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lunedì, maggio 31, 2004
 
Non ho parole...
Non ho parole!!!
Da rimanere senza fiato... Poco fa, nel corridoio vecchio, ero inginocchiato mentre con fatica rimettevo al suo posto uno scaffale di vecchie guide turistiche che avevo appena finito di catalogare. Mentre, dopo una pulita con lo straccio, le sistemavo in ordinata fila, mi sono accorto di una cosa strana. La vecchia scaffalatura immediatamente a fianco di quella che stavo pulendo aveva un gancio metallico completamente mancante, in pratica spezzato, eppure stava in perfetta fila con le altre. E siccome gli scaffali, specialmente quando hanno sopra una cinquantina di libri, non levitano magicamente, c'era qualcosa che non mi funzionava. E siccome la mia mamma e il Padreterno m'hanno fatto le braccine forti, sono riuscito a infilare una mano sotto lo scaffale o l'ho sollevato di qualche centimetro, e.... Sorpresa! Un qualche bibliotecario mio predecessore, per ovviare alla mancanza del gancio che sosteneva lo scaffale, ebbe la bella idea di metterci sotto un libro (!!!) per tenerlo a livello con gli altri. E cosa ci ha messo!?!?! Quando l'ho aperto non ci potevo credere... Tutto in ebraico, stampato a Venezia nel 1542, in sedicesimo, è in perfette condizioni. Naturalmente ho dovuto translitterare il frontespizio, sennò col cavolo che ricavavo tutte 'ste informazioni! E dev'essere per questo che il mio predecessore ebbe la bell'idea di infilarlo qua sotto, perché non ci si leggeva nulla ed era quindi, in pratica, inservibile. La pressione dello scaffale lo ha mantenuto in ottimo stato, la rilegatura in pergamena dev'essere originale o al massimo seicentesca. È un commentario ai primi versetti della Genesi di un rabbino ferrarese, pazzesco... Ho fatto una ricerca sul sito dell'ICCU, in Italia ne sono censiti solo altri tre esemplari, ma questo non risulta da nessuna parte. Nel foglio di guardia ha uno stupendo ex-libris inciso raffigurante un'araba fenice, e anche la filigrana è chiaramente visibile e molto lavorata. Starei ore a contemplarlo...

postato da qoelet | 17:33 | commenti (14)
 

Noto con sommo dispiacere che nessuno s'è firmato reclamando il 5.000esimo (cinquemillesimo) accesso... :-(

Quindi la pizza ai wurstel la faccio per mon amour, ed aggiungo al premio una notte di sesso sfrenato per riprendermi dalla delusione. :-)

Sono sicuro che se fossi una bella gnocca avreste fatto carte false per 'sto accesso-premio, come successe per il tiramisù di mon amour... Vabbè, d'altronde, come dice il proverbio, tira più un pelo di f**a che un carro di buoi. Così va il mondo...

postato da qoelet | 17:00 | commenti (4)
 
Mon amour parla un discreto inglese. Davvero. Magari fa fatica a trovare tutte le parole che vorrebbe dire, ma afferra quasi tutto quel che le si dice (che poi è quel che faccio io con l'inglese...) e soprattutto è sveltissima ad imparare. Le cose cambiano quando è alticcia, il che accade (beata lei!) all'incirca tre minuti dopo aver assunto almeno 10 centilitri di una qualunque sostanza leggermente alcolica. Nel tal caso la faccenda tende a farsi più complessa. Sì, perché mon amour inizia immediatamente a manifestare i sintomi della sua nefasta sindrome alcolica. Solitamente assume una postura tra l'estatico e l'irridente, tipo una madonnina da santino con un sorriso da scugnizzo napoletano. Uno strano mix che lascia perplessi i flemmatici anglosassoni che si trovano a dover interagire con lei. Il suo tallone d'Achille è, tuttavia, l'eccessiva confidenza in se stessa che l'alcol le dona. Ovvero, invece di rimanere immobile nel suo originalissimo sorriso, con le spalle strette, la testa leggermente piegata su un lato e le mani conserte, imitando le reazioni facciali degli astanti, mon amour... si sente di dire la sua!
Facciamo un esempio prendendo a prestito il suo post sull'ottima aragosta scozzese che ci siamo pappati nella baia di Gairloch. A seguito di nostra esplicita richiesta, la cuoca, simpaticamente intervenuta al nostro desco, ci spiega come viene cucinata: infilata viva in un pentolone di acqua bollente, è stata poi aperta e le sue carni gentilmente condite con burro salato e poche spezie. Tutto bene, tutto liscio come l'olio, tutto come da perfetto programma di seratina inglese much polite... E invece no! Eccola mon amour!! Che esordisce con un (traduco alla lettera) "Quando misi l'aragosta nell'acqua, lei pianse?". La cuoca è un poco allibita, anche perché la domanda è accompagnata da grande enfasi e mon amour, dopo averla posta, rimane come surgelata con la testa che si è sporta sul tavolo, le mani protese in avanti (che per un inglese è già eccessivo, figuriamoci per una scozzese!) con un'espressione di indicibile compassione per il malcapitato crostaceo. Insomma, con uno sforzo di ermeneusi sulla domanda da far invidia a Heidegger, la killer dell'aragosta ci spiega che in realtà il gemito che si sente mentre la vittima cuoce in pentola altro non è se non l'aria che, aumentando la temperatura e quindi la pressione interna, se ne esce fischiando tra le placche della sua corazza. Al che tutti noi rispondiamo con un "Ahhhhh" molto soddisfatto... Ma mon amour no! Invece di attendere le altrui reazioni e pedissequamente imitarle, lei se ne esce con un "Ohhhh" molto triste e unisce le mani, quasi a voler pregare un'ultima volta sulla povera aragosta. La cuoca a questo punto non sa bene cosa dire, ma per venire incontro alla sofferenza di mon amour che, sia detto per inciso, aveva ancora labbra e mento belli unti a seguito della piacevole suzione delle chele, le dice che in effetti, una volta infilata la più grande nella pentola, questa era rimasta con un occhio fuori dall'acqua, e sembrava quasi che la guardasse con espressione molto triste (fa te!). E mon amour ci mette un "Ahhhhh" molto soddisfatto. Come dire che se l'aragosta è morta guardando la sua carnefice, allora tutto a posto. Al che l'affabile cuoca sposta immediatamente il discorso su suo figlio, che ha appena iniziato una triennale scuola di polizia per poter poi fare il guardiacoste in zona. Lavoro non così scontato, a dispetto della tranquillità della zona, perché negli ultimi anni molta della droga che circola in Gran Bretagna pare venga fatta entrare dalle sperdute baie e dai porticcioli delle Highlands. Tremo al pensiero di cosa mon amour possa consigliare all'affabile cuoca per via del fatto che suo figlio si droga nelle baie delle Highlands, ma fortunatamente rimane lì, congelata, come una madonnina da santino...
Ma io questa donna la amo alla follia!!!

