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venerdì, aprile 30, 2004 Non me l'aspettavo, davvero, che mi telefonasse l'amico T. Quant'è che non lo sentivo? Quanti anni? È della vecchia compagnia, quel gruppo di matti coi quali ci si vedeva ad ogni fine settimana, quel gruppo di matti che amava definirsi "quelli di Auriga". Auriga... Mamma mia quanti ricordi! Quella casa appoggiata dove le prime colline del parmense iniziano a diventare Appennino, con quel panorama stupendo sulla val Baganza. Quante feste, quante fughe in quella casa dai muri di sasso! Colletta ogni inizio d'anno e affitto pagato al contadino per avere uno spazio nostro, dove stare insieme. E affanculo tutte le discoteche! Lì avevamo tutto, avevamo tutto perché non c'era niente a parte un frigo sempre pieno di birra, un calcetto sgangherato al piano di sopra e venti metri quadri decentemente spiani dove giocare a pallone. Mi ha chiamato T., perché domenica ci ritroviamo tutti (e sembra davvero che ci siano quasi tutti, figli inclusi) per una grigliata a casa di C. Dio mio quante cose dobbiamo raccontarci... A pensarci bene, credo che sarà la prima volta in due anni e mezzo che incontrerò vecchi amici col cuore leggero, senza aver bisogno di qualcuno che ascolti per forza la mia storia o senza dover glissare su certi argomenti. Sarò leggero, come una piuma. Guarderò le mie bimbe giocare con le bimbe dei miei amici, ascolterò gioie e dolori di persone che ho perso di vista da un pezzo ma alle quali voglio ancora bene come dieci anni fa. E spero anche di trovare tra tutti gli occhi i suoi occhi, spero di trovarli e sorriderle, di un sorriso che dice che sono felice di averla lì, al mio fianco. E spero che il mio sorriso urli a tutti i miei amici che la vita è stupenda, adesso che c'è lei, adesso che le nuvole nere sono passate, adesso che il sole scalda, adesso che il futuro non fa più paura, adesso che ti amo... giovedì, aprile 29, 2004 Sogno un'Europa forte e unita, che sia spazio di libertà e che difenda le conquiste sociali degli ultimi decenni, in poche parole quelle che gli americani stanno svendendo in pochi anni. Sogno un'Europa che non abbia più bisogno di protezione, né da est né da ovest. Sogno un'Europa di popoli liberi e fieri, un'Europa che sia d'esempio ad altri popoli che sognano libertà e fierezza. C'è qualcuno di voi che sogna insieme a me?
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14:59 | commenti (3)
Uno dei miei peggiori difetti è quello d'essere, come dire... improvvido. Nel senso che agisco d'istinto, spesso non penso alle conseguenze delle mie azioni. Ad esempio: mi ostino a non aprire una casella di posta personale dove far confluire tutte le cagatine che mi spediscono e continuo così ad utilizzare quella dell'ufficio. È vero che la posta la apro solo io, è vero che solo io conosco la password del sistema, è vero che cancello immediatamente certi file troppo osé (dopotutto lavoro pur sempre in un monastero)... Tutto questo è vero, ma l'imprevisto è sempre in agguato! Come quella volta che quel deficiente di R., compagno di squadra e di mille avventure, mi spedisce due righe con allegato un file che prometteva qualcosa di simpatico. Nell'ufficio eravamo in due, io e Padre A., che però stava seduto nel tavolo a fianco e non poteva vedere il monitor. Nessun problema, quindi! Doppio click sul file "Cosa ci faresti a questa" e mi appare una vecchia lardona a 90: il che sarebbe anche sopportabile, se non fosse che dopo due secondi dall'apertura del file parte a volume pauroso una scoreggia da Guinness dei primati e della durata di almeno dieci secondi. Padre A. salta sulla seggiola, poi, noblesse oblige, fa finta di nulla. Io, pur di non rivelare il mio cazzeggiamento in rete, divento viola ma sto zitto. Sono seguiti alcuni minuti di silenzio durante i quali l'unica reazione del mio coinquilino, che paventava a ragione l'approssimarsi di mefitiche nubi, è stata quella di portarsi il più lontano possibile dalla mia scrivania, verso l'armadio, che ha aperto fingendo di cercare chissà cosa.
È da allora che sto molto attento ai file che apro... postato da qoelet |
10:58 | commenti (6)
mercoledì, aprile 28, 2004 A volte si dovrebbe lasciar parlare più spesso il proprio corpo. Avete presente le teorie sull'intelligenza umana? Quelle che parlano di un'intelligenza logico-matematica, ma anche di intelligenza relazionale, intelligenza emotiva ecc. ecc. Ecco, io credo che esista anche una intelligenza del corpo, che esista una forma particolare di sapere che la nostra carne possiede e che, per noi occidentali nipotini di Cartesio, è molto difficile lasciar parlare. Io ne ho sempre avuto il sospetto, ma oggi lo so! È mon amour che me lo sta insegnando...
