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venerdì, febbraio 27, 2004 "Pronto? Buonasera, sono Francesca, è lei dottor C.?". Dalla voce alla vaselina già capisci che ti vogliono vendere qualcosa, e quindi la maniera più veloce di risolvere la faccenda sarebbe sbattere giù il telefono, ma siccome pensi che all'altro capo della cornetta c'è una povera diavola con contratto di collaborazione che sta lavorando, allora rispondi. "Sì, sono io, dica". "Buonasera dottore, la chiamo per conto dell'ufficio clienti ecc. ecc. della Banca ecc. ecc. Stiamo effettuando un sondaggio in merito al gradimento dei risparmiatori italiani sui loro investimenti. Posso rubarle un minuto?". "Guardi, al momento sarei occupato...". "Ma è questione di un attimo! Senta, dalle nostre ricerche risulta che dopo le recenti perdite in borsa il gradimento degli italiani rispetto all'investimento azionario è molto calato". "(Ma va! Geniali!!) Beh sa com'è, mi pare abbastanza comprensibile, comunque io non investo in azioni e non m'interessa. Sono cliente di Banca Etica e aderisco al prestito sociale Coop, per motivi miei personali non do soldi senza garanzie di un utilizzo... eticamente compatibile. Sì, insomma, è un po' lungo da spiegare, e probabilmente a lei non interessa". "Ma scherza dottore! Gli interessi dei nostri clienti sono i nostri interessi!". "Però io non sono vostro cliente...". "Sì, va be', ma potrebbe diventarlo!". "Senta, Francesca, è così vero che si chiama? Ecco, Francesca, per farla breve, io i miei pochi risparmi non li lascio gestire a chi non mi da determinate garanzie. Ci guadagno molto poco ma dormo più tranquillo, cosa vuole, io son fatto così. Quindi se mi vuol perdonare adesso dovrei proprio andare". "Ma cosa intende per garanzie, dottore? I nostri fondi d'investimento sono tra i più sicuri. Guardi è uscito anche un articolo sul Sole 24 Ore che dice che...". "Senta, forse non mi sono spiegato. La sua banca mi può garantire che i miei risparmi non vengano investiti in gruppi multinazionali, per esempio, che hanno interessi nella produzione di armi?". "Ma questo cosa c'entra?". "È appunto quel che cercavo di spiegarle quando parlavo di garanzie a riguardo dell'utilizzo eticamente compatibile del risparmio. Comunque non vorrei annoiarla...". "Ma scherza dottore, lei non m'annoia affatto!". "Sì, ne ero certo, però guardi adesso...". "Comunque le garantisco che il guadagno netto medio dei nostri fondi quest'anno ha raggiunto il 15-20%!". "(Cazzo ma è proprio torda!) Ma non mi interessa quanto ci guadagno, capisce!?!? Io non voglio guadagnarci tanto, voglio che i miei soldi siano usati bene, tutto qui!". Pausa di silenzio... Furono, credo, dieci secondi buoni. "Dottore, le posso fare una domanda personale?". "Prego, se posso risponderle...". "Ma se tutti ragionassero come lei, ha idea di dove finirebbe il libero mercato?". Altra pausa, riattacco senza rispondere... Ancora oggi però me ne pento. Forse avrei fatto meglio a cedere al mio istinto e rispondere che per me il libero mercato poteva pure andare a fare in culo. Perché, come disse il Che una volta: Capitalismo? Libera volpe in libero pollaio!!
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16:32 | commenti (4)
C'era una volta la strega della casa degli orologi strani. La casa degli orologi strani aveva in ogni stanza, per l'appunto, un orologio, solo che la strega non riusciva a capire come mai tutte le mattine dovesse staccarli dalle pareti per regolarli di nuovo, perché pareva che ognuno facesse un'ora sua, diversa da tutti gli altri. E aveva raccontato e aveva chiesto, la strega, a tutte le streghe sue colleghe, se non avessero mai sentito di qualcosa di simile in un'altra casa di strega. Ma le altre streghe le dicevano che no, che i loro orologi facevano bene il mestiere dell'orologio e che non avevano mai sentito di incantesimi o malefici del genere.
La strega della casa degli orologi strani aveva un amante, che si chiamava Temistocle, il quale tutte le notti scappava di nascosto da lei per farle l'amore e raccontarsi parole proibite nel suo villaggio. Erano notti meravigliose, passate a rincorrersi per tutta casa, passate a nascondersi per farsi trovare. Solo che questa cosa degli orologi strani alla strega proprio non andava giù, perché non le stava bene che qualche mago buontempone le avesse fatto un incantesimo che lei non riusciva a stanare: era una questione d'orgoglio e, si sa, le streghe sono molto orgogliose. Ma una notte Temistocle non venne da lei. Nulla di grave, per carità! Solo che si giocava il derby, e Temistocle, che era la mezz'ala destra più bella e brava del paese, proprio non poteva mancare a quella partita di pallone. E se si vinceva, tutto il paese in festa avrebbe mangiato e bevuto fino all'alba, come si faceva tutti gli anni per il derby. Così che, quando la strega non vide arrivare Temistocle quella notte, pensò che avevano vinto la partita ma sperò tanto che il suo amore non avesse fatto gol, perché allora avrebbe avuto tutte le ragazze del paese intorno a fargli la corte. Però quel giorno gli orologi furono bravi, nessuno si sbagliò a misurare il tempo... Fu così che la strega cominciò a capire. La notte successiva, quando arrivò Temistocle, corse subito in cucina, nella sua grande cucina, calda e accogliente per il fuoco del caminetto, e si lasciò spogliare quasi subito. Fecero l'amore per tutta notte, e fu bello come tutte le altre notti. Il giorno dopo l'unico orologio che non segnava l'ora giusta era la grande pendola di fianco alla credenza, quella che la strega aveva ereditato dalla nonna. E fu allora che la strega capì del tutto, capì che quando si amavano, Temistocle e lei fermavano il tempo... postato da qoelet |
11:14 | commenti (3)
giovedì, febbraio 26, 2004 "Ognuno si congedò dalla vita nel modo che più gli si addiceva. Alcuni pregarono, altri bevvero oltre misura, altri si inebriarono di nefanda ultima passione. Ma le madri vegliarono a preparare con dolce cura il cibo per il viaggio, e lavarono i bambini, e fecero i bagagli, e all'alba i fili spinati erano pieni di biancheria infantile stesa al vento ad asciugare; e non dimenticarono le fasce, e i giocattoli, e i cuscini, e le cento piccole cose che esse ben sanno, e di cui i bambini hanno in ogni caso bisogno. Non fareste anche voi altrettanto? Se dovessero uccidervi domani col vostro bambino, voi non gli dareste oggi da mangiare?" (Se questo è un uomo, cap. 1).