postato da qoelet | 11:39 | commenti


venerdì, maggio 28, 2004
 
Siamo a Edimburgo, in bicicletta, su un lungo viale che da Leith, la zona del porto (quella di Trainspotting, per intenderci!), sale verso il centro della città. Veniamo da un centro commerciale sull'oceano, bellissimo, dove abbiamo inutilmente cercato rullini bianco e nero e per diapositive... Il tipo del Drugstore, gentilissimo, ha tentato di spiegarmi dove si trova un negozio specializzato in fotografia che dovrebbe distare pochi chilometri, solo che io per evidenti motivi non sono praticissimo della zona e, una volta usciti, non l'abbiamo trovato. Poco male, mi dico, su questo enorme viale vittoriano si affacciano centinaia di negozi: vuoi che non ce ne sia uno che vende rullini? E sali e pedala, e sali e pedala... Ma nessuno in Scozia fa fotografie? Ci siamo quasi arresi e siamo ormai lontani da casa, quando ci fermiamo ad un incrocio dove un simpatico e anziano signore ci sorride. Sembra gentile e indossa una pettorina gialla come quella dei nostri pensionati che fanno attraversare i bambini fuori dalle scuole. Continua a sorridermi, dev'essersi accorto che siamo stranieri. Ma perché non provo a chiedere a lui? Sarà sicuramente del posto! "Excuse me, do you know where's a shop selling films for camera?". Lui si precipita di fronte a me e con grande enfasi e un sorriso bellissimo mi abbaia qualcosa. Sì, ho detto abbaiare, perché io non ho proprio capito nulla. Gli sorrido anch'io e provo a ripetere la domanda in maniera un po' più abbaiosa. Lui ancora mi abbaia qualcosa d'incomprensibile ma stavolta con la mano mi indica un punto dall'altra parte della strada. "Just over there?", gli chiedo. "Yes, yes!!". Stavolta il yes l'ho capito. Poi abbaia ancora e l'unica cosa che riesco a cogliere tra i suoi latrati e il rumore del camion che ci passa a fianco è un "from". "We are from Italy", gli rispondo, e ci devo aver azzeccato perché annuisce molto sodisfatto. Io vivo nel terrore che mi chieda qualcos'altro e, puntualmente, il gentile signore insiste: mi pare di percepire vagamente un "how long". "One week, we're going to fly back to Italy on thursday!". Funziona, perdio, funziona! Il tipo è entusiasta, solo che adesso ha proprio voglia di parlare e mi spara una domanda più lunga delle solite. Io capisco solo "on foot", però non può avermi chiesto se sono arrivato in Scozia a piedi! Ne deduco quindi che, probabilmente, in Scozia non si può attraversare sulle strisce pedonali a cavallo di una bicicletta, allora smonto immediatamente dalla bici e gli pronuncio un sentitissimo "I'm so sorry". Lui stavolta mi guarda strano. Porca vacca, s'è rotto l'incantesimo... Lui mi ripete la domanda, ne sono quasi sicuro perché il numero di latrati è uguale al precedente. Ci sono! Non era "on foot", ma "of food"!! Il gentile anziano signore mi dice che più avanti ci sono un sacco di posti dove si mangia a buon mercato! "Thank you so much, but we are not hungry now!". E l'ho fatta grossa... Sì sì, stavolta mi guarda proprio come fossi scemo. Chissà cosa m'avrà chiesto, solo che io sono troppo imbarazzato per riprovare una terza volta. In quell'istante il semaforo diventa verde e io colgo l'occasione per sdivincolarmi: "Thanks a lot, we've got to go now! Bye!!". E via... Il gentile anziano signore ci saluta con la mano alzata, abbaiando un'ultima cosa che si perde nel vento di Scozia...
Però i rullini li abbiamo trovati (tiè!)...
postato da qoelet | 15:51 | commenti (2)
 

Prime ferie senza le bimbe da dua anni a questa parte... Sei giorni, meravigliosi, in Scozia. Sei giorni per scoprire una terra ch'è una delle poche che ho scoperto bella come la mia immaginazione me la faceva sognare. Davvero impressive, le Highlands soprattutto, con un cielo che ti apre il cuore quand'è bel tempo e potrebbe ucciderti di malinconia quand'è brutto. Ma noi siamo stati fortunati, tanto: sei giorni di sole e nuvole bianchissime che correvano in un cielo azzurro e sconfinato.
Ma quei tre sms di mercoledì... "Chiama appena puoi, la B. vuole parlare con te"; "Chiama subito, la B. è un po' in crisi"; "Ma ci sei?". Ma quando li ho letti io in Italia era mezzanotte. Chiamo subito, la mia ex-moglie mi rassicura che ora dormono e la B. è tranquilla. Le dico che domani chiamerò immediatamente, cercando di reprimere il senso di colpa per il non esserci stato in quel momento e aspettandomi una stilettata da lei, che non perde mai occasione per cercare di dimostrare a se stessa più che agli altri che io sono un cattivo padre... E invece no! Forse perché sente dalla mia voce che sto davvero male, fatto sta che mi tranquillizza e ci mette perfino due parole carine. Miracoli scozzesi!!


postato da qoelet | 11:54 | commenti (1)