Il solletico. Vi siete mai soffermati a considerare con attenzione il solletico? Io sì, e mi ha sempre incuriosito questa cosa. Perché se io mi lavo in certi punti, oppure in certi punti mi sfioro, non provo alcun solletico, ma se lo fa un'altra persona, cavoli, salto per aria! Non riesco proprio a controllarmi! Nonostante io ordini al mio cervello di non farlo, niente da fare. Toccatemi lì e io salterò come un grillo, è più forte di me. Mi succedeva anche con mia moglie, anche se tentavo disperatamente di controllarmi, per non parlare delle donne che hanno visitato il mio letto da quando sono separato. Ma non con mon amour! Ebbene sì! Con mia profonda meraviglia mi sono accorto che quando lei mi sfiora, mi bacia... niente! Il mio corpo l'adora, l'accoglie come se l'avesse aspettata da sempre. È un po' come se lei fosse la padrona di casa, come se possedesse l'intimità della mia pelle. E devo anche ammettere che ne fa un ottimo uso. Dovreste tutti ascoltare con attenzione l'intelligenza della vostra pelle, quando vi parla. postato da qoelet |
15:17 | commenti (4)
martedì, aprile 27, 2004 Trentasei anni. Oggi compio trentasei anni. Chi il primo a farmi gli auguri? Ovviamente mon amour, che pochi minuti dopo mezzanotte mi ricopriva di baci. Poi il mio fratellone, alle 8.20, con un messaggio bellissimo: "Cento anni di quest'ultimo anno". Ma quanto ha ragione, quanto mi conosce bene il mio fratellone! Poi l'amico A., alle 8.45, dall'autostrada, mentre è in viaggio per Lodi. Trentasei anni... Qui qualche bilancio bisognerà cominciare a farlo! Per ora mi vengono in mente solo le ultime righe di una poesia di Robert Carver, una delle prime cose che mon amour mi lesse di notte, durante una delle nostre notti: Ho amato? Sono stato amato?... postato da qoelet |
08:57 | commenti (15)
lunedì, aprile 26, 2004 Ragazzi, ho bisogno di voi. Ho bisogno del vostro consiglio. Domanda. Se la vostra ragazza vi dice che "ti sanguina il naso una volta al mese perché non fai che pensare alla figa", vuol dire che: 1) È stanca della tua eccessiva esuberanza sessuale: abbassa i ritmi. 2) Ha aderito ad una nuova setta mistico-medica che fa sue strane teorie concernenti il ciclo mestruale. 3) Semplicemente ti sta prendendo per il culo dopo una bottiglia di malvasia. Fatemi sapere, vi prego, fatemi sapere. Perché io non ci dormo la notte su questa cosa. Magari sarà successo anche a voi prima di me, magari non è così grave... postato da qoelet |
10:02 | commenti (8)
Le piante grasse mi sono sempre state simpatiche. Molto simpatiche. Sarà perché vivono dove i normali vegetali non vorrebbero mai stare, sarà perché abbisognano di pochissime cure, sarà perché hanno forme bizzarre e divertenti... Insomma, io fino a venerdì sera di difetti nei cactus proprio non ne avevo mai visti. Ma ora sì, ora lo so per certo... Avrei dovuto immaginarlo, tanta perfezione era sospetta! Ho scoperto che se devi passare in uno stretto andito e indossi una felpa abbondante, anzi direi cascante, facilmente una delle spine del cactus medesimo si impiglierà alla sopraddetta felpa. E la spina, malvagiamente, è acuminata e un poco ritorta, così che l'effetto "aggancio-all'amo" è spietatamente efficace. E in più, quando nel tuo spostamento incominci a trascinare il vaso sulla mensola, verso l'abisso, il cactus non ti avverte! Che bastardo, direte voi... Ed è proprio così! Non un guaito, non una seppur flebile vocina... Nulla di nulla! Lui si lascia portare sul ciglio dell'orrido così, come se nulla fosse, come se la forza di gravità non esistesse, come se i cactus fossero capaci di volare. Ora lo so: i cactus sono belli e sanno accontentarsi di poco, ma sono irrimediabilmente pretenziosi e irresponsabili. La prossima volta che una pianta grassa vi dice che lei sa volare e vi prega di lanciarla in un burrone, non credetele... venerdì, aprile 23, 2004 Sarò io che sono ignorante, sicuramente. Sarò io che sono antico, sicuramente. Fatto sta che io con l'arte contemporanea ho un brutto rapporto. Forse mi deriva da quella volta che qui nella nostra sala monumentale ho dovuto aiutare ad allestire quella mostra... Patrocinata dall'Associazione ArteOltre (e già dal nome dovevo capire tutto!) presentava il meglio della scultura parmense degli ultimi anni. Fatto sta che io tiravo cancheri vari tentando di sistemare al posto assegnatogli un enorme fallo di marmo, che l'autore aveva abbandonato in mezzo alla navata centrale, dove io avevo detto chiaramente che non si poteva mettere nulla. Nell'operazione di spostamento, per non sporcare il bianco e immacolato candore di quell'enorme cappella, mi avvalevo di due stracci con i quali maneggiavo l'arnese. Ho quasi finito, quando mi chiamano al telefono; ci appoggio gli stracci sopra e mi assento per cinque minuti. Quando torno, un gruppetto di eruditi turisti circondano la scultura: mi fermo ad ascoltare i loro commenti... "Minimalista, direi... Tu cosa ne pensi?". "Mah, secondo me c'è molto di De Chirico". "E poi quegli stracci, abbandonati lì... Secondo te cosa vuole dire l'artista?". "Ah ma sono stracci veri? Non è marmo?". "Ma no, cara, non vedi? Sono stracci veri! Geniale, quello certamente è il centro della composizione! Interessante l'accostamento di due materiali tanto eterogenei... Marmo e stoffa! Mi piace, mi piace". "Ma non sono fissati con niente?". "Cara, è una composizione da interno!". "Ah, già, non ci avevo pensato...". Chiedo permesso e mi avvicino al fallone e, dopo aver dato un'ultima spazzolata al glande, prendo gli stracci e mi allontano. Ma lentamente. Nella speranza di sentire il successivo commento. E invece nulla, il gruppetto si disperde piano piano, e lo Sgarbi dei poveri si lancia in un'altra feroce disquisizione sulla statua a fianco, uno stupendo cubo in roccia calcarea...
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14:30 | commenti (15)
giovedì, aprile 22, 2004 Domenica sera cena per il mio compleanno e quello dell'amica R. Festeggiamo assieme, con pochi intimi amici. Ieri R. è stata a casa nostra (porca vacca, ho scritto casa nostra...) e s'è fermata a cena con mon amour mentre io uscivo per il solito allenamento. Quando sono rientrato ho incassato i complimenti per la mia zuppa di legumi. Ebbene sì, ho scoperto alla Coop questi sacchetti misti di legumi secchi biologici: costano niente e sono la base per stupende e salutari minestre... Però quella di domenica sera la personalizzo un poco. Soffriggo un po' d'aglio che poi toglierò dalla terrina, faccio andare i legumi, lentamente, in acqua assieme a quelle due croste di parmigiano che ho in frigo. Sono indeciso se aggiungere un pochetto di pancetta affumicata a cubetti, per rinforzarne il gusto. Magari la faccio soffriggere con l'aglio in modo da renderla croccante, giusto perché rimanga abbastanza consistente sotto i denti... Vedremo. Alla fine salo con dado biologico e aggiungo un leggero battuto di odori, sicuramente salvia e rosmarino. Magari metto anche un pizzico di peperoncino. I crostini li tosto sul momento, domenica sera, come anche il riso basmati che farò cuocere per pochissimi minuti. Alla fine due foglie di basilico fresco e un bel giro di olio extravergine di quello buono.