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17:50 | commenti (3)
Voi che vivete sicuri nelle vostre tiepide case, voi che trovate tornando a sera il cibo caldo e visi amici: considerate se questo è un uomo, che lavora nel fango, che non conosce pace, che lotta per mezzo pane, che muore per un sì o per un no. Considerate se questa è una donna, senza capelli e senza nome, senza più forza di ricordare, vuoti gli occhi e freddo il grembo, come una rana d'inverno. Meditate che questo è stato: vi comando queste parole. Scolpitele nel vostro cuore, stando per casa andando per via, coricandovi alzandovi; ripetetele ai vostri figli. O vi si sfaccia la casa, la malattia vi impedisca, i vostri nati torcano il viso da voi. postato da qoelet |
11:53 | commenti (5)
Considero "Sequesto è un uomo" il settantaquattresimo libro ispirato della Bibbia. Ricordo come fosse ieri l'impatto dirompente ch'ebbe sulla mia anima di diciottenne. Lo lessi in una notte, poi la seconda volta la mattina seguente, a lezione, la terza il pomeriggio dello stesso giorno. Considero "Se questo è un uomo" la mia lettura-soglia per eccellenza, ovvero una di quelle letture dalle quali non si torna indenni, dopo le quali nulla può più essere come prima, con le quali camminerai per il resto della tua vita. Credo siano poche nella vita d'una persona... Da allora ho divorato con avidità qualsiasi altro scritto che mi aiutasse a penetrare il mistero del male che condusse al genocidio ebraico, che condusse a "Se questo è un uomo". Ricordo ancora con commozione la visita a Yad Vashem, come avrei voluto abbracciare ognuno di quegli ulivi che tappezzavano la collina, ricordo ancora come sia stata una delle ultime pagine della "Banalità del male" di Hannah Arendt a donarmi la gioia più pura dell'essere italiano, ricordo l'indicibile emozione che mi diede la lettura di Paul Steinberg e dello scoprire pagina dopo pagina, prima della sua stessa aperta confessione, ch'egli non era che l'Henri del Lager di Auschwitz. "Se questo è un uomo" non è la doverosa memoria d'una tragedia, è, a dirla con Kierkegaard, uno stadio sul cammino della vita, è una condizione esistenziale che come la tua ombra non ti lascerà mai più, una volta che ti abbia conquistato. Sì, perché solo gli scemi credono di leggere "Se questo è un uomo", in realtà siamo noi, se abbiamo gli occhi e il cuore per capirlo, ad essere letti da "Se questo è un uomo". E se penso che avrei potuto conoscere Primo Levi, che avrei potuto incontrarlo e parlare con lui prima della sua morte, se penso che era ancora vivo quando lessi per le prime tre volte le sue parole e le sue poesie. E devo ancora andare a Torino, devo ancora vedere quelle scale...
Con la testa affondata nel cuscino e il corpo seppellito sotto il piumone, le narici colme dei nostri profumi, lentamente emergere dal sonno. Movimenti sincroni, quasi ci fossimo dati appuntamento a questo angolo della notte... "Dove sei, vieni qui...", la tua voce è più dolce delle tue zuccheratissime tisane, il tuo corpo è caldo d'un calore che nessun fuoco potrebbe donare, la tua pelle è più accogliente dell'abbraccio d'una madre. Avresti mai detto che la felicità stava lì, a quell'angolo della notte? E non bastano le parole, e tutto ciò che so dire adesso è grazie...
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09:42 | commenti (1)
mercoledì, febbraio 25, 2004 Incipit Cantica Canticorum...
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17:03 | commenti (3)
His amplius, fili mi, ne requiras... (Qoèlet XII,12).
Mi tolgo la giacca, ci salutiamo e subito mi offre una tisana. Respiro un'atmosfera strana, come se tutto si fosse già compiuto, come se l'ansia che aveva preceduto il nostro incontro fosse sospesa, chissà dove. Parliamo di non ricordo cosa, forse delle nostre lezioni di tango, forse di alcuni vecchi amici che non vedo da tanto. I nostri movimenti sono lenti, misurati: in quei momenti, per la prima volta, devo aver pensato a quella casa come una sorta di limbo, in cui lo scorrere del tempo non ha nulla a che vedere col succedersi degli eventi fuori, nella città. R. è tremendamente sensuale, in ogni gesto, in ogni sguardo, in ogni suo suono. Ci accomodiamo in sala, sul divano. Parole, parole, parole... poi c'è un istante in cui, nel silenzio, potrebbe sembrarti che tutti gli anni della tua storia, tutte le fatiche dei tuoi mesi, ogni giorno del tuo passato trovino le sue ragioni lì, in quel bacio lungo e dolcissimo...
Sono appena uscite in pausa caffè (sono arrivate alle 9.30!!) F.C. e A.M., giovani studentesse universitarie parmigiote che bazzicano la biblioteca. Un po' civettuole, si sono fermate qualche minuto a parlare nel mio ufficio mentre una delle due frugava nella sua borsa in cerca di non so cosa. Si lamentava, F.C., ché proprio non ce l'ha fatta ad andare in ferie come voleva lei l'estate scorsa: pensate un po', quello stronzo di suo padre non le ha finanziato il villaggio turistico con le amiche e le è toccato stare al mare dai suoi una decina di giorni... sai che palle, era un posto da vecchi. "Ma vaffanculo, c'ho pure il cellu scarico! E ci scommetto che quello stronzo di mio padre (e sono due...) mi fa delle storie per darmi i soldi per la ricarica. Ma che vita di merda!!". E mi è venuta alla mente mia nonna, che non mi ricordo d'averla mai sentita lamentarsi una volta. Quando scedevano a fondovalle, i partigiani avevano fame e bisognava dare loro da mangiare, evitando che ti ammazzassero la vacca, perché se no il giorno dopo non avevi latte per i piccoli. Sì, perché mia nonna aveva tra maschi e femmine sei figli e gli uomini, quando scendevano i partigiani, dovevano scappare sotto al mulino per non essere portati a forza sulle montagne a combattere. E i partigiani non erano sempre tutti belli e democratici, ma spesso erano più simili a briganti, e se tu avevi qualcosa in sospeso con la famiglia di uno di loro, adesso te lo trovavi di fronte con l'alterigia e la boria di chi porta uno Sten a tracolla e si sente un guerriero della libertà e della giustizia. E quando dal paese salivano i tedeschi, allora scappavano i partigiani, solo che gli uomini dovevano restare nascosti sotto al mulino per non essere deportati in Germania e anche i tedeschi avevano fame, e quelli quando urlavano non si capiva niente e bisognava tenerli lontano dalla vacca e dalla sottana. E quando se ne andavano gli uni e gli altri, i bambini avevano fame, ed erano in sei. Oggi sono tutti sposati, alcuni di loro sono già nonni, come mia madre ch'era la più grandicella del cioppo, e dalle giornate che il buon Dio da loro da vivere escono sempre a testa alta. Mi piacerebbe parlare di queste cose con F.C., nata a Parma nel 1982 e cresciuta col culo nel burro. Ma quando rientrerà dalla pausa caffè starò zitto, mentre probabilmente lei concorderà con la sua amica A.M. che sì, anche nella casa del Grande Fratello la vita non è tutta rose e fiori...
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10:07 | commenti (2)
martedì, febbraio 24, 2004 E la domenica sera arriva, finalmente! Dalle 6 del pomeriggio circa sono libero e sfrutto le poche ore che mi separano dal v.i.m. (very important moment) in un paranoico training autogeno: "Rispetta la sua lentezza, rispetta la sua lentezza, rispetta la sua lentezza, rispetta la sua lentezza... Non saltarle addosso, non saltarle addosso, non saltarle addosso, non saltarle addosso... Giocatela bene, giocatela bene, giocatela bene, giocatela bene... Piuttosto fatti una sega quando torni a casa, piuttosto fatti una sega quando torni a casa, piuttosto fatti una sega quando torni a casa, piuttosto fatti una sega quando torni a casa...". C'ero quasi riuscito, lo giuro! Arrivo sotto casa sua, e suono il campanello. Negli istanti che precedono la sua voce e l'aprirsi del cancello la mia sicurezza tantrica cominciava a manifestare i suoi primi sconcertanti segni di debolezza... Mi dico: "Senti un po', vecchio mio, tu entra e guarda come lei ha preparato la stanza e come s'è vestita, poi si vede". Faccio le poche scale in un balzo solo e sono lì, davanti alla porta. Entro piano piano... "Vieni, A., vieni avanti". Butto l'occhio in sala, dove lei sorridente mi guarda dal suo divano. La stanza è tutta una candela, non c'è mensola che non disegni sui muri colori e sfumature che tremano e fanno sembrare ogni oggetto magico. Nell'aria, a volume dolce, Norah Jones. È fasciata in una magliettina aderente, più sotto panta di cotonina che le accarezzano i fianchi perfetti. Anche un ciellino iscritto alla Milizia Mariana si accorgerebbe che è senza reggiseno e senza mutande. Con tanti saluti e un bel vaffanculo al training autogeno... postato da qoelet |
15:51 | commenti (9)
Devo ammettere, però, che qualche minuto prima non era un granché lucida... Ci eravamo infilati sotto il piumone alle 8 con la promessa di cucinarci da lì a poco una crema ai funghi di quelle liofilizzate, che non è il massimo del romanticismo ma è comoda molto. Solo che poi una cosa tira l'altra si sono fatte le 11, ed allora io, che sono un uomo vero, mi sono imposto, dicendo che "Adesso però vado a mettere su l'acqua per la minestra perché ho fame davvero". "Va bene, va bene, ma prima abbracciami un minutino". E fu così che il nostro eroe si sdivincolò dalle braccia di Morfeo verso, per l'appunto, le 3 di mattina. Mi giro nel letto e lei apre gli occhi. Le candele nella stanza erano ancora accese, così che la vedo in penombra, ma senza dubbio i suoi occhi sono aperti. Per farla sorridere le dico qualcosa come "Cosa ne dici di una bella cremina ai funghi?". Al che mi fa: "Dov'è che sono i funghi?". "Intendevo quella minestra ai funghi che ti volevo fare". "Dov'è che devi andare? No dai amore resta qui!!". "Ma dai, era solamente una battuta, non devo andare da nessuna parte!". "Cosa c'entrano adesso le carte?". La guardo, tutta arruffata e con la testa per metà dentro al cuscino. "Ma tu cosa capisci di quel che dico?". "Solo le ultime parole". "Mi sa che neanche quelle troppo bene, vero?". Scoppia a ridere, e ride, ride, ride. Avete presente una persona con la ridarola? Ecco, a quel punto qualsiasi cosa io dicessi veniva salutata da una salva di risate che secondo me si son svegliati non i soliti (cioè gli sfortunati che hanno l'appartamento attiguo alla nostra camera da letto), ma anche quelli al piano di sopra. E provate voi a farla smettere!! Insomma, mi c'è voluto un dieci minuti buoni... Poi però m'ha detto quel ch'è scritto nel post qui sotto. Ma ci sarà da fidarsi?