mercoledì, maggio 19, 2004
 
Avete presente la legge di Murphy? Ma sì, dai, quella che la fetta di pane cade a terra sempre con la parte imburrata sul pavimento, quella che la fila che scegli tu è sempre quella più lenta... Ovvero la spietata teorizzazione dell'evidenza che la sfiga è perennemente in agguato, che se qualcosa può andar male, lo farà. So per certo che di questa legge esistono migliaia di corollari e ognuno di noi ne potrebbe aggiungere altri. Ma ci sono rarissime memorabili eccezioni, e una nel mio caso rimarrà storica...
Esco dall'ufficio per la pausa pranzo, come tutti i giorni. Sono a pranzo dai miei, inforco lo scooter cinquanta quattrotempi super ecologico e parto. Per uscire dal centro storico percorro un borgo sul quale s'affaccia la bottega di un vecchio riparatore di motorini e biciclette: deve essere ormai vicino alla pensione e spesso fuma appoggiato al muro a fianco della sua vetrina, osservando chi passa. È successo che talvolta, quando il traffico mi costringe a rallentare, ci siamo salutati con un cenno d'intesa. Così, per cortesia... Quando sono quasi di fronte alla sua bottega sento che la ruota posteriore è andata: completamente a terra. Per inerzia mi fermo proprio di fronte a lui, che sta fumando con le braccia conserte e le mani sotto le ascelle, e spengo il motore. "Buongiorno". "'Giorno". "Mi si è bucata la ruota", e intanto mi levo il casco e faccio salire lo scooter sul cavalletto. " A io vist", mi risponde. Poi guarda la gomma, la tocca con un dito e fa: "Non è che si sia bucata, è che ormai era tanto consumata che è morta... lé morta 'd vcèra, dzèma". "Me la cambierebbe?". "Sì... Vanno bene quelle gomme lì in vetrina, e siccome se ne vendono poche da ieri le svendo a metà prezzo". "Meglio. Potrebbe farmelo per stasera? Mi farebbe comodo". "Va bene, non ho molto lavoro, per le sei è pronto. Lasciaci su le chiavi". "Senta, io dovrei anche andare a mangiare dai miei, adesso. Lei non avrebbe una bicicletta che non usa?". "Ma sì, ne ho un paio qui... Prendi quella, c'ho appena gonfiato le gomme". "Va bene, allora la riporto stasera. E mi raccomando, mi faccia un buon prezzo che è un brutto mese questo". "Va bene. Devo farti anche un pompino?". "No, sto già bene così. Arrivederci". "Arvèdros, bèc ed fér...".
postato da qoelet | 16:21 | commenti (5)


martedì, maggio 18, 2004
 

Avviso ai naviganti.

Al fortunato che effettuerà il cinquemillesimo (5.000) accesso al mio blog andrà in premio una cena a base della mia spettacolare pizza ai wurstel (o gustel, se volete chiamarla come la mia piccola pasionaria). Il vincitore sarà tenuto a dimostrare tramite apposito commento o esibizione di altra prova l'avvenuto accesso. Insindacabile giudice (o ingiudicabile sindaco?) per l'assegnazione del sopraddetto premio sarà il sottoscritto Qoèlet, il quale garantisce ovviamente assoluta imparzialità. Partecipate numerosi!

postato da qoelet | 14:04 | commenti (4)
 
E ci risiamo, la mia grandicella è tornata all'attacco. Domenica a pranzo siamo: lei, la piccola pasionaria, mio fratello ed io. Che a guardarci, uno che non ci conosce per niente, avrebbe pensato che ormai siamo maturi per andare ad Amsterdam a regolarizzarci... Fatto sta che, mentre metto la pastasciutta nei piatti, si parla della serata di sabato in pizzeria, e di A. che ci ha presentato la morosa, che ormai se ne parlava da tempo del perché era così sparito. "E allora, vi piace la D.?". La pasionaria, con quattro fusilli in bocca, è laconica: "Monto 'mpatica!". E ributta la testa sul piatto. La B. è più analitica, com'è in fondo nel suo carattere: "Sì, mi piace! Ma lei adesso è l'amorosa di A.?". "Sembra proprio di sì", le rispondo innocentemente. È a questo punto che scatta la trappola: "E tu, babbo, l'hai trovata l'amorosa?". A ridaje, penso... "Ma perché sei così preoccupata per me?". "Babbo, lo sai chi mi piace a me?". "Non si dice a me mi!", interviene mio fratello. "O dici a me o dici mi". "A me mi piace la R.!". "Non si dice a me mi!! O dici a me o dici mi". "Davvero? Ti piace? E a te, M., a te piace?". La pasionaria alza un attimo gli occhi e annuisce: "'Nche a me mi piace", e si rituffa sui fusilli. E ancora, mio fratello: "Non si dice a me mi!! O dici a me o dici mi". "Magari anche lei non ce l'ha l'amoroso... Perché non ce lo chiedi tu?". "E come dovrei fare a chiederglielo?", rispondo. "Guarda, si fa così: prima la porti dove c'è tanto sole e un bel posto, poi rimani da solo con lei e ce lo chiedi! È facile", e mi guarda come si guarda un caso disperato. "Beh, vedremo, dai, adesso finisci la pasta che sennò niente gelato". E il tutto sembra morire lì...
Nel pomeriggio siamo in centro a Parma. Via Farini è piena di bancarelle e hanno anche aperto alle visite l'orto botanico. C'è anche mon amour, che è riuscita a mollare 'sta maledetta campagna elettorale per poche ore. Quando entriamo nel parco la B. ci prende per mano e con fare spiccio ci porta sotto un albero più isolato, poi spinge via il mio amico F. che ha sulle spalle la pasionaria: "Noi andiaaamoooo viiiaaaa!", e mi strizza l'occhio. E ci guardiamo negli occhi, e ci scappa da ridere. Chiamo la B. e le chiedo una mano, lei arriva spazientita, come se avesse a che fare con un pivello. Fatto sta che riesco a farla 'sta dichiarazione... Missione compiuta! E subito dopo la B. ci ha anche edotti su quelli che sono i nostri nuovi diritti acquisiti grazie allo status di amorosi. Li elenco qui di seguito: 1) Potersi baciare sulla bocca; 2) Poter uscire a cena da soli la sera; 3) Comprare una casa nuova; 4) Andare in ferie assieme.
Non so voi, ma io sono molto orgoglioso. Sì, perché mia figlia ha le idee molto molto chiare, mica come i giovani d'oggi, che non c'è più di moralità! Io lo sapevo che a farci vedere i vecchi classici di Walt Disney avrei avuto, a lungo andare, i miei frutti...

postato da qoelet | 10:09 | commenti (5)


lunedì, maggio 17, 2004
 
Mi fermo un attimo. Mi fermo un attimo dopo aver letto un gran bel post, di quelli che appunto ti costringono a fermarti un attimo e a pensare, uno degli ultimi di Oneforthepot... Io quel video l'ho ricevuto in allegato, ma appena mi sono reso conto di quel che era ho subito chiuso il file in esecuzione. Con raccapriccio. E non tanto per pudore o paura, ma perché mi son rifiutato di soggiacere a quella logica del "terrorismo" che non vuole più farci ragionare ma, appunto, terrorizzarci. E come capisce chiunque ha un minimo di cervello e obiettività, quelle immagini fanno da pendant alle torture di Abu Ghraib. Nascono dalla medesima logica, sono figlie dello stesso padre. Quando saremo capaci di spezzare questa catena di odio? Quando saremo capaci di sfondare il vicolo cieco della vendetta? Che, detto per inciso, serve ad una masnada di petrolieri del cazzo...
E One ha ragione su una cosa in particolare: non siamo più capaci di affrontare con serenità la morte. Noi occidentali contemporanei, intendo. L'abbiamo rimossa, esorcizzata ed esiliata, mentre dovremmo imparare a conviverci; dovremmo ospitare spesso nei nostri pensieri colei che per l'uomo antico era una presenza quotidiana ma che per l'uomo d'oggi è un cattivo pensiero da allontanare.
Laudato si', mi' Signore, per sora nostra morte corporale
da la quale nullu homo vivente pò skappare...