Si accettano consigli per eventuali modifiche in itinere... postato da qoelet |
11:05 | commenti (9)
mercoledì, aprile 21, 2004 Questa mattina m'è toccato un gruppo di 65 bambini bresciani di quarta e quinta elementare in visita al monastero. Sarebbe lunga dire tutto, mi limito ad alcune osservazioni antropologiche. Esordio come segue: un tipino biondo e grassottello mi avvicina con gli occhi spalancati e, parlando molto lentamente, mi chiede "S-C-U-S-I-C-H-E-C-O-S-A-P-A-R-L-A-T-E-Q-U-I-A-P-A-R-M-A-F-R-A-N-C-E-S-E-O-I-N-G-L-E-S-E-?". Strabuzzo gli occhi per capire se mi sta prendendo per il culo e siccome passano alcuni secondi e io rimango, come dire, basito, il tipino si volta verso il suo compagno col cappellino della John Deere e gli dice: "Sto quaaaa non caaapise nienteeeee!". Al che gli dico che a Parma parliamo italiano. Lui pare molto colpito dalla cosa, si va a mettere nelle ultime file e non dice più nulla. Secondo quadretto: Siccome il gruppo è di Chiari, uno dei loro maestri che si diletta di storia locale sa che esiste in monastero un affresco che ritrae Isidoro da Chiari, monaco famoso per chi conosce la storia della chiesa del '500 (ovvero io e pochi intimi...). In effetti è vero, e mi compiaccio col maestro! Volentieri li accompagno di fronte all'affresco e cerco di far capire loro con parole semplici la grandezza dell'esimio conterraneo. Nel silenzio del gruppo si leva un "Và che faaacia da piiirlaaaa!". Risata generale, fine della visita. Proposta concreta. Propongo che, per la salvaguardia del pianeta, i bresciani siano costretti a restituire tutto l'ossigeno da loro sprecato nell'inutile allungamento di ogni seconda e ultima vocale pronunciata. Dato il numero di abitanti della provincia di Brescia, ho calcolato che tale quantità del prezioso elemento equivale al 30 per cento circa dell'ossigeno prodotto ogni anno dalla foresta amazzonica. postato da qoelet |
16:16 | commenti (9)
martedì, aprile 20, 2004 Il nonno di mio padre, vale a dire il mio bisnonno, si chiamava Carlo, per tutti Carlèn. Aveva un cane che si chiamava Togo e che durante tutti i pasti aveva il diritto di stargli seduto e fermo di fianco, nella speranza di una buccia di mela o una crosta di pane. Era magro come i cani dei contadini alcuni anni dopo la guerra, quando ancora si faceva la fame. Il mio bisnonno mangiava dalle otto alle dieci uova sode al giorno. Era l'unica cosa di cui c'era abbondanza, perché, visto che la carne la si dava al padrone, le galline erano tante e si mantenevano con poco. Un giorno a cena Carlèn stava sgusciando il sesto uovo, che gli scivolò dalle mani e cadde dalla tavola. Imprecò e si sporse per raccoglierlo, ma l'uovo non si lasciava trovare. Carlèn imprecò di nuovo e si inginocchiò a fianco del tavolo: a questo punto tutta la famiglia si mobilitò alla ricerca dell'uovo rotolato chissà dove. Macché, sotto il divano non c'è, sotto la credenza nemmeno. In tutta questa confusione una sola figura si staglia immobile nella stanza. È Togo, seduto a fianco della seggiola col naso all'insù. Carlèn lo guarda fisso, Togo guaisce piano ma rimane immobile. "Réva cla bòca, réva cla bòca! Tèl chi l'ov...". Togo aveva visto cadere l'uovo proprio sul suo naso, non aveva dovuto fare altro che aprire velocemente la bocca e richiuderla. Ma ora, vistosi scoperto, con sforzo sovraumano (anzi, sovracanino) ingoiò l'uovo intero senza il minimo movimento della mascella e rischiò di soffocare. Questa, ragazzi, è quella che io chiamo fame... Scordavo! Scordavo una cosa importantissima! Venerdì sera abbiamo vinto 3 a 1 contro quelli della Latteria. Battaglia nel fango, ho giocato in mezzo, da centromedianometodista... Ho pure segnato io il primo gol. Adesso siamo terzi da soli e il mister ci deve per il premio partita una damigiana di lambrusco (non sto scherzando!). Cosa si può volere di più dalla vita? postato da qoelet |
11:49 | commenti (2)
lunedì, aprile 19, 2004 Pausa pranzo dai miei. Solo che mia madre deve uscire presto per una visita e mio padre, ovviamente, l'accompagna. Così rimango in casa solo. Mi stufo presto di leggere, c'è un silenzio strano. Nell'aria mancano la musica (ultimanente il mio vecchio propende per la sinfonica tardo ottocento) e i rumori di mia madre in cucina. E mi torna in mente che avevo pensato di mostrare a mon amour alcune vecchie foto della mia infanzia, giusto per ricambiare il piacere di aver visto il suo album alcune sere fa. Rovisto nei cassetti e trovo una vecchia scatola. E dentro ci sono fotografie che mi strappano sorrisi e lacrime. Addirittura un'immagine dei miei che si baciano! Sul serio, si baciano sulla bocca!! Sono sul crinale di una qualche cima appenninica, in abiti da montagna. Poi ne trovo altre in cui mia madre è bellissima, ma bellissima veramente. È a fianco di mio padre e sorridono guardando lontano. Poi trovo una cartolina, di quelle prime a colori: è un paesaggio alpino, la data del timbro postale dice agosto 1968. Indirizzata a mia madre, ha scritte al centro, in bella grafia, solo tre parole: "Ricordando te e A.". Io avevo quttro mesi scarsi, non so perché mio padre era via. Ma mi ha dato una commozione intensissima il pensarmi ricordato da un giovane padre innamorato, mi ha bagnato gli occhi leggere il mio nome lì, su quel cartoncino un poco ingiallito. Sulla foto di me e mio fratello a Parigi seduti sulla tomba di Jim Morrison caliamo un pietoso velo... postato da qoelet |
15:29 | commenti (12)
Sono le promesse di appartenenza, sussurrate o a volte quasi urlate, che costellano le nostre notti. Forse, anzi certamente, perché io sono un uomo che fu tradito, perché lei è una donna che fu fatta soffrire. E poi mi sono da poco imbattuto in un post di Mafalda che mi ha messo addosso una tristezza profonda, un'ansia strana ma conosciuta. Saremo capaci di questa nuova sfida? Possediamo anticorpi sufficienti per vincere le ombre del futuro? Che per ora nemmeno s'intravedono, ma proprio per questo, forse, ci spaventano ancora di più. È credibile che possa continuare tutto così perfettamente? È possibile che a tanto dolore possa succedere tanta gioia, così, senza che nessuno di noi l'abbia programmato, pazientemente costruito, debitamente preventivato? Potremo vivere di questa rendita ancora per quanto? Perché se almeno litigassimo ogni tanto, se almeno ci fosse qualcosa di noi che non ci piace, allora magari sarebbe più semplice. Ma qui è come il deserto dei Tartari! Dov'è 'sto nemico, dov'è il veleno che, a lungo andare, inquina tutti i rapporti e spezza la magia! Vieni fuori stronzo se hai il coraggio...