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09:20 | commenti (3)
"'Per la prima volta, quando mi accade nella notte di svegliarmi e guardarti, ho la sensazione di abbandonare un sogno per entrare in un sogno più bello. Non mi era mai successo". Queste parole mi sono state rivolte alle 3.21 di questa mattina. Voi riuscite ad immaginarne altre che possano rendermi più felice? Io ci ho provato, con tutta la buona volontà, ma proprio non ce l'ho fatta...
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08:48 | commenti (3)
lunedì, febbraio 23, 2004 Venerdì sera c'è tango. Ci accordiamo perché io la passi a prendere. Dopo due ore di figure (figure di ballo, s'intende) e deliri del nostro improbabile maestro, un muratore casertano alto un metro e sessanta, finiamo la serata a bere qualcosa in compagnia. Quando finalmente usciamo io non vedo l'ora di rimanere solo con lei, anche per capire quanto lentamente si debba procedere. E poi lei ha un profumo che mi ci annegherei, e sono stufo di doverlo condividere con tutti gli altri. Arriviamo sotto casa sua, accosto e spengo il motore. Ci guardiamo e ridiamo. Santo Dio, penso, ci siamo frequentati per anni, era tra gli invitati al mio matrimonio (chissà perché mi è venuto a mente proprio in quegli istanti...), ci siamo persi di vista per altrettanti anni, ed ora eccola qua, che mi guarda con i suoi occhioni neri, bella e scura come una notte d'estate. Ci guardiamo di nuovo e di nuovo ridiamo. C'è uno strano imbarazzo... Poi il suo profumo... Poi mi chino verso di lei, col terrore che una sua mano mi fermi... Ma non incontro nessuna mano, solo la sua bocca, che è dolce e calda... Non ricordo per quante ore ci baciammo sulla mia scomodissima macchina, so solo che il giorno dopo, nonostante un mal di schiena da paura, io camminavo ad una spanna da terra. Fine settimana con le bimbe, ci siamo dati appuntamento per domenica sera. Domenica sera, a casa sua. Al solo pensiero mi si fermava il cuore...
Il giorno successivo, per stretto giro di e-mail, si viene delineando la linea di comportamento da seguire. È la strategia della... lentezza!! La cosa mi puzza di "Caratiamo" da lontano, da molto lontano, solo che io oramai ci sono dentro fino al collo. Cosa posso fare? Nulla, solo viverci dentro... Strategia della lentezza: cosa vorrà dire esattamente? Mi ringrazia per la mia lentezza, per il mio non forzare le cose... 'Sti cazzi, io quando la guardo mi vengono certi torcimenti di budella che le salterei addosso!! Ma porca miseria, mi dico, questa mi parla delle sue avventure precedenti e mi sembra che non sia delle più difficili, anzi!!!!! Ma proprio con me deve convertirsi alla lentezza!?!?! MA CHE SFIGAAAAA!!!
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16:35 | commenti (1)
"A., mi piaci veramente tanto". Mi alzo in piedi, inspiro profondamente, poi lascio uscire pian piano l'aria, accorgendomi che la faccia si apre in un sorriso lungo e profondo. Metto su un po' di musica, di quella allegra, e mi butto sotto la doccia. Sono a pranzo dai miei, poi pomeriggio con i miei angeli. Lo trascorriamo tra disegni e coccole, anche se la mia testa di padre ogni tanto parte e va là, tra i muri caldi color pastello... Il giorno dopo si torna a lavorare dopo tre settimane di ferie, ma quest'anno proprio non mi pesa. Come arrivo le spedisco un messaggio che cerco di rendere il più dolce e spiritoso possibile, al quale risponde verso metà mattina. Mi chiede tempo, la sua storia precedente è finita da non molto e lei ancora non l'ha digerita del tutto. Mi parla delle mattine in cui ancora si sveglia e sente dolore e malinconia. Tremo. Dio come tremo...
Stamattina sono riuscito ad aggiustare una pinzatrice che tutti avevano dato per spacciata. Ho impiegato più di un'ora, quindi nelle tabelle di un qualche "ottimaizer" d'azienda ho commesso un reato grave, visto che era più conveniente comprarla nuova. Ma io mi son messo lì, l'ho smontata pezzo a pezzo, con la pazienza di chi sa che alla fine ce la farà, di chi sa che da che mondo è mondo una pinzatrice non è mai stata più furba d'un cristiano. La lenta passione per l'aggiustaggio l'ho sicuramente ereditata da mio padre, perché i cromosomi mica sono aria fritta. Mio padre aggiusta tutto, ma proprio tutto! Instaura un rapporto molto particolare con le vittime dei suoi deliri manutentorii, ma nulla è paragonabile alla ventennale saga dello sciaquone del bagno piccolo!! Eh sì, perché dovete sapere che a casa dei miei esiste, come in tutte le case munite di due servizi igienici, un bagno grande e uno piccolo. Quello piccolo, come del resto l'altro, hanno lo sciaquone a muro, come usava nelle case degli anni '70. E dovete sapere che dopo qualche anno lo strabenedetto sciaquone ha cominciato a perdere, disegnando sulla linda tazza del bagno una righina rugginosa che a mia madre non andava proprio giù, perché mia madre è vecchio stampo, di quelle che il cesso lo puliscono come Dio comanda. Tutto è cominciato di lì, l'eterna battaglia tra mio padre che si infila il cappello da Mister Magù e lo sciaquone che concede tregua per qualche mese, poi, puntuale come un treno svizzero, ricomincia a perdere acqua. Ah, scordavo il cappellino... Sì, perché dovete sapere che se suonate alla porta di casa dei miei e mio padre vi apre vestito da ufficio, ma con in testa un cappello di jeans unto e scolorito che nemmeno il più sfigato dandy milanese lo indosserebbe, ebbene non spaventatevi, mio padre non è impazzito, sta solo aggiustando qualcosa. Perché lui senza il suo cappello da Mister Magù è come Sansone senza capelli, non riesce nemmeno a reggere in mano un giraviti. Così che avrete già sillogisticamente intuito che se voi fate sparire il sopraddetto cappello dallo sgabuzzino, casa dei miei andrebbe in rovina nel giro di pochi mesi... Io però il cappellino scemo ancora non ce l'ho, per adesso mi accontento di parlare più o meno educatamente con le cose che aggiusto. Poi si vedrà...