postato da qoelet | 17:52 | commenti
 
Il mio lavoro sarebbe considerato come noioso dalla stragrande maggioranza delle persone, ne sono certo. Nessuna possibilità di far carriera (anche perché per salire più in alto di dove sono dovrei farmi monaco), mansioni piuttosto abitudinarie, molto tempo passato su una tastiera e davanti ad un monitor. Eppure a me piace, non è mai riuscito a stancarmi. Sarà perché si è sempre in mezzo ai libri, che io li adoro i libri... Mi piace toccarli, sentirne l'odore delle pagine, distinguerne mille particolarità che il mio occhio può cogliere ma che passarebbero inosservate per i più; mi piace che siano in ordine e ben conservati, perché prima o poi qualcuno verrà a cercarli e tu, fino a quel giorno, li avrai conservati.
E poi ogni tanto qualche simpatico siparietto lo riserva anche il mio lavoro. Come quella volta che mi si presentò davanti una dolce vecchina, che sembrava appena uscita da una reclam di lievito per torte... È di fronte a me, io seduto e lei in piedi, tra noi solo il monitor. Mi chiede un certo libro, che per sua sfortuna ha un titolo in cui compare due volte l'infida consonante fricativa labiodentale sorda, ovvero la lettera F, seguita malignamente da due ravvicinate consonanti esplosive dentali sorde, che poi sarebbero la lettera T: "Profeti di fraternità". Nel pronunciare "Prof..." un primo quasi impercettibile movimento s'intravede al di sotto del labbro inferiore, ma non sembra grave. Poi, al "..eti di fr..." iniziano a palesarsi i prolegomeni del disastro ed un improvviso smottamento all'interno della bocca denuncia inequivocabilmente che la dentiera si sta muovendo. È a questo punto che la gentil vecchina dovrebbe fermarsi, magari portando una mano alla bocca. E invece no! Lei deve terminare quel titolo, pare sia per lei una questione d'orgoglio. E così l'ecatombe... Al "...aternità" la dentiera le esce dalla bocca, perché quella T che lei ha pronunciato con la dentiera già in libera uscita è, tra l'altro, molto molto esplosivo-dentale. Con mio orrore la dentiera sta per cadere sul monitor, ma grazie a riflessi da applauso la vecchina l'afferra... E rimaniamo così, per alcuni secondi, a fissarci negli occhi, immobili, come se il tempo si fosse fermato. Lei in posa plastica, leggermente sporta in avanti, con le labbra risucchiate e la dentiera stretta nella mano, io allibito, con la bocca semiaperta. Poi ci rianimiamo: io per rompere quell'imbarazzo che ci blocca le dico: "Sì signora, l'abbiamo, ma se lo vuole portare a casa deve iscriversi al prestito". Lei si infila velocemente la dentiera in bocca e, bianca in volto, mi biascica un "Magari passo un'altra volta..." e in un baleno infila la porta dell'ufficio. Ma quel "Magari passo un'altra volta..." me lo dice con i denti stretti stretti, che quasi non capisco le parole. Non l'ho mai più rivista...
postato da qoelet | 11:31 | commenti (8)


venerdì, maggio 14, 2004
 
Il recente post di Cofano sul suo servizio come obiettore di coscienza mi ha fatto venire in mente il mio passato servizio come obiettore di coscienza. Questa mia affermazione, oltre a suggerirvi melanconiche riflessioni sulle mie capacità di associazione mentale, pare scontata, ma non lo è per il sottoscritto. Sì, perché a pensarci bene è davvero strano ch'io non ne abbia mai scritto fino ad ora! A diciott'anni da poco compiuti, fresco diplomato al liceo scientifico, vengo catapultato nella comunità di recupero per tossicodipendenti di Don L., mio amatissimo ex professore di religione alle scuole medie, per aver dimenticato di presentare regolare domanda di rinvio alla leva per motivi di studio universitario. E questa è provvidenza, provvidenza bella e buona! Perché allora il servizio civile durava 20 mesi e se io avessi aspettato, dopo la mia laurea la famosa sentenza della corte costituzionale mi avrebbe levato 8 mesi di servizio, che probabilmente non avrei nemmeno più prestato lì, a B., la comunità di Don L. E io lì sono diventato adulto...
Gli ospiti della comunità, che poi erano tossici spesso freschi di carcere, si videro arrivare questo pulcino bagnato venuto su col culo nel burro che ancora quasi si faceva allacciare le scarpe da mammà e pensarono tra loro: "c'è carne fresca da macellare". E invece quel pulcino bagnato, a furia di mandare giù e prenderla in quel posto, non solo si fece più sveglio, ma conquistò pure la loro stima e perfino divenne loro amico, in molti casi. E fu bello per quel neo-uomo, la notte prima di congedarsi, vedere i suoi amici venire alla spicciolata ("però non dirlo agli altri che se no faccio la figura dell'infame") per regalargli qualcosa, magari con una lacrimuccia agli occhi subito repressa. E lì, in quel gruppo di giovani tanto ammaccati ma col cuore grande, il neo-uomo imparò che la patria la si difende non solo col fucile contro un nemico esterno, ma soprattutto col proprio impegno contro i nemici interni, che sono la povertà, l'emarginazione, l'ignoranza e quant'altro. E provate a venirmi a dire che io non ho servito la mia patria. Provateci, provateci, che poi mi viene la faccia rossa e mi si gonfia la vena sulla tempia...
postato da qoelet | 17:27 | commenti (3)
 