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11:49 | commenti (7)
Va bene, va bene... Un invito di Cofanaccio è irrifiutabile. Prendo il primo libro che mi capita per le mani? Ragazzi, i libri sono il mio mestiere! Solo che sto catalogando la sezione di guide illustrate... Insomma, nulla di esaltante, letterariamente parlando. "Pescasseroli, come parecchi altri paesi che recano il prefisso Pesco, deriva il nome da pieschio, grossa pietra, masso compatto a cui erano saldamente serrate le prime case; il quale nome è completato da sera (chiude); sicché l'intero vorrebbe dire masso che serra" (Emidio Agostinone, "Altipiani d'Abruzzo", p. 23). Alla qual citazione mi consento di chiosare con un classico e mio personalissimo: "E un bel chi cazzo se ne frega ce lo mettiamo?". PS. Puoi leggere il seguente post anche sul blog di Cofano. postato da qoelet |
11:09 | commenti (1)
Vi sfido. Pubblicamente, apertamente, spudoratamente. Vi sfido. Sfido chiunque di voi a trovare qualcosa di più comico di mia figlia di tre anni che legge la storia della talpa con la cacca in testa. La conoscete? È stupenda e pubblicata in tutte le lingue. La mia piccolina l'ha ascoltata ormai diverse volte ed è in grado di raccontarla solo guardando le figure. Io vi sfido. Se un giorno capiterete da queste parti, ci siederemo su un divano comodo e le chiederemo di raccontarcela. Nulla sarà più come prima... postato da qoelet |
10:17 | commenti (1)
venerdì, aprile 16, 2004 Il nonno di mio padre, vale a dire il mio bisnonno, si chiamava Carlo, per tutti Carlèn. Per tutta la sua vita, salvo rare eccezioni, non si allontanò mai più di 10 chilometri dalla casa dove nacque. A che pro? Nel paese c'era la chiesa per la domenica mattina e l'osteria per la domenica pomeriggio, gli altri giorni si lavorava nei campi fino al tramonto e alla sera avevi voglia solamente di dormire o al massimo di fumare nella stalla ascoltando i soliti racconti dai mezzadri dei poderi vicini. Una sola volta andò in città, a Parma, intorno agli anni '20, perché doveva vedere suo cugino Ginèn per un affare molto importante. Si fece spiegare la strada all'osteria e partì. A piedi. Perché avrebbe dovuto fare diversamente? Per tutta la sua vita era andato a piedi. E provaci tu a spiegare a uno, che non è mai stato più lontano di quel che vede, che differenza c'è tra 10 e 100 chilometri. Insomma, il mio avo si mette in cammino la mattina e alla sera arriva in città. Nei paesi vicini al suo era molto semplice trovare una persona: chiedevi all'osteria o al prete, e ti avrebbero indicato la sua casa. Solo che Carlèn nel "burèg gros" non era mai stato. Quando vide il primo palazzo entrò e, suonato il campanello al primo piano, chiese: "Stal chi Ginèn?". Provate ad immaginare la faccia di quello che aprì la porta... Poi suonò la seconda porta, poi la terza, poi la quarta... Io non so quanti abitanti faceva Parma negli anni '20, però sarebbe stata lunga suonare a tutti. Fatto sta che ad un certo punto la gente del palazzo cominciò a chiedersi se questo granatiere vestito da messa (il mio bisnonno era quasi due metri con due baffi a manubrio stile Savoia) fosse pazzo. "Mo chi sarisol col Ginèn chi?". "Ginèn 'dla Ciùsa", rispondeva Carlèn, perché tutti al paese sapevano che Ginèn stava appunto al podere delle Chiusa prima che andasse a vivere in città. Beh, voi non ci crederete, ma il mio bisnonno riuscì a notte fonda a trovare Ginèn grazie al passaparola degli abitanti del quartiere. Quando antrò all'osteria dove il cugino stava giocando a carte gli disse: "Ginèn, at 'son gnù a catèr". Si sedette e bevve un bicchiere insieme a lui, come se niente fosse. Queste storie me le ha raccontate mio nonno, a tutti i pranzi delle feste comandate. Io le racconterò alle mie figlie. Magari mi beccherò dei "frega niente" nei denti, ma io le racconterò lo stesso. postato da qoelet |
17:24 | commenti (5)
Vi rendete conto che in questo momento mon amour è a piede libero all'Ikea? Con un bancomat ed una carta di credito in mano... Insieme alla cognata, altra nota mano bucata ikeadipendente... E che poco prima di mettersi in viaggio m'ha detto "però riporto il catalogo che ho comprato in edicola, così mi rimborsano un euro e cinquanta" (come dire, per sei secondi, appena entro, sarò in attivo!)... A volte penso che per certa gente sarebbe accettabile darsi all'eroina pur di uscire dal tunnel dell'Ikeamania.
