!! Lo stress da vacanza è in agguato. Se siete in una bella località, coccolati nel villaggio turistico, un ristorante diverso ogni sera, potreste accorgervi che qualcosa.... non va! È il perfido stress da vacanze!! (Ma vai a cagare, deficiente! Fai una settimana in miniera poi vedi se ti stressano le ferie...). Litigate di più col vostro partner, non sopportate più i vostri bambini?!?! (Imbecille, io vado in ferie per stare di più con la persona che amo e con le mie figlie). Lo stress da vacanza vi sta possedendo!!! Segue intervista con psicogurologo, voce suadente e sguardo alla vaselina, modello Sai Baba: "Cosa siamo in fondo noi uomini... Siamo scimmie! (:-O) Lo dice la scienza, discendiamo dai primati. E allora cosa serve per ricaricare le nostre energie, eh!?!?! La natura, il verde: è nella natura che troviamo la nostra vera dimensione. (Ma che bella metafora... Siccome qualche milione di anni fa un tuo antenato era una specie di babbuino adesso tu vai in agriturismo... Ma è scemo 'sto qua!?!?!) Segue parentesi sui tre ostaggi salvati in Iraq che vanno in pellegrinaggio da Padre Pio, a ringraziarlo. Paese in festa, viva la Madonna, viva Padre Pio! (Ma il povero coreano e l'ebreo? Beh, non erano cattolici e quindi Padre Pio era, per loro, fuori giurisdizione. E Quattrocchi? Si vede che lui era cattivo o forse comunista... Ma se Padre Pio non faceva scoppiare la guerra non faceva prima? Che magari non ci morivano anche alcune migliaia di Iracheni... Ah, scordavo, la guerra è colpa dei musulmani!) Secondo servizio: Avanza prepotentemente la nuova moda della vacanza... spirituale! Sì, tutti in convento a pregare e cantar salmi, e vedrai come ritorni bello carico in ufficio!! Seguono interviste ad alcune soubrettes nazionali che se restituissero i soldi spesi per rifarsi labbra e tette potrebbero debellare la lebbra dal pianeta: "Che bello, che bello, anch'io vado nel conventello a ricaricare la mia anima! (Massì, dai, che ce l'hai come un cellulare 'st'anima). Però per brevi periodi non più d'una settimana (e segue sorriso ammiccante all'intervistatore... Sai com'è, la spiritualità è bella ma a piccole dosi, un po' come la cocaina... E poi come fanno senza di me alla festa di Briatore!). Cosa aggiungere? Sarò banale, però un bel "andate a cagare tutti" non ci starebbe male. postato da qoelet |
15:53 | commenti (5)
E la notte sussurrarsi nelle orecchie "ti amo" cento e cento volte, ubriacarsi delle sue carezze, spaventarsi delle sue paure... E dirle che tu non ti sei innamorato di una donna perfetta, ma ti sei innamorato di lei, che non vuoi amare una donna perfetta, ma che ami lei. Dirle che non ti aspetti nulla di straordinario, ma che il tuo ultimo ed infinito orizzonte è poter vivere al suo fianco. E ridere perché "Stai ridendo?" "No, avevo un pelo della Milla nel naso". E sentire i nostri corpi che lentamente si addormentano, cullati dal suono di cento promesse... martedì, giugno 22, 2004 I 5 momenti più felici del mio fine settimana Le sue carezze sul mio braccio Le mie bimbe che corrono su una pista Preparare un pranzo per gli amici Il presidente settantenne della mia squadra Il gol di testa di mon amour
E il 10 di luglio... festa della rana fritta e del fritto misto di pesce!!! Seguiranno informazioni più particolareggiate. No agenzie, astenersi perditempo. postato da qoelet |
10:37 | commenti (12)
venerdì, giugno 18, 2004 Al termine dello scritto incassai la solidarietà di tutti i miei compagni, ma ancora di più della classe del ragazzo paraplegico. Alcuni di loro, di estrazione giacobina, arrivarono persino ad ipotizzare uno sciopero dell'esame con occupazione della scuola in caso di mia esclusione dagli orali. Ma tutto andò bene, o almeno così mi sembrò, perché il mio commissario interno mi chiamò e mi disse che ero regolarmente ammesso all'orale, ma di stare attento alla tipa di italiano. In commissione quello di matematica gliene aveva cantate più di quattro e anche altri commissari l'avevano accusata di comportamento poco "umano". Il presidente aveva tentato di mediare tra le parti, ma anche lui era dell'avviso di chiudere un occhio, quindi la stronza aveva dovuto incassare e mandar giù amaro. "Attento, c'è il caso che un po' te la faccia pagare. E comunque complimenti per gli scritti, li hai fatti molto bene".