Da un'antica pergamena che ho rinvenuto nei nostri archivi:
In anno Domini duomillenoquarto, in mense madii, ego, Fridemanno, peregrino alemanno, veni cum magna fatica ad civitatem de Parma, qui est in medio itinere insuper strata de Mediolano ad Bononiam. Et ella est civitas bella et richissima de ecclesie et de reliquie de sancti et sanctae. Et per summa mea fortuna advenii ad novam basilicam, ibi ubi est reliquiarium de Sancto Mediaworldano et de Sancto Brico, basilica que nomata est Euroturrium. Et ella est grande e de imponente aspecto, et est magna fila ad ingressum et egressum ea, ubi peregrini de tota Italia, sed specialiter de ipsa Parma, eunt pro anima eorum. Et infacti sunt multi et multi li fideli qui, latente manu cartula cum impressa icona de sancto Bancomato, quereno de strisiare ad sacerdotes, pro obtinere indulgentia peccatorum eorum. Et credo firmiter qui illi fideli sieno sancti et purificati coram Deo Consumo, propter quantitatem de sacrificiis. Et invero est magna fortuna pro civitate Parmae de habere dicta basilicam de Santo Mediaworldano et de Sancto Brico prope alio ampliandum sanctuario de Sancto Ipercoopo! Et ille ecclesie non sunt de meno de ecclesie de Sancta Ikea, qui sunt in Brixia, in Bononia et il Mediolano. Et sic ego Fridemanno vidi, et quod vidi est verum et ad maiorem Dei Consumi gloria. Amen.
postato da qoelet | 08:50 | commenti (6)


giovedì, maggio 13, 2004
 
Sono giovani e sono americani. Dovevano arrivare ieri in tarda mattinata, invece sono arrivati nel pomeriggio e stanno visitando la nostra sala monumentale. Come al solito i gruppi di lingua inglese toccano a me e, si sa, inglesi e americani parlano solo inglese e americano (che poi sono la stessa cosa). "Oh God, at least somebody speaking english!", mi dicono. Si stupiscono sempre che in Italia tutti parlano italiano e non sanno l'inglese. Io gli rispondo che lo troviamo più comodo il parlare la nostra lingua nazionale e che ci serve a scuola, dato che qualcosina scritta bene in una decina di secoli l'abbiamo ammucchiata anche noi... E siamo di fronte all'affresco della vittoria di Lepanto, che poi non è che una salivatissima leccata di deretano ai padroni di turno, i Farnese che da non molto erano diventati duchi di Parma per lo sfacciato nepotismo del papa loro avo, ossia Paolo III. Di fronte ad una immagine di guerra il loro interesse, che fino ad allora è stato scarso, si rianima. Mi chiedono che cos'è Lepanto (!!!), rispondo loro che è la più importante battaglia navale del sedicesimo secolo, in cui la flotta della lega europea sconfigge gli ottomani. E per evitare di essere tirato dentro ad inutili polemiche bado bene ai termini che uso: "europei" e "ottomani", in modo che al massimo possano pensare che s'è vinto contro ad un esercito di divani. E invece no! Per via di quel coacervo di mezzelune che garriscono sulle bandiere, mi dicono "Ah, muslims!". E comincio ad incazzarmi... "Yes, of course, in the Ottoman Empire they were muslims". E poi si gira faccia-da-pancakes e mi dice che già da allora gliele suonavamo come si deve. E i coglioni adesso mi girano ma forte forte, e io li lascio girare. E gli rispondo che i turchi un secolo dopo erano sotto le porte di Vienna, che furono un impero enorme ed una civiltà stupenda, tecnologicamente molto più avanzati dell'Europa. Ma soprattutto che quella vittoria, giustificata come una guerra santa, una nuova crociata, serviva solo per riconquistare gli scali commerciali che gli europei avevano perso dopo la conquista turca di Cipro, ovvero che sotto tutto quello scomodamento di santi e madonne c'erano come al solito le sole e uniche divinità delle guerre: il denaro e il potere. "As today, in Iraq", concludo... Faccia-da-pancake & Co. mi guardano un po' allibiti, anche perché nel frattempo io devo essere diventato rosso in faccia. Non rispondono nulla, anche perché la storia non dev'essere proprio il loro forte. "And now our visit is going to finish. Let me take you to the exit, if there're no more questions"...
postato da qoelet | 10:52 | commenti (6)


martedì, maggio 11, 2004
 
Secondo voi com'è il signor Splinder? Intendo la sua personificazione... Come ve lo immaginate?
Andiamo con ordine. Innanzitutto il Signor Splinder è di sinistra. Senza dubbio. Perché basta leggere i suoi blog per vedere che di certo è di sinistra... Ci sono altri Bolg Hosting molto più borghesi, in cui tutti quelli che scrivono sono belli e strafichi, mentre noi di Splinder siamo un po' più sullo sfigatello: template rudimentali, link che non funzionano, commenti inghiottiti nel nulla... Però siamo spigliati, veri, da centro sociale autogestito. E anche ironici, anzi autoironici, quindi non estremisti. Insomma, di sinistra ma non troppo rifondaioli: chi ci considera alla stregua dei pericolosissimi black-blog che a Genova scagliavano dischi fissi da 40 giga infuocati contro le forze dell'ordine non ha capito chi siamo. In definitiva, io il signor Splinder me lo immagino come un cittadino di un paese a socialismo reale. Anche perché qui è tutto gratis ma funziona da cani... E siccome Splinder come nome fa molto teutonico (dovrebe magari essere Schplinder, però non siamo petulanti, suvvia...), io me lo immagino come un giovane cittadino della Germania est, la vecchia DDR, prima della caduta del muro. Avete presente il protagonista di Goodbye Lenin? Ecco, io Herr Splinder lo immagino così. E sicuramente è anche un benefattore dell'umanità e a Yad Vashem ci deve essere il suo alberello d'ulivo: come dimenticare, infatti, l'eroica saga di Splinder's List? La lista è vita, fuori della lista nulla esiste. Pensateci bene! Chi siete veramente voi, qual è la vostra vera identità: persone reali o scrittori di blog?
Insomma, compagni, diciamocelo! Siamo Splinderiani e ce ne vantiamo...