Che bello avere a cena Cofano... Il tempo ti vola tra un racconto e l'altro! Sì, perché non ci conosciamo da molto e sono tante le storie che possiamo dirci, tra un bicchiere di Monterosso e una fetta di salame. E ieri, chissà per quale strana associazione d'idee, m'è tornato alla mente del mio amico M.! Era enorme, tale e quale suo padre, un siciliano che aveva aperto a Parma una piccola impresa di costruzioni edili. Odiavo di lui lo smodato gusto per la pornografia. Tutte le volte che s'andava a casa sua, dopo pochi minuti, con fare ammiccante, infilava nel videoregistratore una delle cassette che teneva nascoste sotto l'armadio di camera sua e sul televisorino a 18 pollici, a volume spento perché se lo beccava sua madre erano dolori, passava di ogni, con speciale predilezione per gli incroci bestie-umani. Disgustoso, semplicemente disgustoso... Ora è sposato con una figlia che è, incredibile a dirsi, più grassa di lui. Ma quella sera non c'era tempo per il pornone: erano le sei passate e davanti alla gelateria, dove si trovavano gli amici, ci aspettavano. Convinciamo M. a venire, lui prende il giubbotto e facciamo per uscire. Suo padre, un mesetto prima, era rotolato giù da un ponteggio dall'altezza del terzo piano ed era da allora immobile sul divano con la gamba ingessata. Passiamo davanti alla sala: "Ciao pa', io esco un attimo coi ragazzi ma per cena sono indietro". E lui, con accento tale e quale al padrino di Coppola: "Mmmmmmm... Devi essere a casa per le seeeeeiiiii!!". "Ma papà, adesso sono le sei e un quarto". "Minchia M., sei già in ritardo di un quatto d'ora!!". Questa cosa in compagnia, ovviamente, passò alla storia. postato da qoelet |
09:41 | commenti (9)
giovedì, aprile 15, 2004 Ieri è venuto il Prof. A. Persona squisita, uno che di storia dell'arte e dell'architettura ne sa davvero, uno che pubblica per Einaudi... Solo che di "affari religiosi" non ne sa un gran che. Mi spiego: da quando la cultura in Italia s'è emancipata dal religioso, i due mondi si sono sempre guardati in cagnesco, tentando di ignorarsi signorilmente. Pensate alla cultura universitaria: siamo l'unico paese in cui l'insegnamento superiore della religione è affidato alla Chiesa cattolica. Se voi foste cittadini tedeschi potreste tranquillamente iscrivervi alla facoltà statale di teologia di Monaco o Tubinga... In Italia no! Col risultato che la cultura laica procede ignorando del tutto la cultura religiosa, mentre la seconda s'è rintanata nel suo guscio e vive una sconsolante sindrome da Fort Apache per cui si sente attaccata ingiustamente da tutto e tutti. Insomma, il risultato di tale condizione è che noi abbiamo fior di storici dell'arte che ti sanno dire se quel giorno Correggio dando quella pennellata aveva mangiato più pesante del solito, ma non sanno un emerito nulla dei committenti che gli pagavano i lavori. Quindi il Prof. A., con fare marpione, mi butta qua e là qualche domanda, mi chiede bibliografia... Tutto in punta di piedi, perché il professorone è lui, io sono un semplice scribacchino. Poi mi ritelefona: "Mi scusi, dottore, com'era quel titolo? Ma lei ha pubblicato questa cosa? Ma guarda un po', interessante...".
Ma se io cominciassi a farmi pagare per 'ste consulenze... postato da qoelet |
10:54 | commenti (7)
mercoledì, aprile 14, 2004 Chissà perché due minuti fa m'è tornato in mente Remo, il vecchio contadino di Ghiare di Fontanellato. Ero obiettore di coscienza, impiegato presso la comunità di recupero e accoglienza "Betania", ovvero un'accozzaglia di tossici, alcolisti, disgraziati vari tra i quali, diciottenne, sono divenuto adulto. Dopo due mesi in comunità madre mi mandarono a Ghiare. Avevamo trenta biolche di terra e una serra enorme che doveva fornire ortaggi a tutte e tre le case di accoglienza, per un totale di circa 40 persone. Le eccedenze le vendavamo al mercato del mercoledì mattina in paese, una delle esperienze più divertenti della mia vita. Remo, dicevo... A lui chiedevamo ogni cosa, lui arrivava di corsa in biciletta urlando: "Ragas, iv mis so i pom da téra? Su là, ca restì 'ndrè!!". Gli chiedevo a quale distanza mettere a dimora le piantine di cocomero o melone e lui rispondeva esprimendo misure nelle sole unità metriche che conosceva: il "pasùn" (passo lungo) e il "pè" (piede). Quando lo invitammo a cena per la festa della comunità arrivò con un vestito che puzzava di canfora lontano un chilometro e con la giacca che gli arrivava di poco sotto i gomiti. Al petto aveva la medaglia al valore militare che gli aveva dato il Duce per aver combattuto tutte le campagne d'Africa e in Albania, la medaglia dell'Avis e quella dei Supermercati Paladini (giuro!) che gli avevano dato all'uscita di una straordinaria promozione di non so cosa. Gli avevo chiesto della medaglia, quella vera, e lui mi rispose che una mattina era passata la camionetta dei carabinieri con la cartolina di arruolamento, che sua madre aveva fatto appena in tempo a baciarlo, mentre suo padre era nei campi e nemmeno l'aveva salutato. Poi via, l'avevano caricato su insieme ad altri due del paese. Era tornato a casa a piedi dalla bassa Italia e aveva trovato la casa vuota. I suoi genitori erano morti entrambi di guerra. Aveva aperto le porte e le finestre ed era andato nei campi a lavorare. Era comunista perché al suo bar erano tutti comunisti, però mi diceva che lui di rivoluzione non voleva neanche sentirne parlare perché lui aveva già sparato abbastanza nella sua vita. È morto a letto, solo in casa sua, con le foto in bianco e nero dei suoi genitori appese sopra la spalliera del letto. Al funerale eravamo pochi, alcuni amici del bar e noi ragazzi. Parenti nessuno, forse non ne aveva più.