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11:51 | commenti (2)
Un piccolo post... icino per Cofano, che solamente una scema se lo lascerebbe scappare. Un piccolo post... icino per Cofano, che se stasera vuol passare una bottiglia di quello buono ce la beviamo alla faccia delle bionde, che per oggi possono pure andare a cagare tutte. Con qualche scusa alla categoria, ma oggi va così...
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10:55 | commenti (3)
venerdì, febbraio 20, 2004 Passano le due ore più lunghe... Due ore... perché non risponde? Basta scemo, magari dorme, magari ce l'ha spento, magari non ti caga, magari sta ridendo... Due ore, poi per poco non faccio cadere per terra il cellulare che si accende e mi urla che c'è un nuovo messaggio. Lo leggo? Ma che scemo, certo che lo leggi, se no perché le avresti scritto se non per avere risposta. Messaggi, messaggi non letti, seleziono, leggi messaggio, OK: "A., mi piaci veramente tanto". Lo leggo di nuovo: "A., mi piaci veramente tanto". Dice proprio così... Ancora una volta: "A., mi piaci veramente tanto". E il mondo cambia colore...
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17:30 | commenti (4)
La mattina dopo è tragica. Non so perché, non so che strano intruglio ormonale mi rotoli nelle vene, non capisco cosa sia, fatto sta che inizia a montarmi un'ansia abnorme. Mi prende il panico, non capisco... Basta, ora davvero basta. Cellulare in mano, sms: "Scusami tanto, ma ti da fastidio se ti facessi la corte in questi giorni?". Inviare messaggio? OK, invio... messaggio inviato. Ma cosa cazzo hai fatto?!? Ma sei scemo?!?!?! Posso farti la corte... Ma cosa cazzo vuol dire?!?! Ma non è mica Cenerentola!!! Ma cosa ho scritto, ma cosa m'è venuto in mente, ma che figura di merda. Cellulare, sms di rettifica: "Scusa se sono così diretto, ma non ho capito se è il momento adatto". Inviare messaggio? OK, invio... messaggio inviato. Ma cosa cazzo hai fatto?!? Ma sei scemo?!?!?! Se è il momento adatto... ma cosa vuol dire?!?! Non è mica una vendemmia, perdio!!! Basta, figure di merda adesso basta...
E sono di nuovo lì, davanti a quel campanello. Suono, passano secondi lunghi come ore, memori del semibidone precedente... "Sì?". "Sono io". "Ciao, vieni". Entro, c'è un buon profumo e la casa calda. Si guarda Eyes Wide Shut, che non avevo mai visto, mi era sfuggito sia al cine che in cassetta. Lo guardiamo sul divano, spalla a spalla, molto vicini, così che, per la prima volta, sento distintamente il suo odore. Non pensate male. Le donne, tutte, hanno un loro odore, che è unico ed irripetibile per ciascuna. Come dire, è la loro essenza volatile, la loro impronta, e resiste come una musica di sottofondo a profumi e deodoranti. Si concentra in talune parti del corpo, spesso diverse a seconda della persona, ma più spesso nella nuca e sul collo o nell'attaccatura tra anca e ventre. Ed è odore, non profumo, perché non tutte ce l'hanno buono. Io ricordo di donne che sapevano di acidulo, di rancido, ed erano appena uscite da una doccia... Lei sapeva di caramello e mediterraneo, da perderci la testa. Il film finisce, si parla di tante cose. Salta fuori che ha in dvd Marrakesch Express di Salvatores, un cult movie dei tempi di facoltà. Ce lo riguardiamo quasi tutto, saltando di scena in scena. Si fa tardi, tra parole, parole, parole... Tutto quello che vorrei è baciarla, posare dolcemente le mie labbra e il naso su quel collo perfetto, ma ho paura. Porca vacca ho paura, io, il terminator delle piste di latino-americano, che se dopo quattro squilli al cellulare non mi avevi risposto ti chiudevo la chimata in faccia e facevo il numero dopo in rubrica. Porca vacca ho paura... Quando la saluto sulla porta di casa solito canonico doppio bacio sulla guancia, però lo prolungo un poco e... ancora quel suo odore, così buono, così invitante, da perderci la testa. Quella notte faccio fatica ad addormentarmi, a casa mia, solo nel letto molto freddo.
Dicevo, il calcio guardato no, assolutamente no, ma quello giocato... Da quando ho 6 anni o forse meno non posso resistere al fascino di quella palla da calciare, da accompagnare, da coccolare! Giovanili, poi in categoria, poi amatori: trafila classica. Ma quando nello spogliatoio, anche se ormai le pance dei miei compagni di squadra lievitano di anno in anno e i capelli si diradano, anche se il campo ti sembra sempre un po' più lungo del campionato precedente, ti danno quella maglia; e quando hai l'odore dell'olio canforato sulle gambe e il mister urla le solite cazzate, uguali ad ogni santa partita; e quando entri sull'erba, quell'odore di terra che sa di muffa in inverno e fieno d'estate, quel freddo che ti blocca il collo ma tu la maglia di sotto non te la metterai mai, nemmeno con 20 sotto zero; e quando incroci gli occhi del bastardo che oggi ti marca, che dopo ci vai fuori a bere, ma adesso è un bastardo e tu ti ricordi ancora di come t'ha ridotto la caviglia l'anno scorso e sai che la sua costola si ricorda di te, e per quell'ora siete tu e lui, il mondo è di fuori; e quando (raramente) la butti dentro, che ti esce un urlo che nemmeno sapevi di poter urlare così, e che tutti i tuoi compagni ti sono addosso e per pochi secondi ti senti il re dell'universo... Ecco, io queste cose me le porto nella tomba. Questo è il calcio.
Ci sono passioni che muoiono con te, nel senso che te le porti nella tomba. Così, per me, è il calcio. Attenzione, non quello guardato, che io Biscardi lo impalerei e la serie A la manderei tutta in miniera a lavorare, veline al seguito incluse. E i decreti spalma-debiti infilati dove dico io, ai ministri per primi... Non guardo 90° minuto (ma esisterà ancora?), non seguo la domenica sportiva, non mi appassiono per i derby. Solo quando scende in campo la nazionale, perché allora sospendo tutto e non riesco a non cantare l'inno di Mameli e a non sentire quel groppo in gola che mi fa capire che Bossi non capisce un emerito CAZZO, perché io sono italiano, santa Madonna, e nel mio sangue scorre qualche goccia di Leonardo e Correggio e Galilei e Virgilio e Dante e Guareschi e eccetera e eccetera. E sono italiano, CAZZO, nonostante il nano coi tacchi che ci fa fare figure di merda ogni volta che esce dai confini patrii. E io nei pub greci le ho menate agli olandesi di merda che dicevano che "italiani mafia" e che "Italy is shaped like a boot 'cause you can't fit alla that shit in a shoe". Ma gliele ho menate ma proprio bene, ma come dio comanda, come faceva mio nonno all'osteria, che Van Basten fighetta di merda e il suo amico Lerdammer nel cervello adesso ci pensano su la prossima volta, prima di dire stronzate sugli italiani...