Estrassero una lettera poco dopo la mia, così mi ritrovai a dover aspettare sino a luglio inoltrato prima di potermi presentare di fronte alla commissione. Pazienza, mi dissi, tempo in più per ripassare ancora il programma. Portavo addirittura la materia aggiunta, la mia amata filosofia che quell'anno non era stata estratta. Arriva finalmente il giorno dell'esame, si comincia con Italiano, il che vale a dire che mi ritrovo di fronte la stronza isterica. Ricordo che fui persino stupito di ritrovarmela lì, a fissarmi con quel sorrisino, come se quel ch'era successo agli scritti fosse parte d'un passato lontanissimo. E ricordo perfettamente anche la sola e unica domanda che mi fu rivolta... "Mi parli del canto quattordicesimo dell'Inferno". Apro il libro, inizio a leggere e a parafrasare, e arrivo bello bello ai per me immortali versi: "Sovra tutto 'l sabbion, d'un cader lento, piovean di foco dilatate falde, come di neve in alpe sanza vento. Quali Alessandro in quelle parti calde d'Indïa vide sopra 'l süo stuolo fiamme cadere infino a terra salde"... "E cosa ci faceva qui Alessandro Magno?". Attimo di panico, poi alcune sinapsi si danno da fare: Alessandro Magno - Potere temporale - Imperatore e Papa... "Nella divina Commedia sono frequenti gli accenni alla presenza sulla terra di due poteri, uno spirituale e uno temporale, cui Dante tenta di trovare soluzione...". "No, no, non ha capito la domanda!" e un bel sorrisino da stronza. "Cosa ci fa qui Alessandro Magno? Nel senso dell'evento storico". "Mi guardo attorno allibito, gli altri commissari mi guardano allibiti". "Vuole che le parli delle campagne militari di Alessandro Magno?". "Ovviamente, fa parte del programma del suo primo anno. Non lo sa che all'esame si porta tutto il programma?". E da qui in poi fu chiaro che dovevo scontare lo scorno subito dalla stronza per essere stato ammesso agli orali. Fu una battaglia, passammo dall'impero macedone alle guerre puniche e a Giulio Cesare per un totale, se non vado errato di circa mezz'ora. Ricordo chiaramente che più di una volta fui sul punto di piangere, mentre i pizzicotti nella schiena del mio commissario interno mi riportavano all'ordine quando ero tentato di dire con parole mie quello che pensavo della signorina commissaria d'italiano (la puttana, per intenderci) che mi stava interrogando. Gli altri due esami orali durarono in tutto tre minuti. Quella d'inglese mi chiese: "What's your name?". Io risposi: "My name is Qoelet". Per me il candidato ha finito, lo trovo molto preparato. E giù un'occhiata di fuoco alla stronza d'italiano. Con quello di filosofia credo dissi due cose su Hegel e gli Hegeliani di sinistra. Quando uscii dall'aula, con gli occhi rossi e la camicia bagnata di sudore, trovai il ragazzo della carrozina e suo padre. Mi disse: "Sei stato bravissimo, complimenti". Mi tremava il labbro, mi accorsi che mi stava esplodendo fuori la rabbia, la tensione per l'esame, la gioia di avere portato a termine cinque anni di studio e un sacco di altre cose. Mi invitarono nella loro casa di montagna, nemmeno ricordo dove. Ma non ci andai mai... postato da qoelet |
17:53 | commenti (2)
giovedì, giugno 17, 2004 Belli gli ultimi post di Absolute e Mafalda sugli esami di maturità! Loro ricordano episodi vissuti al di là dalla barricata, da commissari, mentre i miei stanno tutti di qua, da esaminato. E per me sono ricordi un po' ostici, anzi un vero e proprio smacco al mio onore di studente di liceo scientifico. Perché, dico io, come si fa a non farsi beccare per tutto l'anno a passare versioni di latino e compiti di matematica e poi cascarci proprio all'esame!?!? Che coglione che fui...