postato da qoelet |
17:17 | commenti (1)
Ieri è stata una serata straordinariamente normale, eccezionalmente ordinaria, favolosamente consueta... Siamo andati a far spesa alla Coop, poi cena insieme, poi tisana sul divano, poi non arrivo neanche a metà tazza e stiamo già facendo l'amore, poi "andiamo sul letto", poi ancora fare l'amore, poi un po' di televisione sempre in camera (stagione 2 di Sex and the City!), poi, improvvisamente... lo squarcio! Mi chiede ex abrupto: "Tu sei credente?". "Certo che sì!", rispondo d'istinto. Risposta scontata non perché sia scontato il credere, ma perché lei già lo sa che sono credente. Ma era diverso il tono, era una domanda che chiedeva profondità, chiedeva di rendere ragione su un aspetto di me del quale lei intuisce l'importanza. E parole, parole, parole... Cerco di spiegare quel che intendo, qual è il cammino che mi ha portato a credere che "morì e fu sepolto, ed il terzo giorno è resuscitato". Lei mi osservava con quei suoi occhioni neri spalancati, l'espressione curiosa e avida di chi legge di nascosto un diario intimo.
Insomma, mon amour non finisce mai di stupirmi! postato da qoelet |
12:00 | commenti (4)
martedì, aprile 13, 2004 A volte mi chiedo: ma sono normale? Sì, insomma... Dovevo chiedere un'informazione all'AMPS, ovvero l'azienda che gestisce la raccolta rifiuti a Parma. E allora ho trovato il sito e ho spedito una mail. Qui sotto ne riporto il testo. Ma cosa penserà chi la scarica? Ciao Amps! postato da qoelet |
17:28 | commenti (7)
E per Pasqua mi son visto pure la Passione di Cristo, il film di Mel Gibson. Tecnicamente parlando niente da dire: fotografia stupenda, un'energia davvero rara (si salta sulla poltroncina più d'una volta!), favolosa la scelta di servirsi dell'aramaico e del latino per i dialoghi (anche se Ponzio Pilato che parla in aramaico fa proprio sorridere... un po' come Bush che riceve gli Imam a Bagdad e parla in arabo!). È riuscito a far fare una figura decente perfino alla Bellucci, e ce ne vuole... Contenutisticamente da dimenticare. Ignora i risultati storici ed esegetici degli ultimi decenni. Per carità, è fedelissimo ad alcuni vangeli, Giovanni e Matteo in particolare, ma si "dimentica" il contesto storico generale: diciamo che è poco "sinottico". Alcune caratterizzazioni sono sinceramente ingenue, quasi grottesche: Giuda e Ponzio Pilato in particolare. Chi accusa il film di antisemitismo non ha tutti i torti... Che Yeoshua di Nazareth sia stato fatto fuori da una parte del Sinedrio di Gerusalemme (in particolare dalle correnti di potere più colluse col sistema) e dall'occupante romano ormai lo ammettono anche gli esegeti più attardati, ma Mel Gibson se ne scorda. La verità è che 'sto povero Cristo diceva le cose come stavano, non aveva peli sulla lingua e la sua predicazione minava alla base un sistema di potere in cui la religione andava a braccetto con il potere economico e politico (ricordate? Restituire a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio...). Era stato avvertito da alcuni amici farisei di non andare quell'anno a Gerusalemme, perché tirava una brutta aria. Ma il Rabbi di Nazareth aveva sempre rifiutato la clandestinità, aveva affrontato il potere a viso aperto e dal potere è stato ucciso. I rivoluzionari clandestini divengono presto o tardi funzionali al sistema e la loro violenza giustifica l'oppressione legalizzata: non si da Bush senza Bin Laden (a proposito, che fine ha fatto?), così come è inconcepibile Bin Laden senza Bush...
Ma se il catechismo ce lo insegnassero così... Voi cosa ne dite? postato da qoelet |
16:50 | commenti (3)
venerdì, aprile 09, 2004 La piccola ha il sonno agitato. Sarà la febbre che aveva fino a ieri, sarà il letto diverso dal solito. Si sveglia e ha paura, comincia a strillare e singhiozzare. Ma di quel singhiozzo scomposto e aritmico, con lacrimoni grossi come uova di piccione. E tu cerchi di calmarla, ma lei vuole la mamma, vuole la mamma, e ti supplica di chiamarla al telefono perché venga subito... Sono questi i momenti più difficili, i momenti in cui ti senti impotente e al tempo stesso responsabile delle paure della tua bimba. E ti sforzi, ti sforzi di rimanere calmo, perché la tua bambina respiri serenità. Reprimi quei sudori che ti salgono, reprimi l'istinto di metterti ad urlare o a piangere anche tu, reprimi il terrore di non bastare da padre alle tue figlie. Calma, calma... "Amore, respira piano... La mamma è a casa, non è andata via. Domani mattina arriva". E la prendi in braccio e cammini per la casa buia e fredda. È leggera come una piuma, indifesa, e ti chiede calore, protezione. Allora chiami tutte le forze nella tua voce, che si alza un attimo a rimproverarla perché non si può strillare a quell'ora, ma immediatamente ritorna dolce perché di dolcezza c'è bisogno. E rapisci la sua fantasia, eterna arma dei genitori. Le racconti di te, perché anche tu ti svegliavi spaventato nella notte. Le racconti delle carezze del nonno che mandavano via la paura, dei cagnolini e dei cricetini che a quest'ora dormono tutti. E senti il suo respiro calmarsi, tornare pian piano regolare. E senti le lacrime asciugarsi sulla tua spalla nuda. La senti che ti stringe forte forte, perché la paura è andata via. "Babbo, ndamo a etto con te?". Ma certo amore mio che andiamo nel lettone. E ci stringiamo forte forte, e ci scaldiamo insieme. E domani è un altro giorno meraviglioso...