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giovedì, febbraio 19, 2004 Se n'è appena andata Suor Gabriella, con sottobraccio il trattato teologico sull'Eucaristia che le ho consigliato io... felice come una Pasqua!! Suor Gabriella fa parte di quella rara categoria di persone così ingenue e buone da non poter essere toccate dal male, ma che di bene in questo mondo non ne possono fare più di tanto. Quando con le sue consorelle organizzò la giornata biblica nel salone grande, mi chiesero di collegare ad una presa un mangiacassette che doveva diffondere una musica di sottofondo particolarmente indicata per le pause meditative. Mentre mi arrabattavo alla ricerca di una prolunga e di una riduzione per la presa elettrica avevo un codazzo di 7-8 consorelle che mi seguivano sgranando rosari e chiedendo al buon Dio che le assistitesse nel compimento delle loro sante intenzioni. E siccome la più alta era circa un metro e cinquanta, mi sentivo un po' come il capo pinguino che si sposta sulla banchisa antartica... Finalmente recupero il necessaire, collego il mangianastri, premo play e... niente. Realizzo immediatamente che l'interruttore che alimenta la presa deve essere staccato, ma sto al gioco e annuncio che qualcosa non va, che la loro musica da meditazione non potrà spandersi tra le volte della sala grande. In quel momento entra la madre superiora e all'unisono la numerosa famiglia di pinguini si dirige verso il faro che le condurrà, si spera, fuori dalle nebbie. Le mani si azano al cielo, le invocazioni si accavallano, tutte chiedono il da farsi alla pinguina-capo, le tre suore filippine, che non hanno capito una mazza di quel che sta accadendo, si muovono in maniera buffa e si lamentano anch'esse, ma in play-back. La comitiva mi raggiunge mentre armeggio fintamente sul vecchio arnese che, è la versione prevalente tra le consorelle, deve essere posseduto dal demonio, visto che Suor Tiziana assicura di averlo sentito parlare giusto il giorno prima, mentre ascoltava Radio Maria (e cosa se no...). Allungo il piede sotto lo scaffale e trovo il pulsante che alimenta la presa, poi con voce profonda e profetica chiedo solennemente alla superiora di benedire l'apparecchio. Lei mi guarda come fossi un deficente (in effetti...), ma io insisto. L'atmosfera si fa strana, la superiora borbotta che per la benedizione ci vorrebbe un sacerdote maschio (disse proprio così, un sacerdote maschio!), ma poi fa una specie di croce sul mangianastri. In contemporanea alimento con pressione del piede la presa e l'antidiluviano arnese emette gracchiando una orripilante melodia new age... Devo fermare Suor Tiziana che vorrebbe andare a telefonare al vescovo e in contemporanea zittire le sorelle che piroettano su se stesse ringraziando per la grazia ricevuta o invocando un altro segno dal cielo... Quando spiego loro il trucco ridono tutte come matte, salvo le tre filippine che sono rimaste allo stadio precedente e continuano a lodare le meraviglie de Signore (sempre in play-back). Da allora, quando vengono in biblioteca, le sorelle-pinguine mi portano le caramelle e ridono raccontandomi del miracolo del mangianastri... Comunque, per terminare, Suor Gabriella mi ha salutato con la caramella e con un "Dio la benedica, A.!!". "Già fatto, sorella, già fatto...".
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Si torna a Parma il giorno dopo. E sono i giorni dell'escalation... A puttane le percentuali, a puttane tutto, qui non si fa che pensare a lei. Sì perché le bimbe sono per qualche giorno con la mamma, quindi resto solo e non ho molto con cui tenere occupata la testa, così che quando la testa è disoccupata succede che continua a volare là, tra i muri dai colori pastello, nel castello della principessa dalle pentole d'oro (questa ve la spiegherò, forse, più avanti!). Passa un giorno, due, tre... Basta, basta, basta!!! Basta pensarci, ti fai solo male. La sera arriva un messaggio, penso che G. sia già sulle mie tracce per la ripresa degli allenamenti... Ma non dovevamo stare fermi fino a dopo l'Epifania? È lei... "Domani sera film a casa mia?". Ma santo Dio, certo che domani sera film a casa tua, e che siano benedetti i fratelli Lumière!! E nelle vene ricominciano a correre ormoni strani, di cui avevo perso memoria...
I giorni da lì all'ultimo dell'anno rotolano via veloci. E per l'ultimo festa in montagna con amici, atmosfera che sa di famiglia e cose semplici. Le bimbe sono con me, ma diventano le bimbe di tutti: sono coccolate, riempite di attenzioni. Al fatidico conto alla rovescia io sono in una delle camere da letto, seduto al loro fianco, e sento che forse mai nella mia vita ho tagliato il traguardo di quella mezzanotte in maniera più dolce. Non esiste nulla, chi è genitore lo sa, di più complice e intenso degli occhi di bimbo che si affidano ai tuoi negli istanti in cui scivolano nel sonno. Mio fratello e A. mi raggiungono con spumante e bicchiere per un brindisi, per fortuna non svegliano le piccole.
mercoledì, febbraio 18, 2004 Seguono altri giorni di mail e percentuali, e in uno dei suoi messaggi mi invita per la sera di Natale a casa sua, dove si riunisce il piccolo universo degli amici che gravitano attorno a lei. In quei giorni sono in ferie, completamente assorbito dalle bimbe, e dormiamo spesso a casa dei miei favolosi genitori. Così quella sera metto a letto le bimbe dopo un pomeriggio di coccole e film per bambini e mi torna in mente quell'invito. Mia madre mi dice di andare, pensa lei a tenere un orecchio teso verso i lettini delle piccole. Arrivo a casa di R. con strane sensazioni nel cuore, con un misto di mestizia e dolcezza che attribuisco alla strana atmosfera di quel secondo Natale da quando sono solo. La sua casa è calda ed accogliente come al solito. Ci sono tante facce nuove e percepisco immediatamente quanto quelle persone siano importanti per lei e quanto lei sia amata da tutte quelle persone. Era difficile, penso, potesse piacermi più di così, e invece ci sta riuscendo. Capisco immediatamente quanto vorrei essere parte di quelle amicizie da sempre, quanto vorrei essere stato parte di quei tanti ricordi che tornano in parole e risate a riempire una notte quasi magica. Ogni tanto, nel cerchio degli sguardi, incontro il suo, e ho l'impressione che mi fissi di tanto in tanto, e ho l'impressione che quegli occhioni mi scavino dentro nel tempo d'un sorriso... Li lascio tardissimo, verso le sei di mattina: devo essere a casa e aiutare mio padre a preparare la tavola per 30 persone che accoglierà, com'è tradizione nel giorno di Santo Stefano, i tanti parenti. Li lascio con tanta tanta voglia di entrare in quel loro mondo dolce di amicizia...
Non è tardissimo, ad entrambi non va di terminare la serata così. Mi offre una tisana a casa sua. Solo un lobotomizzato rifiuterebbe. Ed eccoci di nuovo lì, tra i muri caldi e pastello del suo nido ed i fumi di una tisana che ti sembra dolce oltre lo zucchero che ci hai messo. E si parla, si parla... Ogni tanto aggiorno il calcolo delle percentuali ed oramai ho molti fattori decisamente in positivo. Sì, insomma, il triste preludio è scordato... Poi però mi parla del moroso con cui da poco è finita. Dice che sta cercando un equilibrio da sola, che una relazione impegnativa ora le pare prematura... E si spande nella mia testa il triste motivetto di elioelestorietesesca memoria... "Cara ti amo... Mi sento confusa". E si torna a calcolare percentuali, ma stavolta non quelle su di lei, quelle sul mio equilibrio, sulla mia stabilità, ecc. ecc. Tardissimo ci salutiamo, classico casto doppio bacio sulla porta... Però i suoi occhioni sono proprio dolci...
I greci sono un popolo stupendo, ma a far da mangiare... Il locale è davvero carino, molto bello l'arredamento e l'atmosfera. Solo che c'è una puzza di cucina fortissima che ti riempie le narici e impregna i vestiti. I sapori delle pietanze che ordiniamo sono forti ma male equilibrati, come di una cucina che si è conservata allo stato brado. Ma questi sono dettagli, perché il piatto forte della cena è R. Parliamo di tante, tantissime cose e la sera corre via dolce e veloce. C'è un breve istante in cui allungo la mia mano per prendere un piatto dei venti che affollano il nostro tavolo e incontro la sua mano. È un contatto breve e involontario, ma ho l'impressione che entrambi cerchiamo di prolungarlo il più possibile. Quando usciamo per tornare alla macchina lei si stringe nel suo cappotto ed io devo trattenermi dall'appoggiare il mio braccio sulle sue spalle per scaldarla...