Ricordo ancora molto distintamente la mia urina fermarsi pochi millimetri prima di bagnarmi le mutande quando dal fondo dell'aula sentii la vocina isterica e stridula della commissaria d'italiano urlare: "Aaaaaaaalt! Si sono passati un cooooompitoooooo!". Ma io me l'ero proprio scordato che la stronza s'era messa circa un quarto d'ora prima in fondo alla sala, appoggiata al muro, ad osservare le schiene dei candidati. Il ragazzo al mio fianco non faceva parte della mia classe, ed era paraplegico. Con infinito amore e delicatezza il padre l'aveva accompagnato all'esame, e siccome le file dei banchi erano strette e la carrozzina non passava, l'aveva sollevato come io sollevo le mie bimbe quando le metto a letto, l'aveva posato sulla seggiola e baciato sulla fronte. Il compito di matematica non era difficile quell'anno, finii i primi due esercizi in venti minuti, due esercizi che stavano belli precisi nel primo foglio protocollo cui avevo messo mano. Il ragazzo di fianco a me era in crisi, non riusciva a partire. Il commissario di matematica aveva tentato di aiutarlo, gli aveva anche suggerito come cominciare. Ma lui niente, s'era fatto prendere dal panico, ogni tanto tremava e si guardava intorno un po' stranito. E io avevo quel foglio, con i due esercizi giusti che valevano la sufficienza in matematica... Lo chiamo: "Ohi, ti passo il compito, vuoi?". Lui mi guarda, occhi dolci e neri come quelli del padre. "Sì, voglio", e mi sorride. Mi guardo davanti. Sono circa a metà sala, la commissione chiacchiera allegramente e uno dei commissari s'è seduto sul loro tavolo e mi da la schiena, coprendo la visuale agli altri. Facile, penso, come rubare in chiesa! Un gioco da ragazzi per uno come me che è riuscito a passare foglietti in situazioni disperate! Allungo la mano col foglio, ma... "Aaaaaaaalt! Si sono passati un cooooompitoooooo!". Arrivò immediatamente il commissario di matematica, anche perché il ragazzo al mio fianco cominciò a singhiozzare, e siccome era un uomo che sapeva stare al mondo capì immediatamente la situazione. Fui chiamato a rapporto di fronte alla commissione, il nostro commissario interno era nero! Mi chiesero spiegazioni, io dissi che avendo visto un mio compagno in difficoltà avevo tentato di aiutarlo e mi scusai per l'insano gesto. "Si rende conto che io ora, a termini di regolamento, la dovrei escludere dagli esami?", disse il presidente della commissione. Io divenni bianco, credo. La prospettiva di dover ripetere l'anno mi fece tremare le gambe: passarono alcuni dei secondi più lunghi della mia vita. Alcuni dei commissari presero le mie difese, al che la stronza se ne uscì con una frase degna dei Darwin Awards che io non potrò mai scordare: "Beh, non si sentirà mica giustificato a passare un compito perché quel ragazzo è paraplegico, vero!?!?". Alcuni della commissione alla parola paraplegico insorsero, anche perché l'isterica aveva praticamente urlato. Il presidente, per porre fine a quel siparietto poco edificante, mi rimandò al posto a finire il mio compito, dicendo che poi mi sarebbe stato comunicata la decisione della commissione sul mio caso. Il commissario di matematica mi riaccompagnò al posto, mi sorrise e mi disse di stare tranquillo che tutto sarebbe andato bene. Il ragazzo, che per evidenti motivi aveva seguito tutta la scena dal posto, mi guardò negli occhi. Aveva smesso di piangere da poco, mi chiese scusa... (Continua) postato da qoelet |
16:35 | commenti (3)
mercoledì, giugno 16, 2004 Succede che a mio padre, presidente della cooperativa che gestisce un villaggio turistico in quel di Berceto, piccolo centro dell'Appennino parmense, viene chiesto di candidarsi nella lista di centro-sinistra per il rinnovo del consiglio comunale del paesello medesimo. E succede che la sua lista vince e che mio padre colleziona anche un buon numero di preferenze. E succede che già gli hanno chiesto di diventare assessore (parché lu, dotòr, al gà pu confidensa con chi lavor chi!). E succede che otto ore dopo la nomina ufficiosa riceve la prima telefonata con richiesta di raccomandazione (!!!). Si dice che la democrazia parte dalla base, dal basso. Certo che partire più da in basso di così era impossibile... Coraggio papà!! postato da qoelet |
16:05 | commenti (4)