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lunedì, maggio 10, 2004
 
Sabato pomeriggio festina di compleanno canonica. E meno male che almeno il tempo ha retto e s'è potuto star fuori! La festeggiata era la piccola L., per sua somma sventura figlia della M., che non è una donna, bensì un boiler in sembianze umane. Il sopraddetto boiler è collega di lavoro della mia ex-moglie, e se penso che un anno siamo pure andati in ferie assieme... Io suo marito lo beatificherei in vita, caso unico nella storia del cattolicesimo ma certamente del tutto meritato. Mise dello scaldabagno: 100 leggiadri chilogrammi vestiti di panta verdine modello copertina di Cioè e una giacca in sintetico bianco senza maniche modello velina. Che fisicamente brutta è brutta, ma in compenso di viso sembra un pitbull... Al taglio della torta ha rimproverato il marito (per la duecentesima volta) perché stava tagliando la torta: che non era mica lavoro suo visto che loro pagavano per l'animazione. Mica sono servi loro, lei è impiegata, suo marito ingegnere porta a casa tremila euro al mese a furia di spaccarsi la schiena in trasferta, anche se poi mille se ne vanno per il conto di Figurella, dove la sua boiler-consorte si reca settimanalmente per passare in un solo pomeriggio dai 102 ai 100 chilogrammi grazie ad un violentissimo processo di disidratazione, ampiamente compensato dai tre litri di Coca-Cola che beve al ritorno a casa. Però il villino dove vivono l'hanno pagato i suoi, giusto per poterci andare senza chiedere permesso ogni volta che vogliono e per potere zittire il genero ogni volta che se ne presenti il bisogno...
Le animatrici erano molto molto improvvisate. A metà pomeriggio gioco della pentolaccia, solo che in alcuni palloncini appesi e da far scoppiare a bastonate c'erano premi, in altri nulla. Grave errore che ogni genitore avrebbe accuratamente evitato. E poi premi possibilmente uguali o simili per tutti... invece no! Casualmente la festeggiata esplode il palloncino con dentro il braccialetto in argento, alla mia piccola come a quasi tutti gli altri spetta un... foglio di giornale. Lei ci rimane male e le vengono i lacrimoni. La chiamo, con fare misterioso e alzando la voce stendo il foglio appallottolato, con sempre maggiore enfasi fingo di leggere: che meravigliose notizie tra quelle righe! Dicono che tanti bambini del mondo sono felici, che i gattini che avevano perso la mamma l'hanno ritrovata, che domani ci sarà il sole! Il visino della piccola pasionaria s'illumina, l'espressione cambia. Adesso un capannello di bimbi è intorno a me e mi chiede di leggere ancora: la magia è compiuta! Il regalo più bello è il nostro foglio di giornale! E dopo due minuti la L. va da sua madre e si lamenta, si lamenta che a lei è spettato il braccialetto e ad un'altra il foglio con le belle cose scritte sopra...
Dio mio come ho goduto!

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venerdì, maggio 07, 2004
 
Quanto mon amour sia fantastica già lo sapete! Fu persino accusata di non esistere per quanto bene ne parlai ed anche nei miei confronti si avanzò un qualche sospetto. Ma ci sono volte in cui riesce ancora a stupirmi! Poche sere fa, mentre lei ancora lavora, mi accingo a preparare qualcosa da cena. Nel secchiaio ancora qualche tazza sporca e alcune filtri di the dal giorno prima. Cerco la spugnetta per dare una pulita. Trovarla la trovo, al solito posto, solo che o io ne ricordo male le dimensioni oppure 'sta spugna s'è ristretta... Poi la osservo meglio e noto che è... tagliata! Qualcuno l'ha tagliata grosso modo nel mezzo, si vede chiaramente il passaggio delle forbici! Penso che un pericoloso maniaco feticista possegga le chiavi di casa e che nottetempo s'introduca furtivamente nella nostra cucina per tagliarne le spugnette! Non c'è altro plausibile motivo... Vado in sala, per spiegare a mon amour che dovremo cambiare la serratura della porta: "Hai visto 'sta cosa? Strano no?". "Ah, sì, l'ho tagliata io. Quando la Milla è stata male". Io non afferro il nesso e la guardo perplesso. "Quando la Milla è stata male io ho pulito per terra con quella spugnetta, e poi mi faceva schifo... Allora ho tagliato la metà sporca e ho tenuto l'altra!".
Voi dovete sapere che mon amour, quando entra in libreria, alla cassa tira fuori il libretto degli assegni. Io la amo per questo, sia chiaro... Voi dovete sapere che mon amour, quando entra all'Ikea, in Finlandia iniziano ad abbattere nuove porzioni di foresta... Io la amo per questo, sia chiaro... Voi dovete sapere che mon amour, quando entra in una serra che vende piante grasse, ha il potere di risollevare il PIL nazionale di un paio di punti percentuali. Io la amo per questo, sia chiaro... Però ieri ero alla Coop e ho visto che, in media, le spugnette da cucina costano 25 centesimi di euro l'una...


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giovedì, maggio 06, 2004
 
Avete presente le mie bimbe che giocano alla città? Ognuno ha la sua funzione: a me di solito fanno fare l'ortolano (come fare senza!), poi c'è il giornalaio, il vigile, la maestra della scuola, ecc. ecc. C'è anche la banca, ovviamente, ma da quando mesi fa la piccola mi ha accompagnato all'interno di un bancomat, da allora il banchiere è spesso sostituito da uno sportello automatico. Forza del progresso! Fatto sta che la più piccola del mio genio guastatori ha pure una passione esagerata per il reality game... Sì insomma, perché la città le dia soddisfazione deve essere particolarmente verosimile. E così ha scoperto la buca del videoregistratore... Cosa di più somigliante al bancomat del babbo? E così, mesi fa, alla sera mi chiedono di rivedere per la ottocentosettantaduesima volta la carica dei 102. Prendo la cassetta, la infilo nel videoregistratore mentre il genio guastatori si accomoda sul divano, spingo e... plof, la cassetta torna indietro. Spingo ancora, ancora me la risputa. Una terza volta, per la terza volta ritorna. La piccola mi dice: "S'è incattato i bancomat?". Io subito non ci faccio caso (ne dice di cose strane!) e continuo ad armeggiare intorno a quell'arnese che non vuol saperne di funzionare. Eppure l'avevo usato anche il giorno prima! "S'è incattato i bancomat?". Al secondo avvertimento della pasionaria mi insospettisco: "Cosa vuol dire s'è incastrato il bancomat?". Lei percepisce il tono tra il severo e il rassegnato della mia voce e si avvale della facoltà di non rispondere. "Cosa hai fatto al videoregistratore!?!?!". Apro lo sportellino e in fondo in fondo vedo di ogni, ma in particolare molte carte del "Loro Crescono Così!", favoloso gioco educativo modello domino che insegna ai bambini come crescono e si sviluppano le specie animali e che loro, of course, non hanno mai guardato... Che posso fare? Rassegnato stacco le varie prese, prendo la cassetta degli attrezzi e mi accingo a smontare tutto l'ambaradan. Impiego circa mezz'ora, e durante l'operazione mi devo anche sorbire la piccola che mi osserva e dice: "Guadda guadda, quatti bancomat m'aveva ciucciato!". E come si fa a essere severi con una così...
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mercoledì, maggio 05, 2004
 