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Squilla il cellulare. È lei! "Scusami tanto, ho avuto casini al lavoro ma sto arrivando". Aspetto una decina di minuti poi... Eccola! Scende dalla macchina e partiamo. La mise è alternativa, sembra un po' l'Ape Maya a carnevale: gonna corta arancione, collant arancioni con calze grige al ginocchio e stivali, maglioncino aderente millecolori a strisce orizzontali. Ma voi cosa avreste pensato se foste usciti una sera con un inizio del genere?
martedì, febbraio 17, 2004 Arrivo sotto casa, suono al campanello... Risuono... Risuono... Risuono... Risuono... Cazzo non è in casa!! Ma com'è possibile!!! Cellulare, chiamo... Cellulare spento... (È bene censurare il successivo rosario)... Cosa faccio adesso? Piango? Suvvia, virili!! Piango, va bene piango, però in macchina!!!
Quella sera. Arrivo a casa, trafelato come al solito. Doccia, barba, profumi vari, come mi vesto, booooh... Casual? Ma che cazzo vuol dire casual, imbecille, casual mai vestiti decentemente!! OK, senza pensarci troppo jeans puliti e maglietta... Sì quella un po' aderente che piaceva tanto a S., non si sa mai che porti bene... Madonna com'è tardi, come si vestirà lei? Tranquillo, l'ansia finisce alla svelta perché come la vedi quando esce capisci subito, da come è vestita, così ti metti il cuore in pace comunque vada perché io di 'sta ansia qui non ne posso già più. Ma perché perché perché perché... Tranquillo dai, se arrivi sotto casa sua e lei è bella, profumata e scende in un attimo è sicuramente buon segno, poi te la giochi d'istinto sul momento... Dopotutto fino a non troppo tempo fa funzionava quasi sempre... Ci salutiamo sulla sua porta, con casto e formale doppio bacio sulla guancia... Me ne vado, sempre più irrigidendomi nel calcolo delle mie percentuali, ma con nel cuore la promessa di una cena insieme in un locale da decidere. Avevo da tempo adocchiato un ristorantino greco niente male. Il mattino seguente cerco disperatamente di ricordare il nome e incrocio decine di ricerche su Google e Pagine Bianche... Poi ricordo che, nelle estati trascorse in grecia, si mangiava alla TABEPNA, quindi incrocio tavernaandparmaandristoranti e vai... Trovato, non scappa più... Mail d'invito, risposta positiva ma scontata, inizio calcolo percentuali (non quelle di prima, quelle su R.), mi prende l'angoscia... Ma non avevamo detto che non facevi più calcoli su queste cose? Cazzo cazzo cazzo... Noooooooo!!! Ma perché tutte a me... Non le donne intendo, le ansie... E adesso cosa faccio? Imbecille prenota, ormai l'hai invitata. Chiamo, sì due posti ci sono. "Ma è sicuro?". "Senta, me l'ha chiesto lei adesso!!". "Sì sì, naturalmente...". È andata...
E ci sentiamo per mail ogni tanto, diventa piacevole trovare i suoi messaggi pieni di faccette che sorridono nella mia casella di posta. Riusciamo a vederci una sera, a casa sua, la sua casetta nuova. Ricordo ancora la prima impressione nel vedere quei muri caldi e colorati, le foto alle pareti. Ricordo di aver provato una bella sensazione di accoglienza e intimità. Tra i fumi della tisana la notizia che il moroso non c'è più, è finita da poco... E cominci a pensare che verrebbe tutto così bene che è meglio non crederci. E cacci subito via quel pensierino perché capisci che questa è una che fa male, perché in due occhioni così neri e profondi ci si perde, e poi ritrovare la strada del ritorno non è facile, specialmente per me che nelle mie percentuali, ultimamente, sono abbastanza in attivo...
Cos'è la casa... Cos'è la tua casa... Ho consultato il dizionario etimologico, perché le parole come le persone sono cosa viva ed hanno alle spalle una storia che le ha condotte fino a noi, fino all'oggi. Strano, l'etimo di casa è dubbio come per tante altre parole di uso comunissimo. Forse dal kas greco, che significa pelle e quindi indicherebbe le prime capanne, le tende degli uomini antichi. Ma cos'è la casa... Io credo che la casa sia il luogo dove vivo ora, il luogo dove corro la sera, dove sto bene senza bisogno d'altro, dove accogliamo persone celebrando la benedizione dell'amicizia, dove ci riempiamo di attenzioni e cure. La casa, credo, è lo spazio dell'amarsi. E solo ora capisco quanto bisogno abbia avuto di riempire tante mie notti di rumore per coprire il dolore di una casa che si era vuotata, di uno spazio dal quale era andato via l'amore. E la prima cosa che ti viene da dire è grazie, solo grazie... Giobbe, al quale fu restituito il doppio di ciò ch'era stato tolto. Qoèlet, lo spazio tra il tolto e il restituito. Il Cantico dei Cantici, la musica della restituzione. R. ed io, che cantiamo nella nostra casa...
lunedì, febbraio 16, 2004 In un dolce angolino della mia rubrica, sepolto sotto contati del tutto inutili, c'era R. Che, guarda un po', mi risponde con un ciao e un come stai. Avevo fugacemente rivisto R. in una strana serata di ricordi e amici di facoltà, quando ancora ero sepolto sotto la maschera del play-boy da balera. Ma ero riuscito comunque a distinguere una donna bellissima che avevo lasciato ragazza tanti anni prima. Ed ero comunque riuscito ad accorgermi di quella telefonata del moroso, che mi confermava nella teoria che a trent'anni i "buoni partiti" sono già stati da tempo prenotati... Rispondo al suo messaggio con un ciao, un come stai e tre parole in aggiunta. Mi risponde ancora...
Già, Libero ti cambia la posta. Io avevo tranquillamente cestinato il messaggio di avvertimento che il mio server non avrebbe più consentito di gestire le mie mail direttamente da Outlook se Libero non fosse stato contemporaneamente anche l'internet provider... E siccome la mia ADSL è fornita da un altro server, un bel mattino, come tutte le mattine, scarico la posta ma qualcosa non va. Alla fine mi decido a chiamare il numero verde: "Buongiorno, sono Giulia, posso esserle utile?" (ma a voi non viene istintivo dire porcate immonde quando vi si presentano così?). E mi dicono che quello che avevo cestinato non era la solita pubblicità, ma appunto un avvertimento, e, come si dice, uomo avvisato... È la volta buona, mi dico, dato che ho a disposizione alcune caselle di posta elettronica già incluse nel contratto del mio server. Li chiamo, comunico indirizzo e password, dopo 5 minuti mi richiamano: "Dottore, la sua casella è attiva". Seleziona tutta la rubrica e spedisci la notifica del cambio d'indirizzo: e un bel vacaghèr a Libero!!