martedì, giugno 15, 2004 Ricetta del giorno, ovvero cosa ho cucinato oggi per mon amour: Caserecce e fusilli alla Nepalese (per due persone) Prendete una bella cipolla bianca e tritatela. Fatela rosolare in ampia padella con poco olio d'oliva extravergine insieme a quattro pomodorini pachini sardi che erano in offerta alla coop (che se non costano come il filetto!) e mi erano avanzati in frigo. Quando la cipolla è ben dorata, sfumate con un bel bicchiere di vino bianco, meglio se un trebbianino di quello che ha imbottigliato un mesetto fa mio padre. Aggiungete mezzo dado biologico senza glutammati e un'abbondante spruzzata di curcuma, quindi lasciate che il tutto si amalgami bene. Aggiungete una scatoletta di tonno pescato senza le reti che ammazzano i delfini e scolata dal suo olio, un poco di panna da cucina e origano abbondante, ingredienti questi ultimi che dovranno cuocere pochissimo, al massimo un minuto. Buttate 3 etti e 50 di pasta in abbondante acqua salata, scolatela molto al dente e mettetela in padella con un poco della sua acqua di cottura. Fate andare a fuoco vivo per un paio di minuti, quindi servite in tavola, tenendo presente che è assolutamente proibito per questo tipo di pasta l'uso dei piatti in plastica. Formaggio parmigiano opzionale (io lo metto dappertutto ma in Nepal non lo mettono). Buon appetito e, a Dio piacendo, a risentirci prossimamente per una nuova strabiliante ricetta!! postato da qoelet |
17:55 | commenti (9)
A volte capita di vergognarsi della propria città... Come non molto tempo fa, accorgendomi, ad esempio, che nel bel mezzo del crac Parmalat, che per inciso è stato il più scandaloso furto dell'ultimo secolo, nei bar del tuo quartiere i più si preoccupano di dove andrà a finire Gilardino (io lo vedrei bene nei campi, che c'ha le spalle larghe, il ragazzo). A volte capita di essere orgogliosi della propria città... Quando, ad esempio, il tuo candidato di centrosinistra passa al primo turno col 56 per cento e il candidato del centrodestra si ferma al 37 per cento, quindi staccato di 19 punti. Quando ad esempio leggi che da te la lista Uniti nell'Ulivo ha raggiunto il 40 per cento! E che Forza Italia ha preso una bastonata da spavento!!
Poi, però, esiste un quotidiano a Parma che si chiama, per l'appunto, Gazzetta di Parma. È un giornale storico, si dice il primo in Italia, oggi proprietà dell'Unione Industriali, che, si sa, qui appoggia i Berlusconisti. Io non lo leggo, solitamente. Leggo Repubblica o il Corriere e smanetto su siti d'informazione alternativa, che sono di gran lunga più interessanti. Ma oggi c'ho buttato su un occhio e ho letto frasi come queste: "Gli azzurri si stingono, ma l'Ulivo non può cantare vittoria a squarciagola. La Parma europea non sorride ai berlusconiani, ma non ha un sapore dolcissimo nemmeno per il Triciclo". Ma questi dove vivono? In che città stanno? postato da qoelet |
10:14 | commenti (2)
lunedì, giugno 14, 2004 Due riflessioni sui risultati elettorali di sabato e domenica s'impongono, a mio parere.
1) Forse la stella di Berlusconi sta per tramontare. Ormai ha veramente rotto i coglioni a tanti e la sua boria non paga più in termini elettorali. Molte persone, credo, non ne possono più della sua onnipresenza e il suo impero mediatico può rivelarsi un boomerang. E il peggio è, per la sua coalizione politica, che il mafiosetto di Arcore ormai ha perso contatto con la realtà, vive in un mondo tutto suo fatto di immaginari statisti che spostano le armate blu sul Risiko e di grandi progetti di riforma che lo consegnino ai posteri come il novello Costantino Imperatore. Ma forse il suo delirio ha gli anni contati e la storia politica italiana ed europea lo ricorderà come un pericolo ed un'involuzione del sistema democratico durato un decennio circa. Fini erediterà il suo posto di leader, e forse allora si potrà parlare (speriamo) della nascita di una destra di tipo europeo in italia. 2) In Italia è veramente difficile spostare voti da uno schieramento ad un altro. Ovvero, chi vota a destra, se è rimasto deluso dalla sua parte politica, o non va a votare o vota per una listarella che raccatta un tre per cento di scontenti, ma non vota a sinistra. E, in parte, è vero anche il viceversa. Nel 2001, alle politiche, l'Ulivo perse perché si presentò diviso da Rifondazione e dalla lista Di Pietro, ma percentualmente prese gli stessi voti, grossomodo, di oggi. E aveva governato molto meglio! Insomma, cose come quelle successe in Inghilterra in cui un partito passa dal 40 al 20 percento per aver sbagliato due o tre scelte di politica interna o estera qui sono impensabili. Il governo Berlusconi, sinceramente, peggio di così non poteva fare! S'è rivelato per quel che è, ovvero