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16:34 | commenti (8)
giovedì, aprile 08, 2004 Nuove strategie per uscire dalla bocca del mostro... Democrazia dei consumi, allora! Non facciamo più paura come elettori, perché l'era dei grandi partiti di massa è tramontata, perché i flussi elettorali si controllano e programmano con tecniche di marketing, perché il potere economico è anche potere di comprare voti tramite consorterie, clientelismo e favoritismo. Ma come consumatori sì che possiamo fare paura! Perché ogni mostro delle favole ha un suo tallone d'Achille e il Moloch del mercato ha paura dei flussi di consumo... Basta un deficiente che con una siringa inietta alcune gocce di varechina in una bottiglia d'acqua e il mercato vacilla! Se solo capissimo che noi votiamo ogni volta che andiamo a fare la spesa, se noi capissimo che "Consumatori di tutto il mondo, unitevi!", se solo capissimo che quando prendiamo un pacchetto di caffè da uno scaffale non scegliamo solo tra una marca o un'altra, ma decidiamo di un bambino che muore o che va a scuola. Se solo capissimo... postato da qoelet |
10:50 | commenti (5)
mercoledì, aprile 07, 2004 Quando capiremo che la democrazia non ha senso se non in un contesto più ampio. Ormai la stessa parola è completamente svuotata di senso. Come quando tagliai la strada per errore ad un tipo che tirò giù il finestrino arrabbiatissimo e mi disse: "Sei fortunato che sono uno democratico, se no smonto e ti do due ceffoni". Sei fortunato che sono uno democratico? Cosa vuol dire, che per decidere se menarmi o no fai prima votare i passanti? La democrazia è una struttura debole, il suo humus imprescindibile è la scolarizzazione di massa, la sua condizione necessaria è l'equilibrio e l'indipendenza dei poteri dello Stato.
Oggi la democrazia è agonizzante. Da quando l'economia s'è emancipata e vive di regole sue proprie, sganciate dalla religione, dalla società, dalla morale, dalla politica, insomma dall'uomo, il Moloch del mercato ha iniziato a fagocitare tutto il resto. Inclusa la democrazia. Servono nuove armi, nuove strategie per uscire dalla bocca del mostro... postato da qoelet |
11:35 | commenti (2)
martedì, aprile 06, 2004 "Oh ma che bella bimba, lì sulla televisione! È sua figlia?". A me non piace parlare della mia vita privata sul luogo di lavoro. Così rispondo il più concisamente possibile. E poi mal sopporto la gente che arriva e ti chiede "si ricorda quel bel libro arancione su Padre Pio?". "Lei intende il monitor del computer? Sì signora, è la mia prima figlia". "Ah, ma allora ne ha altre!". "Sì signora, una più piccola". "E perché non mette una bella foto anche con la mamma?". "Perché sono separato, signora". "Oooooh poverino! E povere bambine!". "Povera tua sorella". "Come dice?". "Dico: povera tua sorella. Ecco il libro signora, firmi qua per il prestito, e adesso vada pure che ho da fare".
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17:52 | commenti (1)
E venerdì sera siamo pure riusciti a pareggiare il derby! Eroici... Squadra rimaneggiatissima, mancavano tra infortuni e squalifiche sei titolari, cioè mezza squadra. Primo tempo equilibrato, secondo tempo Fort Apache. A metà del primo il loro mediano mi ha rovinato un polpaccio, ho giocato il resto della partita con una gamba gonfia e un male da paura, ma non avevamo sostituzioni. A dieci minuti dalla fine rigore per loro. Lo batte Pompini, che ha giocato in serie C, ha la mia età e quando ti punta col pallone ai piedi non lo fermi neanche con le mine antiuomo. Mi immaginavo già i titoli del gazzettino di paese all'indomani: "Ancora Pompini, i ragazzi di Casaltone KO". Che uno pensa che siamo una congrega di maniaci sessuali col pallino del sesso orale, e invece abbiamo solo perso il derby... Il nostro centrale, quando lui sistema il pallone sul dischetto, gli dice: "Tant lé parè!". Risposta: "Putost a magn tuta l'erba dal camp". Tirato male, sulla destra, un metro buono dentro il palo. Il nostro portiere la para senza nemmeno scomporsi troppo. Boato (nostro), bestemmie (loro), gestacci vari. Il nostro centrale: "In co' al pompé tlèma fat noiètor. E adésa magna 'd l'erba e tès"... Raramente nella mia vita ho goduto tanto (sesso escluso, s'intende).