La passione non è così importante, ti dici... Si fa strada dentro di te la convinzione che la perfezione non è di questo mondo e che la strategia migliore (o meglio l'unica) è di spuntare la percentuale più favorevole. Per me era chiaro che la passione doveva venir naturalmente sacrificata sull'altare di altre priorità: equilibrio, stabilità, dedizione alle bimbe. L'imperativo è non lamentarsi: dopotutto c'è gente che sta sempre un po' peggio di te! E così i mesi scorrono, veloci e un po' tutti uguali. Cerchi di godere delle piccole cose, dei momenti belli con le bimbe o con gli amici, e tieni strette nell'album dei ricordi le memorie di quegli attimi in cui il cuore si fermava e sentivi i brividi dentro... finché Libero non ti cambia la posta!!
venerdì, febbraio 13, 2004 I piccioni, queste simpatiche bestiole, mettono su casa a primavera, così che a primavera Don M. capita più spesso davanti alla porta del mio ufficio ed io più spesso, senza fiatare e con lo sguardo gelido del mercenario, mi alzo e lo seguo. Quel giorno il compito pareva più facile di altre volte, si trattava di ripulire il primo chiostro in uno dei suoi angoli, dove, tra il gancio della grondaia ed il muro, un nemico allegramente stava preparando la sua trincea. Ma sotto quella grondaia si da il caso ci fosse proprio la finestra di Don V., ed in monastero, come in ogni buona famiglia, c'è gente che proprio non si sopporta. E si da il caso che Don M. e Don V. proprio non si possono vedere. Mi apposto, Don M. mi da le ultime solite raccomandazioni, inquadro il bipede nel mirino: è un gioco da ragazzi. Il colpo secco sorprende il piccione austriaco che con un colpo d'ali parte in volo dalla trincea e tenta di scappare in direzione di Vienna, ma non ce la fa, è ferito a morte. Fatto sta che in picchiata si infila dentro la finestra di Don V. e si va a schiantare sulla testa del suo letto. Erano le due di pomeriggio di un caldo giugno, l'ora in cui Don V. da sempre affina l'arte della pennichella monastica. Quando uscì in corridoio grande con le piume tra i capelli e alcune chiazze di sangue sulla fronte, chiamando a raccolta, com'è uso tra i laziali, tutti i suoi parenti defunti, anche quelli alla lontana, io e Don M. eravamo già lontani. In monastero, se un giorno ci capiterete, Don V. racconta ancora agli avventori di quel piccione (austriaco, ma lui questo non può saperlo) che si è suicidato nella sua cella...
Don M., che ha la veneranda età di 93 anni, proprio non riesce a star fermo. Mi ha preso decisamente in simpatia, anzi molto di più. Si può quasi dire che per lui io sia un figlio. Dicevo che proprio non riesce a stare fermo. La sua preoccupazione più grande è l'ordine e la manutenzione del monastero, ch'è grande, molto grande. Don M. proprio non sopporta i piccioni che insozzano col loro strame i chiostri. Intendiamoci, se queste bestiole del Signore nidificassero solo nelle pieghe dei muri intorno agli orti la cosa non farebbe problema. Ma nei chiostri no, lì davvero diventa insopportabile. E poi Don M. è religioso, ma non francescano, e quindi non è tenuto a dialogare più di tanto con gli uccelli. Don M. ha un piccolo fucile ad aria compressa che tiene per i casi di emergenza. Ed una coppia di piccioni che nidifica nei chiostri... beh, se non è emergenza quella! Ci fu un tempo in cui Don M. non sbagliava un colpo, ma ora a 93 anni la mano trema. Quindi tra me e Don M. sussiste un tacito patto, per cui quand'egli appare di fronte alla porta del mio ufficio e sussurra "c'è lavoro per te", io senza fiatare e con lo sguardo gelido del mercenario mi alzo e lo seguo. Compito di Don M., che del monastero conosce ogni più recondito angolo, è quello di stabilire quale finestra sia la più adatta per portare a termine l'operazione "Clean The Cloister", il mio compito, l'avrete capito, è fare il lavoro sporco. Se impiego troppo a premere il grilletto, sottovoce mi sussurra che se tutti sparassero come me gli austriaci sarebbero tornati tutti a casa sani e salvi. Sì, perché Don M. ha 93 anni e per lui la guerra, quella vera, è stata nel '15-'18.
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Una delle occupazioni preferite della mia figlia maggiore è trovarmi la morosa. Ci prova continuamente, spesso mettendomi in imbarazzo. Capita di uscire per una pizza o un cinema con amici, e capita talvolta che ci siano facce nuove o non viste più da tanto. Allora devo sempre stare all'erta, perché la mia piccola canaglia, con fare furbetto, stana le sue vittime. Le avvicina ammiccando e con parole ben studiate, le irretisce con la sua simpatia di bimba e, quando il tempo è quello giusto, se ne esce con la fatidica domanda: "Ma a te ti piacerebbe diventare la amorosa del mio papà?". Le ho chiesto talvolta perché fa così, per cercare di capire. Lei mi ha risposto: "Ma babbo, così dopo non ci pensi più!". Valli a capire i bambini...
Quando si sparse la voce che tra me e M.C. era finita molti si aspettavano un nuovo episodio della mia saga personale, qualcosa come "Chiappe d'oro II: il ritorno!". Non è stato così, io non volevo più quella sensazione di sporco sulla pelle. E poi si continuava a vedersi, ad orari impossibili. Ci siamo comportati come amanti per alcuni mesi, ed era bello e facile perché quando si chiudono fuori dalla porta passato e futuro puoi per quel breve tempo godere solo dell'attimo che stai vivendo. Ma quando mi fu chiaro che quegli attimi che desideravamo vivere facevano male ad entrambi, perché è illusione il pensare che puoi chiudere fuori il futuro, da quel momento dissi no. E mi pesò, mi pesò tanto... I mesi che seguirono furono tra i più soli e belli ch'io ricordi. Non ero solo di solitudine, ma solo in compagnia di me stesso. Riprendere in mano i libri che avevi lasciato sul mobile da leggere, riappassionarsi per cose che avevi quasi scordato... In realtà mai mi sono mai sentito abbandonato in quei mesi, lo capisco solo ora. Incompleto sì, spesso, ma mai abbandonato. E incomincia a farsi strada nella tua testa l'idea che dalla vita non si può avere tutto, l'idea che sei già fortunato per tutti quei tesori che hai, che forse non meriti e che ti hanno già salvato una volta. Dopotutto la passione non è così importante... ti dici... e cerchi di convincertene.
M.C. è stata vita! Mi ha inondato del suo affetto e della sua esuberanza. Furono mesi belli, in cui finalmente mi sono sentito di nuovo desiderato e amato, di nuovo un uomo. Poi i problemi... Io non posso che dirti grazie, grazie di tutto. Dei nostri problemi è meglio ch'io taccia, per ora. Non so perché, ma io sento che un giorno tu leggerai queste parole sincere. Ed è bene che cali il silenzio su ciò che non ha funzionato tra noi, rimarrà segreto nei nostri cuori e tesoro per il nostro futuro. Ma tu leggerai di un uomo che ti dice grazie...
Le persone sono come le vecchie carte degli archivi... La cosa incredibile di certe grandi scoperte storiche è che i documenti su cui si fondano erano lì, in quell'archivio o in quella biblioteca. Erano sempre stati lì, magari arrivatici dopo mille e mille peripezie, ma erano lì su quello scaffale o in quel cassetto. Migliaia di persone vi erano passati a fianco, ma le carte sono mute e parlano solamente a chi ha occhi giusti per leggerle. Così sono anche le persone. Il tesoro della tua vita, la perla preziosa per la quale vale la pena di vendere tutto per comprare il campo sotto cui essa si nasconde ma è sempre stata, è lì, cammina per le strade della città o per i sentieri della campagna, beve caffè nei bar e compra cose sui banchi del mercato. È lì, migliaia di persone la sfiorano ma nessuno ha occhi per capire che non c'è nulla al mondo che valga come quella persona. Thomas More, in Utopia, scrive che Dio nella sua sapienza ha posto le cose davvero importanti davanti agli occhi degli uomini: l'acqua, la terra dalla quale tutto nasce, l'aria. Ha invece messo ciò ch'è del tutto inutile sottoterra: oro, argento, gemme. Ma gli uomini, miopi e stupidi, scavano, scavano, scavano... Il tesoro della tua vita è lì, sul selciato di quella via, al tavolo di quel ristorante. Magari è stato rifiutato e scartato tante volte da miopi e stupidi che non avevano occhi per capire la sua meraviglia, ma se tu hai quegli occhi... E da allora nulla è più come prima. Si apre il sipario, inizia la tua nuova vita...