una masnada di avvocati e dilettanti allo sbaraglio che ci fanno collezionare figure di merda all'estero e un ritardo in termini di sviluppo e ammodernamento dello stato in casa nostra. Eppure la lista concorrente ottiene un buon risultato, ma non il successo che uno si aspetterebbe! Ma voi provate a convincere uno al bar che votando Berlusconi ha fatto una cazzata, provateci. Si arrampicherà ad uno specchio per mezz'ora, concludendo che la sinistra fa schifo come la destra, che sono tutti dei ladri, che lui si fa i cazzi suoi e che non frega niente, a lui, di chi vince le elezioni. Poi andrà a scrivere "W la gnocca" sulla scheda o a votare per per la lista "Libera caccia al Pellicano". Ma a sinistra non voterà mai! E in tutto questo, ovviamente, nessuno ha parlato di Europa e problematiche europee... Mica niente, visto che stiamo solo compilando la nuova costituzione europea e all'unione hanno aderito dieci nuovi paesi membri... E tutto questo in un contesto internazionale delicatissimo, in uno dei frangenti politici più fragili e decisivi del nostro secolo. Mica niente! venerdì, giugno 11, 2004 Credo che, all'indomani del voto in Gran Bretagna e ricordando le recenti elezioni spagnole, una constatazione, che per me è pure una speranza, si possa avanzare: che l'Europa ha una sua comune coscienza, un suo substrato culturale, insomma un'identità. E se questa sua identità prende forza in contrapposizione ad un'altra, che viene avvertita come diversa, beh, ben venga! Forse gli europei hanno voluto dire, votando, che nel vecchio continente non si è mica tanto contenti di fare da sgabello a questa amministrazione americana (attenzione, non ho scritto "gli americani", ma "questa amministrazione americana"); e che la nostra identità non è facilmente fagocitabile, nonostante decenni di Selezione dal Reader's Digest e musichetta commerciale made in USA; e che i giochetti di "divide et impera" fatti in casa nostra appoggiandosi sui partners con più interessi in gioco (Blair e Aznar) o semplicemente sui più deficienti (Berlusconi), forse fanno girare le palle, agli europei...
Massì, dai, che io non ho perso la speranza di un'Europa forte e bella. E voi? postato da qoelet |
16:21 | commenti (2)
giovedì, giugno 10, 2004 Da un'intervista di Luigi Amiguet Mohamed Yunus ha 60 anni. È nato a Chitagoon, nel Bangladesh, paese abitato da 130 milioni di persone. È convinto che una popolazione così densa non sia un problema: anzi, se è messa in condizioni di sviluppare la sua creatività, può essere la soluzione dei problemi. Perciò ha fondato la Grameen Bank, che concede microcrediti ai poveri... "Lei è il solo banchiere sorridente che io abbia mai conosciuto". "È perché guadagno molto". "Ne dubito, dal momento che lei presta denaro soltanto ai poveri". "Appunto, per questo sorrido. Due milioni e quattrocentomila famiglie del Bangladesh mi rimborsano non solo con i loro soldi, ma anche con sorrisi: si sono affrancati dalla miseria con i loro sacrifici e con un microprestito della nostra Grameen Bank". "Ma saldano tutti il loro debito?". "Fino all’ultimo centesimo. Perdiamo solo il 2 per cento. Tengo a precisare che la Grameen Bank è un business privato, non un ente caritatevole, né riceve sovvenzioni dallo Stato. Questo denaro è nostro e lo prestiamo ai poveri perché rende bene e perché sono buoni clienti". "Le banche hanno sempre sostenuto l’opposto". "Per mediocrità di orizzonti. Trattare i poveri come degli incapaci non soltanto è immorale, ma soprattutto è una stupidaggine sotto il profilo finanziario". "Eppure è una stupidaggine molto diffusa". "Perché si incolpa il povero della sua povertà. Se sono poveri ci sarà un motivo, si pensa. Non ci si fida di loro, li si considera degli scioperati. Ma noi abbiamo dimostrato due milioni e mezzo di volte che quei poveri erano tali perché erano prigionieri di uno schema che li condannava ad essere poveri. Se si offre loro un’opportunità, sanno approfittarne". "E lei come l’ha scoperto?". "Parlando con loro. Io sono figlio di un gioielliere, appartengo a una famiglia della piccola borghesia di Chitagoon. Vinsi una borsa e andai a studiare economia alla Vanderbilt University. Rimasi lì a insegnare fino alla terribile guerra d’indipendenza che il mio Paese combatté nel 1970 contro i pachistani. Ci furono due milioni di morti. E io intanto parlavo di alta economia nel Tennessee! Così decisi di tornare in Bangladesh per dare una mano al mio popolo e finii a insegnare economia anche