lunedì, aprile 05, 2004 Posso dirti che non devi sentirti sola? Posso dirti che questa piccola ombra la vedremo allontanarsi in due? Posso dire che sto contando i minuti a questa sera per stringerti forte forte? Posso dirti che nulla desidero se non prendermi cura di te? Posso dirti che è bello star male perché tu stai male? Posso dirti che ti amo? Ti amo... postato da qoelet |
17:36 | commenti (1)
Vi ho mai raccontato di quel che mi successe circa due anni fa?... Squilla il telefono: "Pronto". "Hello? Am I talkin' to the monastery of S.J., in Parma, Italy?". Per farla breve, in linea avevo un ricercatore neozelandese che stava disperatamente ricercando una copia di una "Storia della Nuova Zelanda" pubblicata da un monaco benedettino cassinese presso la stamperia del monastero negli anni trenta. Io faccio una breve ricerca sul nostro catalogo, ma non risulta nulla. Gli rispondo che chiederò, ma che non garantisco nulla. Gli lascio il nostro indirizzo di posta elettronica per tenerci in contatto. Gli anni trenta... Alcuni dei monaci più anziani erano già qui in quegli anni. Ricorderanno qualcosa? Chiedo al Padre priore, che vagamente ricorda qualcosa. In refettorio, prima della lettura quotidiana, l'Abate lancia l'appello alla comunità: chi sapesse qualcosa riferisca in biblioteca. Si presenta Padre G. al pomeriggio. Ricorda molto bene Dom Felice Vaggioli, quel monaco distinto ed erudito che aveva consegnato alla loro stamperia un manoscritto molto voluminoso sulla storia della Nuova Zelanda. E ricorda anche che il MinCulPop aveva fatto pressioni fortissime, appena dopo la stampa, affinché i due tomi dell'opera non fossero distribuiti, anzi distrutti immediatamente. Sì, perché a quel tempo il Duce flirtava ancora con gli inglesi, e agli inglesi quella storia della loro colonia in cui si faceva luce per la prima volta sugli scempi dei civilissimi anglofoni sulla cultura e sulla popolazione Maori proprio non era andata giù. Perché il nostro Dom Vaggioli aveva raccontato quel che aveva visto, aveva raccontato di una storia non proprio edificante, ben lontana da quel trionfo di civilizzazione che si leggeva nei testi di propaganda ufficiale. La cosa comincia a farsi interessante... Prima della chiusura, alle sei di sera, si presenta Don V. E qui l'apoteosi! "Me ricordo bbene de 'sto libbro! Quannero novizio che 'sannava a caga 'ner cesso del probbandato, me la so' letta tutta 'a storia da Nova Zelanda. Stava tutta strappata de fianco a la turca". Insomma, dopo la proibizione alla vendita, i monaci avevano pensato di riciclarla almeno come carta igienica, e il nostro buon Don V., come fanno in tanti, ammazzava il tempo passato nella quotidiana defecazione leggendo le pagine di ciò che poi avrebbe accarezzato il suo posteriore. Ma possibile che non ne fosse rimasta neanche una copia? Cerca che ti ricerca, da qualche anfratto cenobitico risorge miracolata una copia dell'opera. Voi non potete immaginare la felicità di quel ricercatore, che alcuni mesi dopo venne in visita a Parma per visionare il libro. Per l'occasione intervistò i pochi monaci superstiti che avevano conosciuto Dom Vaggioli: Don V. si distinse come al solito, chiudendo le sue memorie (io ero l'interprete) con un: "Sapesse caro lei quante volte me so' pulito er culo con 'sta Nuova Zelanda!". Io tradussi: "Everyone of us is so happy to bring new light in your country's history!". Il ricercatore, che era un mezzosangue, ne fu profondamente commosso.
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15:18 | commenti (5)
venerdì, aprile 02, 2004 Venghino siore essiori! Venghino! Scatta su questo blog il Pasquiz!! Ebbene sì, ricchi premi e coniglions per chi trovasse adeguata soluzione alla seguente domanda: Perché l'uovo è utilizzato come simbolo pasquale? Al primo corretto risponditore onore, fama, gloria e un regalino da parte di Qoèlet... postato da qoelet |
15:36 | commenti (14)
Faccio fatica ad abituarmi alla felicità. È dura, davvero. Troppo abituato a gioie parziali, ad obiettivi limitati, ora stento a credere che ogni giorno è pieno, addirittura ricolmo di tutto quel che avrei voluto. Non mi pesa andare al lavoro, quei miei scatti di ira sono un lontano ricordo... Perfino quando gioco e mi falciano senza pietà, dopo una iniziale grassa bestemmia sono sempre propenso a perdonare il terzino aguzzino. Compassionevolmente concordo con lui sul fatto che la sua entrata ad altezza ginocchio non era poi per far male, ma anzi denotava amicizia e stima. Ho ripreso ad ascoltare musica energica, socialmente molto impegnata e compromessa: Mercanti di Liquore, Modena City Ramblers. Ma poi anche De André, Guccini, Branduardi, Bennato prima maniera, Nick Drake, Neil Young... E quando mi sento un po' di stupidera addosso, Dixie Chicks! Insomma, Renga è da un bel po' che l'ho tolto dalla lista dei preferiti. Per carità, una voce stupenda! L'ho sentito dal vivo a Cortemaggiore e c'era da non crederci. Però se ha fatto un figlio con Ambra vuol dire che un pochetto di sfiga la porta davvero! Altro che Masini...
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09:47 | commenti (3)
giovedì, aprile 01, 2004 "Buonasera, signor C.! Ma lo sa che vive proprio in una bella zona! E che gusto casa sua, proprio ben arredata!". E già mi sta sui coglioni, il tipo... Ma cosa è venuto in mente a mia moglie (ex-moglie, per la precisione) di prendere 'sto appuntamento telefonico per oggi alle sei. Già, tanto lei è uscita a fare spesa, e poi siccome non sa dire di no e con una carta di credito in mano è un pericolo pubblico è uscita prima dicendo "pensaci tu caro, che sei più bravo in queste cose". Ed eccomi qui... "Signor C., bene bene. Senta, ha figli? Scusi sa, non per farmi i fatti suoi". "Sì, ho una figlia piccola". "Benissimo! Lei è a conoscenza, signor C., che sua figlia sta correndo un grave pericolo?". Lo guardo, allibito, e penso tra me e me se quest'idiota che ho di fronte sa che sta rischiando un diretto nei denti di quelli che ne bastano uno. "Guardi, non capisco...". "Lei, signor C., sa con chi dorme tutte le notti sua figlia?". "Mia figlia dorme nel suo lettino". "Sì, sì, lo immaginavo, ma con chi!?!?". "Ma come con chi! Da sola!!". "Ehhhhh, le semmmmbra! Guardi un po' qui". E mi estrae da una carpetta una foto a colori in A3 con sopra un mostro pieno di squame ed antenne, con occhi enormi, tipo The Fly. "Lo sa che sua figlia tutte le notti dorme con migliaia e migliaia di acari come questo!!". Io non riesco a credere alle mie orecchie. Guardo il rappresentante, grasso e sudaticcio, e mi chiedo quanti materassi e cuscini sia riuscito a vendere con questa tecnica intimidatoria. Non so cosa rispondere, poi l'illuminazione... "Ma noi li alleviamo". "Come dice, scusi?". "Noi li alleviamo gli acari. Anzi, di fianco al lettino di mia figlia ho messo un piattino, così quando hanno fame si fanno uno spuntino. Pensi che con uno di quelli che vive sotto il mio cuscino ho fatto pure amicizia, si chiama Franco". Il tipo mi guarda in silenzio per alcuni secondi. "Ma mi prende in giro? Guardi che io sto lavorando". "Senta, tra noi due non sono certo io quello che prende in giro la gente. E adesso se mi vuole scusare avrei alcune faccende...". Il tipo se ne va senza salutare.
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17:42 | commenti (2)
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