Ho appena fatto una figura di merda mondiale. Anzi, cosmica! Con calma, dato che sto ancora sudando... Sono in monumentale, solita pappardella per una seconda media. Entrano quattro persone, di cui una di colore. Con loro una signora simpatica e davvero preparata, una guida americana che già conosco ed una delle poche che apprezzo per la sua gentilezza e intelligenza. Quando termino, mi avvicina e mi presenta il distinto signore, che capisco essere africano dall'accento del perfetto inglese che parla. Mi dice il suo nome, ma io non l'afferro perché i nomi africani sono ostici per me occidentale. Gli chiedo da dove viene, lui mi dice d'essere nigeriano, di passaggio a Parma per un paio di giorni. La guida mi interrompe e dice con un poco di enfasi che il signore che ho davanti è un premio nobel per la letteratura... Subito penso ad una specie di scherzo, ma lei non è il tipo. Cazzo un nobel della letteratura! Rimango interdetto e non so cosa dire, faccio la figura, insomma, del Don Ferrante di Manzoni col suo "si figuri"! Per togliermi dall'imbarazzo saluto e vado in ufficio... Poi mi viene in mente che c'è a Parma la B., che lei insegna letteratura africana! Non posso non dirle nulla... La chiamo subito e le spiego tutto. "Ma allora sarà Achebe! È nigeriano?". "Sì, B., è proprio nigeriano, questo me l'ha detto!". "Allora è Achebe... Che bello! È quello che ha scritto Things Fall Apart... Un capolavoro! Invitalo a cena, chiedigli cosa fa a Parma, mi piacerebbe incontrarlo". "Sì, ma come faccio?". "Avvicinalo con una scusa, dai!". Poi... l'illuminazione! Cerco sul nostro catalogo e trovo che possediamo un paio di romanzi di Achebe, corro e ne prendo uno, torno in sala e li trovo ancora lì. Mi avvicino alla guida americana, la chiamo, e quando lei si avvicina le chiedo sottovoce: "Is he Mr. Chinua Achebe?". "Lei farfuglia qualcosa che mi pare un sì. Carpe diem, mi dico, ecce nunc tempus acceptabile! Gli sono di fronte e gli chiedo di autografare il libro, dicendogli che è un grande onore per noi averlo a Parma e nella nostra biblioteca. Lui prende il libro e mi dice: "Ah, he is a collegue! He is nigerian too!". E io mi dico che 'sto geniaccio qui è pure simpatico e sto al gioco: "Ahahahah, yes I know you know him, he is a good guy!". Poi piazzo la cagata finale, il mio coupe de genie! "I've read Things Fall Apart! It's great, one of my favourite books". Prego notare che io di 'sto titolo nemmeno sospettavo l'esistenza... È in questo momento che comincio a notare il suo imbarazzo, il tutto mentre il povero coloured nobel prize mi firma malvolentieri il libro che continuo a ficcargli sotto il naso. Poi alzo appena lo sguardo e vedo dietro di lui le due giovani donzelle accompagnatrici: una è viola in viso, l'altra si tiene la pancia per non ridere. Sono italiane, si capisce dalla mise... Di quella viola riesco a leggere il labiale che dice, disperatamente: "Non è lui, non è lui!". È a questo punto che devo essere diventato bianco. Ma bianco bianco, peggio di Michael Jackson! E lui che insiste: "He is my collegue, my name is Wole Soyinka". Saluto, probabilmente a gesti visto che non riuscivo più a parlare, e scappo nel mio ufficio... E secondo me è pure verosimile che Achebe picchiasse da piccolo Soyinka in cortile, ovvero che i due si stiano sui coglioni in una qualche maniera. Perché quando io faccio figure di merda le faccio cosmiche.
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martedì, maggio 04, 2004
 

Apro la scatola e oltre all'attrezzo ci trovo un breve depliant illustrativo. Lo leggo, non si sa mai ci sia una garanzia o alcune istruzioni particolari... No, mi fa solo i complimenti per aver scelto quest'accessorio "essenziale per l'igiene del vostro gatto e per la pulizia della vostra casa". "Hai sentito Milla? È addirittura essenziale! Dai che inauguriamo la tua nuova ciotolina tecnologica! Così anche noi evitiamo di dover scopare per terra ogni volta che mangi...". Mi chiedo se l'attrezzo sia stato studiato bene, se il peso del gatto sia sufficiente, nel momento in cui preme la pedanina gialla, a far aprire lo sportello in cui si mettono le crocchette e l'acqua. Il depliant pare molto sicuro di sé: "Per tutti i gatti e di tutte le pezzature! In pochissimi giorni il vostro amico a quattro zampe sarà piacevolmente già abituato al nuovo e pulito modo di mangiare...". In effetti non pare nulla di complicato! Il micio si avvicina alla ciotola, appoggia la zampetta sulla pedana perché non può fare altrimenti, ce l'ha proprio davanti, lo sportellino si alza e... voilà, la pappatoria è servita! Vai Milla che per te è uno scherzo, che sei una gattina super-intelligente!! ...
"Amore, secondo te quanto è pochissimi giorni?". "In che senso?". "Nel senso che quando rientro a casa per primo verso le sei la Milla ha certe fami arretrate! Poveretta, comincia a miagolare quando mi sente sulle scale e appena apro la porta si fionda dalla ciotolina tecnologica! A volte la trovo in mezzo alla stanza, che la Milla a furia di cercare di aprire il coperchio con la zampetta ci fa fare i chilometri a 'sto arnese". "Ma dai, ormai imparerà! Quant'è che l'abbiamo presa... Saranno ormai due settimane!". " Ma sì, dai, anche perché tutte le volte la prendo, la metto di fronte alla ciotolina, le prendo la zampetta, gliela faccio appoggiare sulla pedanina, la ciotola si apre... Insomma, l'avrà fatto ormai duemila volte 'sto movimento! Solo che, poveretta, quando riesce a infilarci il muso alla sera la svuota da tanta fame ha. So anch'io che quando poi ci sediamo per cenare lei arriva e fa certi stronzi nella cassettina che sembra un cristiano!". ...
Arrivo a casa alle sei circa, come faccio spesso. Questa volta però non sento miagolare la Milla! Bene, mi dico, ha finalmente imparato ad aprire la ciotolina tecnologica. Era ora, dopo tre settimane abbondanti! Apro la porta, la Milla è in cucina. Mi siedo per capire cosa sta succedendo... Scena: Milla si avvicina alla ciotola. Per la prima volta, finalmente, non lateralmente, ma di fronte, dove c'è la pedanina gialla grossa come una casa, quella sulla quale è impossibile per un gatto di dimensioni normali non appoggirsi se ti avvicini col muso alla ciotola tecnologica. La zampetta timidamente si appoggia, lo sportellino timidamente sale, la Milla infila il muso per mangiare ma, con movimento innaturale, contemporaneamente sposta la zampa, la ciotola si richiude sul suo naso, la Milla si ritrae. Prendo la Milla in braccio: sul suo nasino c'è il solco delle 963 chiusure di sportellino odierne... Reprimo la fortissima tentazione di ritirare fuori il suo vecchio piattino in plastica e riempirlo di crocchette. La reprimo perché ormai è una questione di amor proprio: nessuna cosa al mondo potrà mai convincermi che la nostra Milla sia, come dire, un pochetto tonta! ...
Ma perché tutte quelle crocchette sul pavimento? La ciotola tecnologica doveva servire proprio a questo, a tenere la cucina pulita! Mi apposto, devo capire cosa succede... Pochi minuti e arriva la Milla. Mette la zampetta sulla pedanina, il coperchio si solleva, con scatto felino (ovviamente...) Milla infila l'altra zampa nella ciotola e fa uscire alcune crocchette sul pavimento. Poi, con infinita pazienza, le mangia una ad una. Ed è passato un mese! Ormai disperiamo!! ...
Oggi a pranzo era ospite la nostra amica B., dalla lontana Scozia! Ha subito notato quella strana scaletta per nani vicino al frigorifero e da subito ha pensato che supplisse a quegli otto centimetri che farebbero comodo a mon amour quando deve prendere qualcosa dall'ultimo ripiano della credenza. Poi entra in cucina la Milla, con fare molto teatrale. Attraversa la stanza, da vera diva, appoggia con portamento regale la sua bianca zampa sulla pedana gialla, lo sportello si apre e... voilà, il pranzo è servito!! "Che figata! La voglio anch'io per il mio Max a Edimburgo!!! Ma quanto c'è voluto perché la micia s'abituasse?". "Pochi giorni, B., pochi giorni... C'è scritto anche sulla scatola!".
E il primo che mi viene a dire che la Milla è un po' tonta se la deve vedere con me...