lì, mentre milioni di miei connazionali agonizzavano letteralmente di inedia nelle strade. Li vedevo ogni giorno, uscendo dall’università. Vedere un essere umano morire di fame è una cosa che non si dimentica mai". "Cosa fece?". "Ero disperato. A che servivano le eleganti teorie che spiegavo ai miei studenti ben pasciuti? Un giorno andai in un villaggio vicino all’università e cominciai a fare domande. Tutti lavoravano come pazzi per pagare i debiti contratti con gli usurai a interessi mostruosi. Decisi di fare un esperimento microeconomico. Scelsi quarantacinque persone e feci loro, di tasca mia, quarantacinque piccoli prestiti. Somme minime, come quelle che dò adesso: cinque dollari, dieci, trenta, al massimo trecento. Sembrano somme ridicole, ma con quello che lei paga in Europa per una cena si può cambiare la vita di una famiglia in Bangladesh". "Ma non è possibile!". "È possibile, invece. Con dieci dollari comprano una mucca, con il latte della mucca saldano il debito e tre anni dopo possono comprarne un’altra e vivere col ricavato del latte venduto. Tutti i nostri microaffari sono così". "E in questo modo si creano imprenditori?". "Imprenditrici. Una delle chiavi del nostro successo è che prestiamo soldi alle donne". "Perché?". "Sono più affidabili, fanno fruttare il denaro e pianificano. Adesso le stiamo trasformando in imprenditrici telefoniche, una per ogni villaggio. Prestiamo loro i soldi per comprarsi un cellulare. Poiché l’azienda telefonica statale è inefficiente e corrotta, il nostro business va a gonfie vele". "Il suo femminismo non piacerà ai mullah". "L’integralismo religioso è il nostro peggior nemico e abbiamo anche subito alcuni attentati, ma il nostro buonsenso avrà la meglio". "Lo Stato vi aiuta?". "Non credo nello Stato. Sono convinto che in futuro noi cittadini potremo ridurlo al minimo e funzionare benissimo senza Stato. I nemici dei poveri sono la burocrazia e l’establishment". "Neanche il Governo vi aiuta?". "Mi basterebbe che non ci boicottasse. Per il momento, l’Amministrazione è incerta se ignorarci o disprezzarci". "Perché?". "I burocrati preferiscono i megaprestiti concessi come aiuto allo sviluppo dal Fondo Monetario Internazionale, dalla Banca Mondiale e dai Paesi ricchi. Quei crediti permettono i viaggi, le commissioni, le corruzioni... Solo una minima parte di quella montagna di soldi di cui si fa un gran parlare va effettivamente a migliorare le condizioni di vita della popolazione". "Lei è un uomo generoso". "Non lo ero. Lo sono diventato col tempo e per egoismo, man mano che mi rendevo conto di quanto mi faceva bene vedere tanti sorrisi di riconoscenza". "Qual è il microcredito più importante che ha concesso?". "Un giorno sono riuscito a far accettare a una mendicante, che non ne voleva sapere, mezzo dollaro. Poi la costrinsi ad accettarne uno e mezzo, e con quei soldi lei comprò un po’ di chincaglieria da vendere di casa in casa. La incontrai qualche mese dopo e le domandai come andassero gli affari. Non mi parlò di soldi. Mi disse soltanto che aveva bussato alla porta di una delle case dove era solita chiedere l’elemosina. Le avevano risposto: "Torna un altro giorno", ma lei aveva insistito, spiegando che aveva delle merci da vendere. Allora le avevano aperto. "Signor Yunus - mi disse -, io ho fatto vedere le mie cianfrusaglie e per la prima volta nella mia vita sono stata invitata a sedermi in una casa". postato da qoelet |
16:07 | commenti (6)
mercoledì, giugno 09, 2004 Ragazzi, fino a qui abbiamo scherzato, e va bene così... Ormai è estate, i tigli sono in fiore, le passere canticchiano innamorate e i bidoni della raccolta differenziata dell'organico-compostabile puzzano come l'ascella di Pavarotti dopo un do di petto al concerto di beneficenza per i bambini del Nagorno-Karavac (ma paga le tasse, va, pancione!)... Però domenica è un'altra cosa. Domenica non si scherza più... Quindi affido al compagno Splinder il mio sereno e pacato contributo a queste ultime giornate di campagna elettorale. PORCA PUTTANA MANDATE TUTTI A CAGARE IL NANO DI MERDA E LA SUA CRICCA DI MAFIOSI DEL CAZZO! BISOGNA CACCIARLI A CASA A CALCI IN CULO!! CHIARO!!! postato da qoelet |
15:16 | commenti (6)
Qui di seguito trascrivo letteralmente messaggio di posta elettronica recapitatoci questa mattina. Lascio a chi legge ogni eventuale e ulteriore commento... Sarei interessato all'acquisto di 5 confezioni di crema per i piedi Apiderma, mi potete saper dire il prezzo compresa la spedizione?