giovedì, febbraio 12, 2004 Sarà grave? Ci sono pellicole nella storia del cinema talmente tanto idiote che il cerchio si chiude e diventano veri e propri capolavori. Dai, chi di noi (intendo quelli dell'ultima generazione decente, quelli che vedevano Goldrake, Ken il guerriero, Capitan Harlock e così via...) non ha il suo idiot cult movie!! Il mio è Attila flagello di Dio... Dalla prima panoramica sul gruppo di sbabbari dopo pochi secondi di film capisci che non potrai mai più farne a meno. Ora, è successo che mi abbiano prestato non molto tempo fa il DVD, ed è successo che col mio amico del cuore, M., dopo una pizza in compagnia decidiamo di guardarcelo a casa mia. Le bimbe erano con me e nonostante l'ora tarda riescono a rimanere sveglie e guardarne la prima mezzora. Sarà grave? L'idiot cult movie, di cui sai tutte le battute a memoria, ti lascia in bocca un gusto di cose solite, di casa, come quando a Natale mangi i cappelletti e sai che ti piaceranno come niente al mondo anche se tutti i santi Natali mangi sempre i soliti cappelletti. E così ce lo rigustiamo. Solo che la mattina dopo siamo a pranzo dai miei e le bimbe mi chiedono se, uscendo per andare alla macchina, io posso cantare "Pecché secuite me" e loro rispondere in coro "pecché tu sei lo re". Sarà grave? Anche perché la piccola, quando le chiedi se le va di fare questo o quello, risponde, ciondolando la testa, "anco anco". E la grande a scuola disegna Attila e Uraia sui cartelloni (le vengono da Dio!!). Sarà grave? E la piccola, che ieri sera m'ha detto che "li romani tanno tiando toppo a codda"... Sarà grave?
Nelle notti della città è raro vedervi, stelle del cielo, ma ieri era limpido e prima che io e il mio dolore chiudessimo l'ultima finestra sono rimasto a guardarvi. È strano pensare che la vostra luce, così bella, non dice il vero di voi, perché arriva da troppo lontano e quando si regala ai miei occhi può dire solo ciò che eravate anni e secoli fa. Così oggi sono anche i suoi occhi che ho guardato per tanti anni e che oggi scopro più lontani di voi, stelle del cielo, lontani secoli e secoli. Così oggi sono anche i suoi occhi nei quali non ho saputo leggere il dolore, nei quali non ho visto solitudine, nei quali oggi vivono altri orizzonti. Parma, 16 marzo 2002 Al concerto, in prima fila, mi ritrovo quel deficente di D., un essere strano e inquietante che bazzica con scarsi successi le piste da ballo dei latino-americani. Avete presente quelle persone che vi danno l'orticaria e scatenano a pelle una voglia matta di prenderli a schiaffi? A Parma sono con più precisione definiti "facce da culo che consolano", per l'evidentissimo motivo che se in un giorno grigio ti senti giù e non trovi un senso alla tua vita, incontrandoli ne concludi che dopotutto non sei messo così male. Ebbene, D. è al concerto non, chiaramente, per il suo spassionato amore per il padan-rock, ma sulle tracce di M.C. alla quale fa la punta da mesi. Dopo tre minuti che ci siamo salutati lui è già in competizione spietata e mi propone il gioco della verità (giuro che è vero). Il quale consiste nel farci una domanda a testa e risponderci sinceramente. La cosa è talmente tanto idiota e infantile che ci sto... Parte lui: te la sei già fatta M.C.? Guardo l'orologio e gli rispondo: mi dai un tre quattro ore? Sono in macchina con lei stasera. Tocca a me, ma io rinuncio alla mia domanda perché "non saprei proprio cosa chiederti". Fine del gioco. E in effetti quella sera ero in macchina con lei... Ma sapete che il non avere l'automobile in effetti ha i suoi lati sfacciatamente positivi? E poi io sono un ecologista convinto...
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Il giorno dopo mi arriva un messaggio: "la tua carriera da solista sta per cominciare". Mi chiede se voglio accompagnarla ad un suo concerto fuori Parma per parlarne (perché lei è la cantante di un gruppo), e nessun problema se non ho la macchina, mi passa a prendere lei. Alle sette di sera, puntuale come le tasse, è sotto casa mia. E si parte, raccontandoci le nostre vite e sbagliando strada più volte...
mercoledì, febbraio 11, 2004 Ricordo una lunga fila per raggiungere il bancone del self-service dove larghe e bellissime massaie pidiessine distribuivano tortelli e salamini alla griglia. Sono in fila con lei, e non riesco a capire se è talmente appassionata di politica da guardare chi ne parla con trasporto e passione, oppure se la causa di ciò sono io. Salta fuori non so come che suono la chitarra e mi chiede se mi piacerebbe provare per un gruppo di suoi amici, i quali disperatamente stanno cercando da tempo. Io glisso, specificando che solitamente suono semiubriaco (ma anche totalmente ubriaco) intorno alla griglia che sul fiume arrostisce salsicce per i miei amici d'estate e che non sarei assolutamente in grado di farlo da sobrio e per di più davanti ad un pubblico sobrio. Fatto sta che mi chiede il mio numero di cellulare...
martedì, febbraio 10, 2004 Ed è estate, finalmente! Quei giorni caldi e quelle sere lunghe che ti donano pace e piacevoli sensazioni. E, in quel momento, l'idea che tu le debba cercare fuori di te non ti disturba nemmeno troppo! Parma è bellissima agli inizi dell'estate!! I parchi verdissimi, il caldo ancora non troppo afoso. Ed ogni sera, se vuoi, c'è una festa di paese dove mangiare all'aperto, ballare e conoscere gente!! Quella domenica mi passa a prendere il mio amico D. Andiamo a Sala, festa dell'Unità e balli latini, ma prima si passa a prendere M.C., che non avevo mai incontrato prima e che naturalmente è in ritardo... Quindi si beve qualcosa di fresco al bar sotto casa nell'attesa. Quando squilla il cellulare di D. ci alziamo e le andiamo incontro. E quando la vidi per strada nella luce abbagliante del pomeriggio e fasciata in quel vestito non potei non pensare che di gnocche così non se ne vedono molte in giro... Prima di scrivere la frase precedente ho fatto scorrere nella mia testa non meno di una trentina di sinonimi per nulla volgari. Ma non ce l'ho fatta... Sì perché M.C. è gnocca, definitivamente e inconfutabilmente una gnocca come se ne vedono poche. Punto e a capo.
lunedì, febbraio 09, 2004 Giobbe, al quale fu restituito il doppio di quel che possedeva...
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Se tu vacillerai, loro cadranno Dal nulla vi ho chiamato alla vita Il Signore ci dia la sua forza, bambine mie, oggi è paura e solitudine
Mi ripulivo con le mie bimbe, perché non c'è cosa più innocente e linda di un bambino... Chi si ritrova solo e padre ha una strada non semplice da percorrere. E la strada è la ricostruzione della relazione con i propri figli. Sì, perché tutto torna in gioco. Quegli spontanei meccanismi per cui se la piccola cade e si sbuccia un ginocchio è la spalla della mamma che cerca, mentre se il mostro cattivo del film ti spaventa, allora corri dal papà, ebbene questi meccanismi saltano. E tu devi essere tutto per le tue figlie, tutto... Difficile tirocinio quello di non scordarsi nulla nella loro borsa prima di uscire! Sì, perché senza il bavagliolo e con un gelato in mano si sfiora l'apocalisse. E se sei fuori a cena, come fare senza la forchettina di basbanni!?! E questo non è viziarle, no... In quel piccolo arnese tu dici loro che non saranno mai sole, che il loro papà non si scorderà mai, che ci sarà sempre, qualsiasi cosa succeda. E quante cose ti si muovono dentro quando le prime volte ti chiamano mamma, ma tu senti che non stanno facendo nessuna confusione! Quando alle festine di compleanno ti ritrovi a chiacchierare di 3x2 all'Ipercoop e di maledette influenze che ti chiudono in casa i figli imbottendoli di antibiotici... e ti accorgi che gli uomini sono tutti dall'altra parte della stanza a parlare di calcio!! E vaffanculo alle vecchiacce che ti guardano come fossi Aldo Busi!!
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