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lunedì, maggio 03, 2004
 

Moi: "Certo che adesso la mia macchina quasi non la uso più! È praticamente ferma in garage da tre mesi! E mi parte uno stipendio all'anno solo di bollo e assicurazione per quel cesso... Si potrebbe quasi pensare di venderla". Mon amour: "Sì però, dai, quella volta che serve... E poi con le bimbe, se capita che ce ne sia bisogno... Io non la venderei". Moi: "Però bisogna trovare il modo di spendere meno. Ma perché non aprono a Parma un Car Sharing? Quella sì sarebbe una magata, risolverebbe tutti i problemi. E poi fa anche molto sviluppo sostenibile! Mi sta simpatico il Car Sharing...". Mon amour: "Ma sì, dai, si risparmia sull'assicurazione! Ne fai una telefonica... Oppure adesso ci sono quelle che si paga solo per i chilometri fatti". Moi: "Ah, è vero, l'avevo sentito dire anch'io! Non sarebbe male, se pagassi un tanto a chilometro mi costerebbe davvero poco...". Mon amour: "Vedi che si trova una buona soluzione? E poi, se questa nuova assicurazione ti costasse più di quella che hai adesso, potresti sempre continuare a pagare quella di adesso!". Moi: (Con sguardo fisso, pallato...) "???".

Come dire... Oltre alle tante altre qualità che mon amour possiede, è anche... Tautologica! Che culo che ho.

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Venerdì sera, ore 18.30 circa, casa di mon amour. "Allora cosa vuoi fare?". "Lavoro, io rimango in casa e lavoro... E 'sta campagna elettorale del cazzo, e il sito da aggiornare, e quella copertina da consegnare... Proprio non ce la faccio! Ma tu esci, senti qualcuno". "Ma no, dai, sto in casa anch'io. Ti preparo una tisana, ti guardo mentre lavori, che sei bellissima quando lavori, così leggo un po' che da quando vivo qui non leggo quasi più!".

Venerdì sera, ore 19.00 circa, casa di mon amour. "Pronto? Ciao M.! E allora, come va... È una vita che non ci si vede, davvero! Cosa faccio stasera? Ma guarda, pensavo di stare a casina buono buono. Tu bevi qualcosa con Max? Ah, al Bacco... Ma sì, dai, non torniamo tardi! Allora passa a prendermi... Sì, qui verso le dieci va bene. A dopo, ciao".

Venerdì sera, ore 19.30 circa, casa di mon amour. "Allora stasera rivedi M.!". "Sì, così ci raccontiamo un po' di cose... C'è anche Max, mi ha detto M. che s'è rimesso insieme alla T.! Ma non torno tardi". "Ma non preoccuparti, torna all'ora che vuoi, per una volta che esci... Tanto io quando ho finito di lavorare mi metto sul divano con un po' di tivù e ti aspetto". "No, davvero, non torno tardi, non ne ho proprio voglia... Se quando torno ti sei addormentata ti metto a letto io". "Senti un po', vieni un attimo in camera... Spogliati per piacere... No, no, spogliati tutto... Dove ho messo quel pennarello per truccare i bimbi... eccolo qui!". "Dove hai messo cosa? Pennarello!?!? Ma per cosa...". "Ecco adesso stai fermo e in silenzio due minuti...".

Venerdì sera, ore 22.00 circa, marciapiede di fronte a casa di mon amour. "Ciao M.!". "Ciao bello! E allora, come va?". "Da Dio, va da Dio". "Ma cos'hai lì sul braccio? Sei sporco?". "No, non è sporco, è una scritta". "Una scritta? Ma cosa vuol dire PROPRIETÀ PRIVATA? E qui, sull'altro braccio? QUEST'UOMO È MIO!?!?". "E non puoi vedere cosa m'ha scritto sulle cosce, in alto, intorno all'u*****o! C'è tutta una serie di maledizioni... Sulla schiena invece è stata più spiritosa, ha fatto una freccia che va verso il basso e c'ha scritto sopra GRAN BEL CULO". "Ma esci così?". "No, tranquillo, adesso mi scortico vivo e poi ci andiamo a fare una birra... Certo che esco così!". "Ma cos'è, una nuova moda?". "No, è mon amour, semplicemente mon amour...".

postato da qoelet | 10:29 | commenti (3)