Io ho già usato la vostra crema per i piedi mettendola però sotto le ascelle (in quanto ho una sudorazione piuttosto abbondante e ogni tanto si gonfiano leggermente le ghiandole sudoripare) e mi sono trovato bene, gradirei sapere se avete un prodotto più indicato per tale uso.
Grazie
Cordiali saluti
postato da qoelet |
11:00 | commenti (6)
martedì, giugno 08, 2004 Provengo da una famiglia semplice, una razza di contadini. Me ne accorgo col passare degli anni, giacché certi retaggi con radici profonde reclamano attenzione a lungo andare. Me ne accorgo da cose piccole, che spesso colgono di sorpresa anche me. Il pane fatto in casa, ad esempio, che ha quel sapore acidognolo di lievito... E il vino, quello genuino, che mi smuove certe cose dentro che a parole è difficile spiegarle. Il forno, poi, ha sempre esercitato su di me un fascino speciale. Ricordo le ore passate a guardare mia nonna che, nella casa vecchia dove nacque mio padre, infilava le fascine nel forno sotto al pollaio; oppure le corse per vedere il miracolo del pane, nel forno della zia Maria, e il profumo che riempiva l'aria in quei giorni.
Non vi stupisca quindi che una delle prime cose che mio padre fece fare nella nostra casettina su nei monti fosse un forno a legna... Che in tutti questi anni è servito per arrosti, lasagne, cannelloni ecc. ecc. Ma la pizza mai, diciamo che non è proprio tradizione da noi. Eppure, quando a casa mi esibisco nella mia spettacolare pizza ai wurstel, mi rendevo conto, facendo la pasta, che poi non doveva essere 'sta gran difficoltà farla sul piano del forno, fare insomma quel che vedevo fare in tutte le pizzerie. E domenica ho provato... Prima che nel forno entrassero le teglie di mia madre, ho fatto un poco di pasta, ho preparato pomodori pelati e mozzarella e... Accidenti, già la prima prometteva bene! Per poco non la brucio perché con la pala sono decisamente imbranato, però sono bastati pochi minuti per capire un paio di trucchi! Insomma, in pochi istanti mi sono trasformato in Cirillo Cantanapoli!!! E dovevate vedermi, esaltato, mentre cantavo Tornaassuriento, con lo scossalino in vita e le mani infarinate... postato da qoelet |
10:31 | commenti (6)
lunedì, giugno 07, 2004 "Quando esci dal mio letto Ma cosa può chiedere ancora alla vita un uomo che, quando apre la posta, trova un messaggio come questo, scritto dalla donna che lui ama? Cosa può chiedere ancora? postato da qoelet |
11:13 | commenti (1)
giovedì, giugno 03, 2004
È ufficiale. È inderogabilmente fissata. È certa com'è certo il bel tempo dopo il temporale. Guardate qui a fianco... La blog-tortellata è realtà! Scopo della serata è far ballare Atmos e Cla con Luciano della band Mora Manila, l'unico chitarrista al mondo che misura 1.65 senza capelli ma raggiunge il metro e ottantacinque grazie alla sua zazzera. Dissero quel giorno: "Ballare con Luciano è stato uno dei più Beimomenti della mia vita!" (Cla). "L'Atmosfera era caldissima e l'ascella di Luciano molto molto sudata" (Atmos). "Sciampagn per tutti!!" (Venedikt). "Se avete bisogno del sito ufficiale per la vostra orchestra io vengo via a poco" (sussurrato da Cofano all'orecchio di Luciano prima che la band intonasse un travolgente Ballo di Simone). "M'è venuta un'idea per un cortometraggio con te protagonista. Cosa ne dici?" (sussurrato da Hokusai nell'orecchio di Luciano prima che la band intonasse una travolgente mazurka). postato da qoelet |
15:38 | commenti (19)
martedì, giugno 01, 2004 E decisi che, se ci fossi riuscito, mi sarei dato le regole che anche loro si erano dati e che anch'io condividevo. Andò a finire che a regole si sommarono altre regole e così via, tanto da divenire anche un pochetto maniaci per certe cose. Non che io faccia cose strane, per carità, solo che se mi vedete fare la spesa con le liste dei prodotti da boicottare magari pensate che non sono tanto a posto! Oppure se mi invitate a cena e per comodità avete apparecchiato con i piatti di plastica, io magari vi chiedo se avete quelli di coccio, che dopo li lavo io. E così via, tanto da far dire a qualcuno con un sorriso: "Ma come fai a vivere così?". Ce la si fa, ce la si fa...
Io un tempo giudicavo con molto sussiego e a volte con sarcasmo il legalismo degli ebrei osservanti. E, pur considerando anche oggi abbastanza ipocrite e insensate certe loro regole, pur tuttavia li giudico con meno superficialità: ho capito infatti, nella mia esperienza, che se uno prende sul serio certi principi va a finire che si da regole, e a volte se ne da anche tante... postato da qoelet |
17:44 | commenti (7)
Da quel giorno cominciai a chiedermi da dove veniva quel che mangiavo, quello di cui mi vestivo, di cosa erano fatte le cose che usavo... E cominciai a scoprire un mucchio di cose interessanti. Scoprii che, in soldoni, c'è un ottavo di popolazione del pianeta che consuma il 90 per cento delle sue risorse. E che queste risorse non sono infinite. E che il mercato che le mette a disposizione è pure un po' bastardo, nel senso che per continuare ad offrirle a questa minoranza si rende responsabile di ingiustizie che gridano vendetta a Dio... Ma scoprii anche che c'è gente che come me si faceva delle domande e cercava di darsi risposte su questi argomenti. E che c'è gente che non solo ne parla, ma che fa cose, che organizza nuovi modelli di relazioni economiche tra chi produce e chi consuma, che si da nuove regole per non essere complice di ingiustizie. E decisi che, da quel giorno e tutte le volte che fosse stato possibile, io i miei (pochi) soldi li avrei dati a questa gente. E decisi che, se ci fossi riuscito, mi sarei dato le regole che anche loro si erano dati e che anch'io condividevo.
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17:09 | commenti (1)
Ormai è risaputo, si dice che il mio maggior difetto sia l'essere troppo ecologico-solidal-commerciofilo. In effetti, quando qualcuno si trova a dover vivere al mio fianco per più di otto ore, solitamente mi guarda un po' incuriosito e talvolta mi sorride uscendosene con un "ma come fai a vivere così?". Però una spiegazione la devo dare...
Credo successe una decina di anni fa, all'incirca. Durante una serata in pizzeria iniziai una delle mie filippiche contro lo sfruttamento selvaggio della foresta amazzonica e delle foreste tropicali africane. Allora era argomento molto up to time e solitamente faceva tantissimo ecoprogressista. Al tavolo con noi c'era un ragazzo che non conoscevo, che oggi ricordo solo per la sua fitta barba castana e gli occhi azzurri intensissimi. Mi ascoltò in silenzio, sempre composto, mentre io vomitavo rabbia e sacro furore contro le multinazionali e il capitalismo selvaggio. Poi lui, in una pausa di silenzio, in maniera gentile e per nulla animosa, mi chiese di cosa fossero fatti i pavimenti del mio nuovo appartamento, di cui dovevo aver parlato in precedenza. Io non afferrai immediatamente il nesso e lo guardai strano. "Parquet, perché?". "Parquet in legno? E secondo te da dove viene quel legno, dai pioppi della bassa?". Non aggiunse altro, non mi accusò di nulla, fu gentile e amichevole per tutto il resto della serata. Però quella domanda continuava a ronzarmi nella testa... E fu così che decisi di informarmi. Da dove veniva il pavimento della mia futura camera da letto? Il capitolato diceva Iroko... Oppalà! Iroko, legno duro pregiato di provenienza africana. Per capirci meglio, la famosa foresta tropicale africana veniva abbattuta anche per fornirmi il mio bel pavimentino in parquet. Io quella cosa non la scordai, fu quel che si dice una "lezione". Da quel giorno cominciai a chiedermi da dove veniva quel che mangiavo, quello di cui mi vestivo, di cosa erano fatte le cose che usavo... postato da qoelet |
16:14 | commenti (5)
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